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Anche i linfociti killer hanno un animo gentile?

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Scritto da Irene Pagnini

Riceviamo oggi la lettera di Amanda Calistri, una giovane studentessa dell’istituto IC Pasquini che non vede suo nonno da un po’, causa restrizioni Covid e la pubblichiamo. Vogliamo condividerla per osservare con gli occhi di una ragazzina il sistema immunitario, per osservare con gli occhi di una ragazzina i numeri della pandemia.

Caro Diario,

sono in ansia. Mio padre ha appena fatto il tampone e sto aspettando i risultati. È strano sentirsi dare del “malato del covid”, è strano sentirsi dire di essere uno dei milioni di infettati, colpevoli della nostra vita bloccata a casa.

Colpevoli, ma perché? Il senso di colpa è una cosa terribile, a seconda del contesto, ma per esperienza personale posso affermare che è una sensazione realmente brutta essere colpiti dal senso di colpa.

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Potrei ringraziare i linfociti helper, per aiutarmi a guarire dai raffreddori che hanno seguito tutta la mia breve vita, ma in questo caso dubito che possano aiutare, a questo punto credo che dobbiamo passare a condizioni drastiche: i linfociti killer.

Mi attraggono molto i linfociti killer, sembrano degli sterminatori proprio come dice il nome, ma credo che possano essere gentili. Adesso spiego: credo che tutte le persone abbiano un lato gentile, proprio come me. Anche i linfociti killer ne avranno uno, se fossero persone credo che mi accoglierebbero a casa loro con una gentilezza infinita, ma se accadesse un episodio pericoloso, magari una guerra, uscirebbero di casa per proteggermi come dei soldati, e farmi sentire al sicuro, protetta, senza paura.

Mi attraggono tanto anche i linfociti memoria, emanano mistero, come degli agenti sotto copertura, vestiti di nero, che scivolano nell’ombra. Hanno anche una memoria lunghissima, per tutta la loro vita si ricordano ogni minimo dettaglio, di ogni episodio.

Ora i linfociti memoria, stanno facendo del loro meglio per ricordare il Covid-19, stanno facendo del loro meglio per escogitare una cura, ma è difficile per noi, per loro, per i dottori, per tutti.

A volte scherzo del fatto che non ce la faremo mai a superare questa pandemia, ma ogni giorno lo scherzo si abbassa e l’ansia sale: ce la faremo davvero? Sopravvivremo tutti, o resteranno davvero solo le persone forti, eliminando dalla specie le persone fragili?

Paura del covid.

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Ecco cosa stiamo provando tutti, dal bambino più piccolo, al signore più anziano.

Le persone anziane sono in pericolo, sono messi peggio di noi giovani, hanno gli anticorpi più “deboli”, loro sono realmente a rischio, sono come una specie protetta, una specie in pericolo.

Non posso vedere più i miei nonni, ciò mi ferisce sia internamente che esternamente, sono più di tre settimane che non parlo con loro a causa del covid.

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La domanda sorge spontanea: li rivedrò mai?

Personalmente, credo che mio nonno sia in pericolo, più delle altre persone: ha un problema al cuore, le sue arterie sono piene di placche. Non conosco molto bene la malattia, ma per quello che ho capito posso affermare che nelle arterie si “blocca” del grasso, delle placche infatti, che impediscono la circolazione del sangue, nel suo caso della grande circolazione. Mio nonno è stato operato qualche anno fa, con successo, ma con questa situazione sono in ansia per lui, dato che è una persona abituale. Abituale nel senso che vuole fare tutte le azioni che ha fatto durante tutti i suoi ultimi 20 anni trascorsi, mettendosi in pericolo, esponendosi al Covid, a volte sembra che proprio non se ne accorga, o che non voglia accorgersene, infatti lo brontolo, ma invano.

Voglio cambiare discorso, voglio parlare di qualcos’altro, il Covid mi fa sentire freddo dentro al corpo, e non serve a nulla l’azione termoregolatrice in questo caso, sento solo freddo percorrere i miei vasi sanguigni: arterie, vene e capillari.

Il Covid si sta impadronendo di noi, ogni minimo argomento è collegato al covid, proprio come i capillari: in ogni parte del nostro corpo arriva almeno un capillare, possiamo quindi dire che i capillari “ci perseguitano”.

Loro sono i più utili, ma vengono molto spesso ignorati quando vengono colpiti, infatti quando ci feriamo il sangue esce a gocce, nulla di preoccupante. Noi tutti dobbiamo preoccuparci invece delle vene e delle arterie, nelle vene il sangue esce lento e costante, di colore rosso scuro, dato che non c’è ossigeno e ha già svolto la sua circolazione, piccola o grande che essa sia, a questo punto il sangue si piena di ossigeno e grazie ai capillari passa alle arterie. Le arterie sono le più pericolose, se quelle vengono coinvolte in un qualsiasi incidente il sangue esce letteralmente a fiotti, di colore rosso vivo, sincronizzato col cuore.

A quel punto ci sei tu, in bilico tra due universi: la vita e la morte. Ho finito le parole, per oggi può bastare, a domani mio caro amico nonno.

Tua, Amanda

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