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Chiedi chi erano i Beatles (parte seconda)

chi erano i beatles
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Per chi ha letto la prima parte di questa curiosa meditazione, restano in agenda alcune domande piuttosto spinose: perché mai tornare con frequenza quasi ossessiva a scomodare un gruppo con tre buoni musicisti ed un batterista scarso? E perché mai il “truly yours” vi ha propinato un pippone clamoroso su di loro prima di affrontare il vero nocciolo della questione in questa seconda parte? Insomma chi erano i Beatles?

chi erano i beatles

La risposta è semplice. Perché gli stili e la moda passano, mentre la buona musica resta per sempre e non invecchia. E siccome quei 4 di buona musica ne hanno prodotta molta, è chiaro che il loro mito resiste e sopravvive alle mode ed alle epoche, anche se resta l’esigenza di inquadrarlo sotto la sua vera luce.

Si, perché se è vero che i Beatles più famosi ed osannati sono quelli di Yesterday, di Michelle o di Hey Jude, cioè le loro canzoni più pop, la loro grandezza risiede in qualcos’altro. Non ci credete? Ebbene, fermo restando che fare musica pop non è un crimine, per lo meno per chi riesce a farla bene, la vera forza dei Beatles sta ancora oggi nel non essere catalogabili in uno stile preciso, dal momento che nella loro pur breve carriera hanno spaziato e sperimentato come nessun altro, ma soprattutto hanno aperto porte su orizzonti che altri hanno poi valorizzato e sfruttato.

Chiedete ad un critico musicale quale sia stato il primo pezzo heavy metal della storia. “Helter shelter, dei Beatles”, vi risponderà. E che dire di Strawberry fields? Non vi sono in quel brano le armonie poi esplose nel pop elettronico di gruppi come gli Ultravox? Ascoltatevi poi Yellow Submarine. Ascoltatela e riascoltatela. Non avvertite quella giocosità un po’ sgangherata che anima e rende speciale l’intero arrangiamento? Pensateci bene e improvvisamente vi accorgerete che la botola del tunnel del divertimento, quello del Testa Riccia, l’avevano scoperta loro. Ma se non vi basta, ricordatevi che gente come David Bowie, che si fece fotografare in Abbay Road sulla porta del celebre studio di registrazione frequentato dai 4 di Liverpool, e persino gli iconoclasti Clash, quelli di “Should I swtay or Should I go “, hanno sentito la necessità di rendere omaggio a quel gruppo apparentemente molto pop, ma capace di esplorare ed innovare come nessun altro al mondo.

Molti musicisti impiegano una vita per trovare il proprio stile. I Beatles lo hanno trovato in due battute (ovviamente in quattro quarti) ed hanno trovato il tempo di trovarlo anche per conto terzi.

Ecco perché, alla fine, non smetteremo mai di amarli, commemorarli e soprattutto ascoltarli…

Se vi va di rileggere la prima parte della mia rilessione su chi erano i beatles, eccola di seguito…

Stefano Del Giudice 

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