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Cultura

Stefano Marrucci e il suo peggior nemico: sé stesso

stefano marrucci
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Scritto da Cinzia Silvestri

Ascoltavo distrattamente la tele, tiggì regionale, quel mercoledì 24 novembre, avanti cena: a Comeana, nel comune di Carmignano (Prato), era ‘stato’ sparato e ucciso Gianni Avvisato, personal trainer di 38 anni, gestore di una palestra nonché cameriere e barman. Una notizia di nera come un’altra, chissà cosa c’è dietro, malavita, droga, regolamento di conti. Conti sempre sporchi. Mi colpisce il nome del presunto omicida considerato molto pericoloso, con una fedina penale lunga un chilometro per reati molto gravi,  spaccio, rapine, omicidi tentati e riusciti. Nel 1987, mentre  mettevo alla  luce mia figlia, lui uccise a Prato per una vicenda sentimentale il boss della mafia catanese Agostino Mirabella. Lui, quello dal nome che colpisce, si chiama Stefano Marrucci, ex giocatore del Calcio storico fiorentino. Secondo gli inquirenti avrebbe sparato e ucciso il 38enne Gianni Avvisato a Comeana.


Gianni Avvisato, nel riquadro, ucciso a Comeana (fonte LA NAZIONE)

Quanti anni sono passati da quei verbali di udienza penale da me sottoscritti pagina per pagina, centinaia di fogli contenenti le trascrizioni con le audizioni di testimoni, avvocati, Pubblici ministeri, Collegio giudicante e imputati, questi ultimi qualora volessero rendere l’esame o dichiarazioni spontanee? Erano gli anni ‘90, i floppy disk avevano lasciato il posto ai dischetti e i CD dovevano nascere, figurarsi le chiavette. S’andava in analogico e in aula c’era un tamburlano obsoleto per mini cassette e cassette VHS per registrare le udienze processuali. La trascrizione era integrale, la bozza veniva stilata con la stenotipia mentre la versione definitiva si depositava entro 48 ore in Cancelleria. Poi sono arrivati ‘Un giorno in Pretura’ e Franca Leosini, ma la vera rivoluzione arrivò col nuovo Codice di Procedura Penale che dava a noi trascrittori giudiziari, sia pur con qualche annetto di distanza rispetto ai telefilm di Perry Mason in bianco e nero (primo canale Rai, radiotelevisione italiana, anni ‘60) il valore del nostro mestiere, poi andato pressochè perduto. Ma non è certo del mestiere per me più bello al mondo che voglio parlare, bensì del personaggio Marrucci, un personaggio che state pur certi non si dimentica.

Manco a farlo apposta, il mio pc storico dove ancora sono archiviati i files di quegli anni è in riparazione proprio in questi giorni. Con calma mi sarei riletta qualche verbale di quel processo contro Stefano Marrucci, con udienze aperte al pubblico, che lo vide protagonista al Palazzo di Giustizia dove lavoravo. Una rilettura a conferma di quello che pensavo già a quei tempi di un uomo che aveva un destino segnato precocemente dalla violenza, che quando arrivava in aula scortato dagli agenti di Polizia Penitenziaria pareva una fiera in gabbia, con un fisico scolpito e un volto neanche tanto segnato dalla delinquenza, come invece talvolta mi è capitato di vedere in certe facce dalla ghigna malvagia. Aveva tuttavia lo sguardo vigile e attento, come a cercare una via di fuga o forse una pietas a cui il suo percorso esistenziale non poteva anelare. Era uno sguardo che guardava ovunque, staccato da quella bocca che sembrava accennare a un perenne timido sorriso, ma non di sfida e neanche provocatorio. Insomma era una faccia che ti diceva: e va beh, m’hanno beccato, m’è andata male. Anche stavolta.

Ed io aggiungo: ai cattivi non va (quasi) mai di lusso.

Al tempo era difeso dall’avvocato Luca Cianferoni, all’epoca del Foro di Firenze, un legale preparatissimo sotto tutti i punti di vista, che dava del filo da torcere all’accusa. Quello di Marrucci era un ‘processone’ perché lui, già condannato a 20 anni di galera, era evaso (siamo nella primavera 1998) e venne acciuffato e nuovamente arrestato un mese dopo a Pistoia, al culmine di un conflitto a fuoco con i Carabinieri.

