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Cultura

Il Racconto Scenico: la cultura diventa divulgazione

racconto scenico
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Scritto da Irene Pagnini

Quando la cultura diventa divulgazione e si trasforma in leva di Marketing territoriale: Il Racconto Scenico.

Stiamo vivendo uno dei momenti più complessi della nostra storia: il Covid-19 non solo ha lasciato una striscia impressionante di persone scomparse, ma ha creato negli individui paura, disorientamento, perdita dei punti di riferimento e, per lo più, disagio di fronte a un mondo nuovo ancora da connotare. La cultura è sempre stata, e lo sarà ancora, un acceleratore di evoluzioni emotive e cerebrali, un elemento che stimola pensiero e riflessione, ma soprattutto un meraviglioso pretesto per riaccendere dentro ognuno di noi il desiderio di ripartire, l’autostima e un amore incondizionato per la vita. La rinascenza sarà complessa, ma offrirà incredibili opportunità per tutti coloro che, attraverso fantasia, creatività, pensiero asimmetrico e non convenzionale, riusciranno a mettere a fuoco i nuovi bisogni e le necessità di un genere umano che andrà guidato all’interno di uno scenario del tutto nuovo. Qualunque luogo pubblico può diventare, nel rispetto del social distancing, palcoscenico privilegiato per il “Racconto scenico”, ovvero per narrazioni interdisciplinari che portano la grande arte, legata a temi rappresentati dalla vita e dalle opere di grandi artisti, al pubblico generico attraverso forme divulgative agili, uniche, memorabili e alla portata di tutti.

Il Racconto scenico o live cultural storytelling è una narrazione interdisciplinare che, guidata da una voce narrante (storyteller), mette in scena una drammaturgia legata a un tema affrontato da artisti di ogni epoca oppure alla vita e al pensiero di un artista che ha influenzato lo stile di vita della comunità in cui ha vissuto e, quasi sempre, quelle successive. Il canovaccio è relativamente semplice: ogni disciplina – musica, voce narrante, lettura scenica, performance teatrale – diventa parte di una narrazione, laddove possibile con costumi d’epoca, tessera di uno stesso mosaico, che ha la capacità di trasporre i pubblici in una dimensione che esalta la loro immaginazione. Un racconto scenico è un racconto che si presta a far rivivere un artista del passato, farlo conoscere in modo meno formale e più irriverente, attraverso aneddoti e “leggende” legate alla sua vita, in modo da offrirne una visuale meno scontata e, soprattutto, più accattivante, divertente e forse… più vera.

FRANCISCO GOYA. La violenza delle emozioni

Elaborazione testi, drammaturgia e storytelling Maurizio Vanni. Con la partecipazione di Cataldo Russo, attore (Goya), Irene Passaglia, attrice (Baudelaire) e Francesco Carmignani (violino elettrico).

Durata: 75 minuti

ANDY WARHOL. Born to be Pop

Il racconto scenico in questo caso è supportato dalla proiezione di alcuni dei suoi dipinti più emblematici e importanti. Le immagini sono ufficiali in quanto Maurizio Vanni è biografo riconosciuto dalla Fondazione Andy Warhol (quattro libri dedicati al suo attivo). La narrazione di un genio assoluto e indiscusso della comunicazione e delle arti visive: un personaggio che arriva a New York con pochi soldi e senza sapere cosa avrebbe fatto “da grande”. Il racconto mette a fuoco tutte le tappe emblematiche della sua incredibile carriera: dal successo nel mondo della pubblicità all’invenzione della serigrafia fotografica, dal clamore delle immagini commerciali (Zuppa Campbell, dollari e Coca Cola) al successo con la Factory e i ritratti di Marylin. La tagliente ironia e la sua strategia personale di comunicazione porteranno l’artista americano a ideare la sua famosa Factory all’interno della quale proponeva sperimentazioni di ogni genere. È proprio in questa fucina innovativa che i Velvet Underground e Lou Reed perfezionarono alcuni dei pezzi che li resero celebri. Warhol raggiungerà tutti i suoi obiettivi diventando il primo “business artist” della storia dell’arte.

Elaborazione testi, drammaturgia e storytelling Maurizio Vanni. Con la partecipazione di Cataldo Russo, attore (Warhol), Meme Lucarelli, chitarra acustica ed elettrica (Lou Reed) e un’attrice (Marilyn Monroe).

OSSESSIONE DALÍ

Il racconto scenico parte da una domanda fondamentale senza la cui risposta sarebbe impossibile accedere al mondo creativo di Salvador Dalí: surrealisti si nasce o si diventa? Si viene al mondo con il sacro fuoco dell’immaginazione fervida e di una percezione alterata della realtà oppure è l’esperienza che conduce l’artista a scegliere l’istinto e la libera spontaneità come forma espressiva o di catarsi interiore, di liberazione da opprimenti disagi, o semplicemente come chiave d’accesso a dimensioni altre? Salvador Dalí era noto per la sua arte spontanea, per le sue composizioni imprevedibili, improbabili, impertinenti, provocatorie e perfino oltraggiose, ma sempre in sintonia con il desiderio di indagare quell’oltre tanto caro a Sigmund Freud: “La differenza tra me e i surrealisti è che io sono surrealista”. Certo dell’impotenza della ragione umana, Dalí, che placa nell’“allegoria archeologica” le sue nevrosi e angosce, considera l’arte come espressione dell’inconscio: le sue opere vanno vissute in virtù della sua volontà di mantenere lo spettatore in uno stato di ambiguità della percezione, sbalzandolo all’interno di un universo che associa caratteristiche reali a totali divagazioni eccentriche riconoscibili come tangibili solamente in quelle dimensioni appannaggio del sogno e dell’inconscio. Nella sua vita grande importanza riveste Gala, donna ambiziosa, ambigua, affascinante, manipolatrice e fortemente disinibita che entrerà in modo prepotente nella sua vita completandola ed esaltandone quelle parti oscure che diventeranno chiave indiscussa del suo successo.

