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Scarafaggi

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Scritto da Irene Pagnini

La rivista Scarafaggi di Filippo Biagioli è un contenitore di idee, proprio come lo descrive l’autore, che racconta ciò che succede nel mondo e soprattutto quello che viene raccontato e frainteso del mondo sui social network, cercando di restituire valore ad una comunicazione che possa essere più ponderata e costruttiva; in ogni numero vengono, inoltre, invitati ospiti molto speciali che portano nella rivista i racconti dei propri mondi e la arricchiscono ognuno con la propria arte. Abbiamo intervistato Filippo per farci raccontare come è nata quest’idea e alcune curiosità sulla sua rivista.

All’inizio ci ha confessato che facendo già libri rituali, è stato quasi automatico per lui sentire la necessità e la voglia di creare una rivista con una certa cadenza. Si era inizialmente orientato sulle 50 copie esemplari, ma era molto difficile stare dietro a così tante copie originali, considerando che fa tutto da solo. Si è poi stabilizzato sulle 20 copie, mentre adesso ha deciso di rendere il numero libero, ovvero le copie che vengono prenotate sono poi quelle che vanno in stampa come edizioni limitate.

scarafaggi

L’idea di Scarafaggi nasce circa un paio di anni fa, quando su twitter si creò una grande “sollevazione popolare” perché Il Giornale, insieme alla copia del suo quotidiano, “regalava” il Mein Kampf di Hitler. Nacque quindi questa rivoluzione su twitter e Filippo provò una certa curiosità per il fatto che le persone fossero indignate poiché Il Giornale proponeva come allegato il Mein Kampf , ovvero indignate in nome di una libertà che nega di fatto la libertà ad un altro: «Se neghi la storia, non puoi imparare dalla storia».

Decise quindi di andare a comprare Il Giornale e si rese conto che in rete stavano parlando di questo fatto avendolo, in realtà, soltanto immaginato. Infatti, Il Giornale innanzitutto non regalava il Mein Kampf, ma dovevi pagarlo; in più la stampa aveva a corredo una nota di uno storico che ne faceva un trattato geo-politico e insieme vi era anche un altro libro su un corpo armato dell’esercito. Insomma era più (a pagamento) un’iniziativa strutturata su quello che era stato l’andamento geo-politico piuttosto che sull’ideologia nazista. Questa fu per l’autore l’ennesima dimostrazione dei continui fraintendimenti che portano le persone a creare discussioni infondate e assolutamente non contestualizzate sui social network.

Pensò, dunque, che fosse il momento giusto per riniziare a stampare e nacque così l’idea di Scarafaggi. Prende ispirazione da due riviste: una, molto di nicchia, scritta interamente da Edoardo Gori, “Acquario”, che veniva chiamata così perché era un contenitore di idee, nella quale l’autore scriveva una sorta di fantaromanzo con disegni abbinati; l’altra è Ellin Selae, conosciuta all’ inizio della sua carriera, poiché era molto interessato al fatto che ad ogni copia venisse allegato un brandello di disegno originale. A Filippo piacevano sia l’idea del contenitore di idee sia quella della copia originale e le unisce dando vita alla sua rivista.

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Il nome “Scarafaggi” nasce a seguito di una ricerca scientifica: gli scarafaggi sono animali che possono sopportare una quantità di radiazioni, veleni e tantissime sostanze dell’ambiente che per noi risulterebbero tossiche persino in minima quantità; loro riescono a resistere a valori che addirittura sterminerebbero la nostra intera razza. Questo provoca nell’autore un’ idea di resistenza, la quale è un po’ quella cosa che tutti i giorni accomuna tutti gli esseri umani, poiché tutti hanno bisogno di resistere a qualcosa o a qualcuno. Viviamo nel continuo tentativo di resistere o adattarci a qualcosa.

Il secondo fine della rivista riguarda proprio i social network, nei quali manca una sana comunicazione. Infatti, la troppa libertà di comunicazione ha portato a non averne. Nel momento in cui scriviamo qualcosa veniamo subito fraintesi ed inizia inevitabilmente una discussione infondata. Quindi l’idea di Filippo è quella di scrivere un articolo cosicché, se le persone che lo leggono lo trovano interessante e vogliono rispondere oppure obiettare devono prendere carta e penna o la tastiera del computer e mettersi a scrivere. La mancanza di immediatezza spinge così a riflettere e ponderare e la conversazione diventa automaticamente più costruttiva.

 

Per il primo numero (il n° 0) costruì un torchio fatto a mano per stampare da solo le pagine; iniziò con articoli e disegni a corredo e ogni tanto intervallava con poesie o disegni più grandi. Ogni cosa era slegata dall’altra e si potrebbe dire che ogni pagina era a se stante.

Dal secondo numero (n°1), un po’ per la fatica di fare tutto da solo, un po’ perché era interessante avere degli ospiti, invitò un amico che faceva collage, Andrea Mattiello, che fece un disegno originale per ogni pagina. Ogni numero affronta, inoltre, un tema: di solito Filippo usa la pagina originale per affrontare il tema dell’artista ospite. In questo caso fece i collage anche lui.

Nel terzo numero (n° 2) insieme a Veronica Fedi che è una fotografa, affrontò il discorso delle foto. E, Infine, nel quarto numero (n°3) con Nadia Presotto, che è un’acquerellista, si è cimentato negli acquerelli.

L’ultimo numero (4°) che deve uscire è molto particolare: ha invitato Edoardo Gori di “Aquario”, il quale ha creato poesie che ripercorrono un po’ la sua storia. Le novità di questo numero in uscita sono rappresentare dal fatto che non è più tutto scritto da Filippo, ma una parte è stata realizzata da Edoardo Gori, e che inizia la rubrica di un amico, che è un collezionista di libri antichi, il quale ha una cultura smodata e scrive in modo divino: Roberto di Arezzo, che racconta le cose con la classica ironia che contraddistingue i toscani nella rubrica che si chiamerà “Signore, è arrivato l’Aretino”.

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Infine, Filippo ci racconta di come ci sia una duplice influenza tra il suo lavoro e la rivista: «Proprio per questo ho deciso di partire dal numero zero, perché è un tipo di conteggio isoterico che non si può raccontare ma è fondamentale anche in alchimia. Essendo Scarafaggi un contenitore di filosofia-psicologia spicciola da strada, partire dal numero zero era interessante perché richiamava molto il mio lavoro, in quanto nell’arte rituale è tanto presente la matematica. Inoltre, in certi articoli vengono affrontate direttamente alcune tematiche che caratterizzano il mio lavoro, soprattutto per quanto riguarda il simbolismo».

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