I fatti inerenti quella fuga furono raccontati e dalla scrivana giudiziaria (che sarei io) debitamente trascritti durante le varie udienze, a colpi di perizie e controperizie (era stato ferito un carabiniere e si ipotizzò fosse stato colpito da fuoco ‘amico’). La fuga tra boschi e campagne di Marrucci pareva degna di un film, ma soprattutto colpì la violenza che aveva caratterizzato la vita di quest’uomo fin dall’infanzia. Io resto persuasa che da piccini siamo crudeli perché senza pregiudizi e ipocrisie, e che il male (così come il bene) sia nel DNA di ciascun individuo ma soltanto l’educazione, la cultura, la consapevolezza, il milieu sociale creano distinguo e portano a scegliere. Tra pochi giorni rivedremo alla tivù “Una poltrona per due” dove il concetto di nascere più o meno con la camicia è splendidamente esplicitato.

Stefano Marrucci
Un dipinto che risale alla novella del 1882 “The Prince and the Pauper” di Mark Twain di cui “Una poltrona per due” è la moderna trasposizione

Marrucci era nato e cresciuto in un posto e con persone che non avevano saputo insegnargli altro che ‘mors tua vita mea’. La sua vita come un romanzo, per dirla col titolo di un celebre film, un romanzo criminale. Ricordo che quei verbali che stavo scrivendo mi parevano la sceneggiatura perfetta di una fiction in più puntate: la sua fuga rocambolesca, ferito e armato, ma prima ancora l’infanzia e la giovinezza buttate al vento della delinquenza. Quando la realtà supera la fantasia: il suo avvocato del tempo ha cambiato clientela e non mi ha meravigliato vederlo nei tiggì nazionali a rendere dichiarazioni in merito alla posizione di un suo assistito tanto celebre quanto temibile e temuto: Totò Riina.

Stefano Marrucci, come suol dirsi noto alle Forze dell’ordine, residente a Firenze, è stato latitante per diversi giorni, ricercato dai carabinieri del Comando provinciale di Prato, messi sulle sue tracce da Andrea Costa, 35enne fiorentino, manovale e imbianchino, che alcune ore dopo il delitto di Avvisato è stato sottoposto a fermo per concorso in omicidio e rinchiuso nel carcere di Prato. Pare che Costa avesse accompagnato con la propria auto Marrucci sotto casa della vittima. Marrucci era evaso dai domiciliari proprio per andare a Comeana. Costa ha poi sostenuto che non era a conoscenza delle intenzioni di Marrucci, al quale era solito fare da autista in cambio di piccole somme di denaro, e di non sapere che fosse armato, essendo stato suo malgrado testimone del colpo sparato con una calibro 9 all’indirizzo di Avvisato, ferendolo a morte all’inguine.

Dopo una dozzina di giorni, Stefano Marrucci, il pericoloso killer di Gianni Avvisato, è stato catturato, presso in un affittacamere dove si era nascosto per sfuggire alla cattura. Per catturare Marrucci, su cui pendeva un ordine di custodia cautelare, le Forze dell’ordine hanno usato granate stordenti durante il blitz. Gli inquirenti infatti sapevano che era armato di una pistola utilizzata per il presunto omicidio del 24 novembre scorso e che anche in altre occasioni non aveva esitato a usare violenza contro le Forze dell’ordine. Sull’arma trovata a Marrucci verranno effettuati accertamenti balistici per stabilire se sia la stessa usata per uccidere Avvisato.

“L’uomo deve rispondere di omicidio aggravato, detenzione e porto di arma da fuoco, evasione dai domiciliari e detenzione di arma e munizionamento da guerra. In casa con lui la moglie e le sorelle, sulle quali ore pende l’ipotesi di favoreggiamento personale. Nelle prossime ore Marrucci verrà interrogato e gli inquirenti dovranno ricostruire cosa sia accaduto il pomeriggio di due settimane fa quando il personal trainer 38enne di origini napoletane è stato freddato nel suo appartamento di Comeana, con un colpo di pistola. Non è escluso, secondo i Carabinieri, che l’omicidio possa essere avvenuto a causa di una partita di droga non pagata da parte della vittima. Sono ancora poche infatti le informazioni sul passato di Avvisato, mentre quello di Stefano Marrucci è piuttosto noto. A legarlo alla vittima innanzitutto c’è la figura del padre del 38enne, con il quale era indagato per aver portato a termine una rapina nove anni fa. Entrambi furono però prosciolti.  Per motivi di droga invece pestò fino a ridurlo in fin di vita un uomo a Firenze, nel 2003. Anche in quel caso si diede alla fuga prima di essere arrestato in Germania. Nel 2011, evaso dai domiciliari, venne intercettato a Firenze dagli agenti della Squadra Mobile e, nella colluttazione con uno di loro, partì un colpo dalla sua pistola che ferì il poliziotto.” Questo riportano le agenzie di stampa: dice che nel comodino presso l’affittacamere gli agenti abbiano trovato i documenti necessari per scappare.

Stefano Marrucci, una vita pericolosamente in fuga, rincorso e acchiappato dal suo peggior nemico: sé stesso.

Cinzia Silvestri

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