Elaborazione testi, drammaturgia e storytelling Maurizio Vanni. Con la partecipazione di un’attrice (Gala), di un attore (Sigmund Freud) e di un musicista.

Durata: 75 minuti

A chi gli chiedeva che cosa fosse il tempo, Sant’Agostino rispondeva: “Che cos’è dunque il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so più”. Senza averne certezza scientifica assoluta, su questa terra ognuno di noi è consapevole che la vita ha un inizio e una fine, ma è altrettanto cosciente che siamo parte di un Tutto (che a sua volta è parte di noi) che ci sovrasta, che ci accompagna in dimensioni prive di riferimenti spazio-temporali convenzionali, che ci fa percepire mondi che il solo senso della vista non sarebbe in grado di mostrare. Potremmo definire il tempo, perciò, come la dimensione nella quale si concepisce e si misura il trascorrere degli eventi che ricadono sotto la sua coniugazione – passato, presente e futuro – e secondo una o più figure geometriche. Non possiamo negare che la percezione che abbiamo del tempo determina il nostro modo di pensare, di essere e di fare: ad esempio, il solo fatto di credere che la nostra vita abbia un tempo limitato, oltre il quale nulla esiste, incide notevolmente sulle nostre modalità di rapportarci ai valori dell’esistenza. La nostra vita si basa su concezioni relative al concetto di tempo. E chi, se non gli artisti, possono raccontare meglio il rapporto tra il tempo e l’uomo?

Elaborazione testi, drammaturgia e storytelling Maurizio Vanni. Con la partecipazione di Andrea Faver, attore (Sant’Agostino e Galileo), di Francesco Bargi, attore (Einstein e Picasso) e di Francesco Carmignani, violinista.

CARAVAGGIO. La trasmutazione della materia

Caravaggio è uno degli artisti che maggiormente si presta a una narrazione scenica: alla forte carica drammatica ed emotiva dei suoi personaggi e alla teatralità delle sue opere, si unisce una vita spesso dissoluta e scellerata trascorsa nelle osterie dei quartieri più malfamati delle città in cui ha vissuto (in particolar modo a Roma). La drammaturgia che coinvolge, oltre allo storyteller, due attori e un musicista, si sviluppa su cinque punti fondamentali per comprendere meglio la sua personalità, l’imprevedibilità, lo stile di vita e il suo genio assoluto. La vita, gli aneddoti, l’abilità artistica, le occasioni perdute, gli attimi di follia, la passionalità e il suo essere cerebrale si incrociano con la proiezione di alcune opere che mettono in evidenza l’evoluzione tecnica, ma anche l’influenza delle sue vicende personali sui suoi soggetti.

La narrazione:

  • I primi anni di vita e l’incontro con il dramma della morte: la peste gli porta via il padre, il nonno e lo zio;
  • La formazione milanese nella bottega di Simone Peterzano;
  • Il trasferimento a Roma, il successo, l’incontro con il “realismo dei quartier malfamati” e la tradizione ermetico-alchemica;
  • Lo studio e la sperimentazione di nuove modalità nel rapporto tra luci e ombre che lo condurrà a rivoluzionare le arti visive;
  • La reazione alla condanna a morte dopo aver ucciso, per futili motivi, Rinuccio

Tommasoni: fughe, cadute, momenti creativi, attimi di gloria, duelli e scontri all’ultimo sangue che lo porteranno alla morte, non prima di aver realizzato “Davide con la testa di Golia” in cui si riconosce il suo ritratto nel volto di Golia e il suo ritratto da giovanissimo nella testa di Davide.

Elaborazione testi, drammaturgia e storytelling Maurizio Vanni. Con la partecipazione di due attori e di un musicista.

Durata: 75 minuti

IL GRIDO DELLA NATURA. L’Arte racconta

Il legame tra arte e natura nasce con il desiderio dell’uomo di indagare l’ambiente che lo circonda. Il rapporto tra uomo e natura, oltre ad essere fonte d’ispirazione artistica ed esistenziale, ha due volti: uno idilliaco e ideale (pace, serenità e meraviglia) con l’essere umano che si sente parte del Tutto; l’altro è conflittuale con l’individuo che si sente estraneo e minacciato dalla natura. La storia tra l’uomo e il Creato è stata raccontata nelle arti visive: dall’Arte rupestre a quella della Grecia antica, dal Medioevo al Rinascimento (Leonardo), dal ‘600 (P. de Champagne) fino alla natura raffigurata come luogo ideale nel ‘700 (Canaletto) o come dimensione che evoca emozioni (Turner), pensieri e stati d’animo nel Romanticismo (Friedrich). Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, la natura dialoga ancora con le persone manifestando la sua imponenza (Monet) e aprendosi a relazioni simboliche ed esoteriche (Munch e Redon). Analizzando i lavori degli artisti più contemporanei si nota un netto cambiamento: l’uomo ha violato il contratto ideale con il Creato e adesso ha iniziato a pagarne le conseguenze. Come spesso succede, sono gli artisti ad esaltare, a prendere coscienza, a preoccuparsi e a suggerire soluzioni per riprendere in mano la nostra terra e fare pace con la natura. Sarà ancora possibile o è troppo tardi?

Elaborazione testi, drammaturgia e storytelling