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Cultura

Dieci piccoli indiani

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Oggi parliamo di Matteo Renzi e di uno dei capolavori assoluti di Agatha Christie, che si basa su una trama che potrebbe essere molto attuale: un gruppo eterogeneo di personaggi, sconosciuti gli uni agli altri, viene invitato da un misterioso anfitrione a passare il fine settimana presso una villa in una remota isola.

Uno per uno, gli ospiti vengono misteriosamente assassinati ed ogni omicidio viene scandito dal macabro rituale della frantumazione di una delle statuette di ceramica posizionate in salotto, raffiguranti dei guerrieri sioux e curiosamente di numero pari a quello degli ospiti.

Sicuri che questa storiella non vi suggerisca nulla? Immaginate che il primo ospite abbia il volto di Enrico Letta, che il secondo abbia quello di Bersani, il terzo quello di D’Alema ed il quarto quello di Conte: forse, la vostra mente si aprirà e dietro alla morte politica di questi personaggi non farete molta fatica ad identificare il ghigno livoroso del “Bomba” e la sua smodata voglia di potere.

Dietro alla facciata del boyscout, del bambino prodigio della politica, la vera natura del personaggio non fa ormai più fatica a rivelarsi e probabilmente è un vero miracolo se questa specie di concentrato di spregiudicatezza ed arroganza, con una faccia tosta da venditore di aspirapolveri, è riuscito per qualche anno ad accreditarsi presso l’italiota medio come lo statista giovane e brillante in grado di salvare il Paese.

matteo renzi

Ma questa è storia di ieri, mezza farsa e mezza tragedia, fra bonus elettorali e aerei presidenziali che raccontano di un Matteo Renzi legato al potere da un rapporto quasi erotico e persino paranoico.

Quello che è più interessante ed attuale, viceversa, è l’aura sinistra del suo sguardo che emerge fra uno “stai sereno” e l’altro, con le teste dei piccoli indiani che cadono una dopo l’altra sul polveroso e logoro tappeto finto cashmere del salotto buono della politica italiota.

D’accordo, adesso mi direte che alla fine sono prevenuto, che con il nuovo governo Italia Viva ha avuto meno ministeri di quelli che aveva avuto prima e che dunque Matteo Renzi è sincero quando dice che ha fatto saltare Conte solo nell’interesse del Paese: lo so, mi aspetto da voi esattamente questa replica.

Ma è possibile, mi chiedo, che non riuscite a riconoscere una super Cazzola da un discorso serio?

matteo renzi

Si, perché in realtà Matteo Renzi i suoi conti li ha fatti. Inizialmente, ha fatto di tutto per favorire la nascita del Conte bis, arrivando persino a spalleggiare lo stolido Zingaretti pur di creare al buio il suo partito personale e raccattare alcuni ministeri; poi, quando ha capito che Italia Viva non ha appeal presso l’elettorato e che non avrebbe avuto la possibilità di sgomitare per gestire i soldi del recovery fund, ha fatto saltare il banco lasciando cadere il velo sul suo piano B, la trattativa segreta ma non troppo che solo le menti offuscate di Zingaretti e dei grillotalpidi non era riuscita ad intravedere dietro l’attivismo dell’uomo di Rignano: nuovo governo Draghi benedetto dalla Merkel, da Mattarella e dai soliti poteri forti, con l’aiuto di Berlusconi e soprattutto del nemico (ma solo in pubblico) Salvini.

Il prezzo da pagare, a latere dell’omicidio politico del dead man walking Conte, è ovviamente la carta d’imbarco sul traghetto governativo per Di Maio ed un plotone di sinistra DEM più Speranza, ma il compenso è l’opa ostile (ovviamente) su Forza Italia, con la prospettiva di acquisire la guida di una forza politica in grado di mantenerlo in parlamento e possibilmente al governo per i prossimi anni.

Cosa volete che sia una poltrona di ministro in più o in meno di fronte alla prospettiva di tornare a galla come i fagioli messi a bollire? Del resto Matteo Renzi cancella le prove del suo operato e si tiene prudentemente un passo indietro quando c’è da ragionare di ministri: tanto, si sa che un ministro in meno porta sempre tre o quattro sottosegretari in più, il che permette di rimettere su una poltrona la Boschi, la Bellanova e Faraone senza che nessuno ci faccia caso, alla faccia dei Grillini scorbacchiati e degli italioti drogati di notizie sulle meravigliose e taumaturgiche qualità del nuovo premier Mario Draghi.

Anzi, con un po’ di culo, magari, si trova anche lo strapuntino per quel rompibip di Scalfarotto, quello che si candida ovunque e non prende mai più del 2 %!

E intanto, fra la soddisfazione di vedere la statuetta di Conte senza testa, ormai matura per la pattumiera, Renzi si consola con un “Casalino chi?”, parla di costo del lavoro con gli arabi e magari confida al telefono che “se Salvini non è un bischero, con questo governo c’è da divertirsi”.

Del resto, come fa a non essere grottesco questo governo tecnico fuori e inciucione dentro? Perché alla fine, se il Paese non ride ma si dispera, non interessa quasi a nessuno e men che meno al Bomba!

matteo renzi

E dunque, alla fine, siamo alle solite: Renzi sa che l’unico modo per vincere l’intera posta, per uno come lui, non è che eliminare tutti i concorrenti, come i piccoli indiani della Christie. In buona sostanza, se non rimarrà nessuno, egli avrà vinto, mentre se qualcuno, alla fine, comprenderà il suo gioco, dovrà ammettere il fallimento del suo piano ed uscire di scena, in modo magari eclatante ma comunque definitivo, proprio come lo spietato assassino della nostra storiella.

Detto ciò, sui giocatori che siedono al tavolo, potremmo anche accettare scommesse, fermo restando che su Zingaretti e Di Maio l’unico dubbio che ho riguarda chi dei due sarà fatto fuori per primo. Per il resto, Berlusconi è già pronto a farsi da parte pur di sistemare le beghe proprie, Draghi è destinato a durare almeno fino a quando l’Europa non avrà sganciato il grano e Calenda è perfetto per condurre in tv un inutile e seguitissimo talk show politico con Di Battista.

Restano Salvini e l’Elevato, che hanno fatto forse il loro tempo e sono per vari motivi vulnerabili, e la Meloni, che però è stata abbastanza furba da non sedersi al tavolo.

Nuovi giocatori cercasi, ma rigorosamente mediocri. Perché se apparisse un giocatore di razza, di quelli che non si impressionano per gli schizzi di sangue di cui è intrisa la politica, per il Renzi Bounty scatterebbero i titoli di coda.

Stefano Del Giudice     

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