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Maestro Pellegrini x Uau Music

Francesco Pellegrini
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Scritto da Elena Barbati

Dai Criminal Jokers ai The Zen Circus, fino al suo primo album da solista: Maestro Pellegrini si racconta a Uau Music.

A cura di Elena Barbati

Ciao Francesco, benvenuto! Domanda di apertura, quando e perchè nasce il tuo nome d’arte, Maestro Pellegrini?

Il primo a chiamarmi così è stato Andrea Appino durante il tour di Grande Raccordo Animale, la prima occasione in cui abbiamo collaborato. In quel periodo io suonavo il fagotto e lui si divertiva postando dei video mentre studiavo nei camerini e in cui mi chiamava appunto Maestro. Da quel momento il pubblico mi ha conosciuto con il nome di Maestro e così l’ho adottato anche per la mia carriera da solista. Questo però non è l’unico motivo, Maestro fa riferimento anche alla mia formazione accademica.

Un appellativo di tutto rispetto! A proposito di carriera, inizi il tuo percorso a Pisa insieme ai Criminal Jokers, con Francesco Motta, accompagni sul palco artisti del calibro di Nada e Andrea Appino, fino a suonare nella band The Zen Circus nel 2016, diventando così ufficialmente “uno degli Zen“.

Sì, io mi definisco il fratellino minore degli Zen. Sono entrato a far parte della band in pianta stabile quando stava per compiere venti anni di carriera, per cui il mio è un contributo nuovo e giovanile: una ventata di freschezza.

Voltandoti e guardando il tuo percorso fino ad oggi, cambieresti qualcosa o sei soddisfatto dei tuoi passi?

A livello professionale mi sento molto soddisfatto. Quando ero adolescente sognavo di diventare il quarto Verdena, poi sono diventato il quarto Zen Circus e fa ancora più piacere. I sogni che avevo sono riuscito a realizzarli, anche se è proprio del mio carattere non sentirmi mai arrivato. Sento la necessità di cercare ogni volta sfide, stimoli nuovi e di mettermi in gioco: credo che non ci si debba sentire mai troppo comodi nella musica. Sicuramente gli errori nella vita ci sono stati, ma sono convinto che siano anche quelli che costruiscano la personalità. Anche nel mio disco canto degli errori, ma ne parlo come momenti di costruzione di un’identità.

album fragile
La copertina dell’album “Fragile”, realizzata da Michele Stagni.

Quindi da un lato grandi soddisfazioni e dall’altro errori costruttivi: finché due anni fa decidi di intraprendere un progetto da solista. È uscito il 27 novembre Fragile, anticipato da due EP omonimi (vol.1 e vol.2). Intanto ti chiedo una curiosità, che animale è quello rappresentato sulla copertina del disco?

Si tratta di un animale immaginario. Nel disco parlo di animali inventati, appartenenti al mondo della fantasia, che è lo stesso mondo che emerge quando guardiamo dentro noi stessi. Soprattutto nell’arte spesso cerchiamo un linguaggio diverso da quello comune e quindi finiamo per raccontarci attraverso lo strumento dell’immaginazione e della creatività. In copertina ci sono anch’io, intento a guardare questo animale scaturito dalla mia fantasia e che rappresenta il mio mondo interiore. È evidente la contrapposizione tra la mia figura in bianco nero e il mondo interiore molto colorato e tinge la realtà di diverse sfumature.

Un contrasto cromatico tra immaginazione e realtà, quello che emerge in Fragile. Qual è stata l’esigenza per cui è nato questo album?

L’esigenza che dovrebbe esistere dietro ad ogni canzone: raccontarsi e mettersi a nudo. Questo è ciò che ho cercato di fare io quando a trentatré anni ho iniziato a scrivere il disco, senza troppa premeditazione. Il disco ha avuto un lungo percorso, se la scrittura dei testi è stata abbastanza semplice, la parte complicata è stata quella riguardante la produzione. Non tutti sanno che il lavoro più lungo è quello che avviene in studio e a cui non avevo mai partecipato in prima linea come in questo caso: con Andrea Pachetti abbiamo lavorato molto allo studio 360 Factory di Livorno per trovare un suono che fosse mio e che spero ascolterete presto dal vivo.

Tra i brani di questo disco, c’è una canzone di cui Maestro Pellegrini è innamorato?

Essendo il primo album sono tutte tracce a cui tengo molto, ma sicuramente più di altre spicca Francesco, la prima che ho scritto e l’ultima ad uscire. È infatti una bonus track non presente nei due EP, Fragile Vol.1 e Fragile Vol.2 , ma disponibile in rotazione radiofonica da venerdì 18 dicembre. L’ho scritta a Livorno due anni fa, quando vivevo in una casa di Paolo Virzì, che aveva un pianoforte in sala. Si tratta di “una dedica in risposta a un’altra dedica”, una lettera a un amico di sempre (Francesco Motta) che fa capire come solo le canzoni riescano a far emergere le emozioni vere e profonde.

