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Il nulla è un fluido con le unghie smaltate

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Come ampiamente previsto, la grande assente alla kermesse sanremese anno 2022 è stata la musica. La musica ed ovviamente i musicisti. Ho già scritto ampiamente sull’argomento, ma se ho deciso di rincarare la dose è solo perché l’esito è stato ancora peggio delle previsioni più pessimistiche, con la solita sfilza di scappati di casa senza arte né parte che, non contenti di esibire una vocalità carente ed una personalità disturbata dall’illusione di sentirsi musicisti, si è messa al servizio del solito mainstream che pretende di spacciare come emancipazione e conquista civile l’esibizione di una estetica apparentemente trasgressiva ma in realtà solo di dubbio gusto.

estetica trasgressiva

Personalmente, per chi ha vissuto gli anni 70 ed 80, tutta questa roba è solo paccottiglia per decelebrati, nel senso che le provocazioni di Elton John o di David Bowie, tanto per citare un paio di nomi, avevano un senso profondo proprio perché la musica che i due soggetti esprimevano aveva contenuti ed una sua forza espressiva: li ascoltavamo ed a nessuno importava quale fosse il loro orientamento sessuale, perché essi erano prima di tutto musicisti e, soprattutto, musicisti di grande valore: pezzi come Heroes ti rimanevano impressi anche se li ascoltavi una volta sola e la conferma del loro valore sta proprio nel fatto che continuiamo ad ascoltarli a distanza di 40 anni, non per nostalgia, ma semplicemente perché ci danno ancora emozioni.

Ma la Corazzata Potemkin sanremese? Nessun motivo capace di rimanere impresso, nessuna vocalità degna di attenzione, nessun tentativo di uscire dall’angolo del banale. Solo estetica trasgressiva: ovvero un fluido con le unghie smaltate!

Solo fluidità gratuita esibita come il green pass obbligatorio per entrare al ristorante, con tentativi non riusciti di scandalizzare sconfinando nella blasfemia, ma rimanendo nonostante tutto invischiati nello squallore di un cattivo gusto da costituzionale povertà estetica.

E poi ci sono, come detto le vocalità, esaltate nel loro lato peggiore dalla impietosa serata delle cover, dove si è permesso di stuprare pezzi di provato spessore con interpretazioni non solo scadenti, ma totalmente irrispettose: ad esempio, non puoi cantare un pezzo col cuore in mano e la schiena dritta come “A muso duro” di Bertoli biascicando come un Vasco dei poveri e non puoi pretendere di emulare Aretha Franklin semplicemente facendo la voce roca. E che dire della cover di My way, pezzo immortale di Frank Sinatra? Quello è un brano fatto su misura per un uomo che sale sul palco con lo spessore di una personalità gigantesca, come appunto era il grande Sinatra e per rifarlo in modo credibile avresti dovuto avere un titano altrettanto possente e carismatico, tipo un Califano degli anni d’oro, non un ragazzo che sussurra le note e sbaglia la pronuncia come se non avesse digerito il corso di inglese in cassette!

Accade così che in questo squallore ti aggrappi ad una cover di Mogol- Battisti cantata come si deve dalla Ferreri con sassofonista (bravo) appresso e il duo Jovanotti Morandi (il primo ai miei occhi insopportabile, il secondo bollito) ti appare come uno slancio di vita e di sano entusiasmo in un panorama di zombie: almeno, loro davano l’impressione di divertirsi mentre cantavano e questo il pubblico lo sente.

E tutto il resto è noia. No, non ho detto gioia.

S. Del Giudice

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