Parliamo di Featuring: tra chi li critica e chi li apprezza, ritengo che siano ottimi momenti di confronto di idee artistiche e di scambio di buona musica. In Fragile è presente Semplice, un brano in collaborazione con Lodo Guenzi de Lo Stato Sociale: un manifesto dei musicisti, delle difficoltà che attraversano.

Io credo profondamente che in un Featuring ci sia la voglia di condividere la propria musica. Nei miei brani ci sono degli amici, delle persone importanti con le quali ho trascorso gli ultimi dieci anni della mia vita. La collaborazione con Lodo è nata a Livorno, quando gli feci ascoltare I Musicisti, di cui avevo scritto la prima strofa dieci anni prima. È l’unico brano che ho recuperato da un repertorio che avevo già da tempo con me. Lodo mi ha incoraggiato a terminarla, così mi è sembrato giusto coinvolgerlo e poi è diventata Semplice.

Invece in Cent’Anni racconti l’inquietudine, le tue fragilità, la solitudine. 

Sì, racconto proprio la sensazione di solitudine e nostalgia che provai nel momento in cui lasciai la mia città, Livorno. Ero consapevole che sarebbe stato un passo importante per me, in quanto abbandonavo le persone a me care e la mia quotidianità. È una canzone che nasconde un’ambivalenza: la solitudine vissuta sia come difficoltà che come ricerca, una ricerca per avere dei momenti di creatività. Canto io che solo non so stare, proprio perchè so che spesso isolarsi è necessario per l’artista per esprimersi, ma non è semplice. È una dedica che faccio a Livorno e alle persone con cui ho vissuto lì per anni. 

cent'anni

Cent’Anni prevede la partecipazione di Giorgio Canali e Andrea Appino. Come nasce questa collaborazione?

Andrea è insito nel significato della canzone, è proprio una di quelle persone di cui ti ho parlato, con cui ho condiviso anni importanti della mia vita. Giorgio invece è entrato nel brano in un modo differente, particolare: abbiamo fatto una data insieme in Lazio lo scorso anno e al ritorno mi accompagnò a casa in macchina. In quell’occasione gli feci sentire i miei provini, aspettandomi il peggio. Gli insulti però non arrivarono (ride, ndr) e così mi venne l’illuminazione di fargli cantare Cent’Anni. C’è una frase ironica che ben rappresenta la sua identità: faremo troppi dischi per campare fino a cent’anni. Giorgio è la dimostrazione che questo può anche non accadere, è un artista in tour da una vita, che ha dato e consumato la sua anima per la musica e continua a farlo.

Un altro titolo che colpisce per la sua densità di significato e profondità è Inattaccabile. Maestro Pellegrini ha capito come difendersi dalla vita, come essere inattaccabile?

Intanto ti dico che il brano è dedicato a mia sorella, una persona a cui sono molto legato. Iniziai a scrivere Inattaccabile attraverso suggestioni e immagini della mia infanzia, ma andando avanti mi resi conto che stavo raccontando momenti in cui inevitabilmente era presente anche lei. Così ho scritto del nostro rapporto, un legame fortissimo di due persone che vivono a distanza da una decina di anni e che non condividono più la loro quotidianità. Nel video emerge anche come la distanza in realtà non renda invisibili delle somiglianze così nette come quelle tra fratelli. Per quanto riguarda l’essere inattaccabili bisognerebbe non sbagliare mai, ma questo non è proprio dell’essere umano.

Una domanda sul panorama musicale italiano attuale: tra artisti affermati ed emergenti, c’è ancora spazio per nuova buona musica oppure ci troviamo di fronte ad un contesto saturo?

L’arte e la musica in particolare è sempre riuscita ad evolversi, a cambiare nella storia. Ha superato ogni momento di difficoltà, per cui credo che non ci troviamo di fronte a un contesto né saturo né privo di contenuti. Penso però che davanti a un evento storico come questo, necessariamente qualcosa cambierà.

Che definizione ci darebbe Maestro Pellegrini della parola Indie? Un termine di cui troppo spesso si abusa e che definisce un genere di cui ancora non sono stati definiti bene confini e contorni.

Indie viene dalla musica indipendente degli anni Novanta, dopodiché c’è stato un grande fraintendimento su questo termine. Se serve per etichettare una categoria ben venga, anche se io ho studiato classica, suono rock e adoro qualsiasi stile musicale, per cui non amo la divisione dei generi.

Concludiamo la chiacchierata con la nostra domanda UAU: un sogno nel cassetto, un’esperienza che vorrai fare in un futuro prossimo o lontano.

Fare un altro disco dei Criminal Jokers! (ride, ndr)

maestro pellegrini

Ciao Francesco, buona musica!

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