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Siamo tutti figli del punk

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C’era una volta il punk, è passato e forse tornerà. Non tanto per la questione dei corsi e ricorsi storici, ma forse proprio perché il disagio dei tempi esige nuove provocazioni, nuove forme di iconoclastia ed un nuovo situazionismo.

Fra scampoli di rap, trap, Lauri raglianti e Sfere arrugginite, saluterei con interesse un nuovo Johnny Rotten, un nuovo ‘I hate’ scritto ed urlato di tutto cuore. Saluterei con gioia, inoltre, una nuova epoca di sperimentazione, l’idea di raccontare quello che c’è in giro fra la strada ed il malcontento della gente.

Tutto questo, oltre tutto, ammettendo che il punk non è esattamente il mio genere preferito, ma semplicemente il linguaggio musicale che potrebbe raccontare la contemporaneità meglio di qualsiasi altro. E poi, diciamolo, come non ricordare la portata innovativa e l’eredità musicale di quella maledettissima stagione?

Ecco, forse davvero c’è bisogno di un bel calderone di sperimentazione, di eccessi, di kitsch, di brutto e di distorto, magari per ricordarci che bisogna distruggere e dissacrare per poi ricostruire un linguaggio musicale nuovo e riconsacrarlo. Avremmo mai avuto i Clash ed i Mano Negra senza i Sex Pistols? Ed avremmo avuto il pop elettronico dei primi anni ottanta senza i Landscape? Sinceramente, credo di no. Credo invece, senza paura di sbagliare, che di questo spirito di ribellione proprio del punk, di questa urgenza di rompere la monotonia del banale imperante, ci sia assoluto bisogno.

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Sex Pistols

Dobbiamo tornare a pensare, insomma, ma anche a suonare e gridare, a costo di sbattere in faccia alla gente la provocazione di una chitarra scordata: è l’urlo di un’epoca problematica, in cui le giovani generazioni sentono lontane le costruzioni dei classici del rock ed hanno bisogno di poetiche semplici per raccontare i tempi che stiamo vivendo. Ecco perché, alla fine, mi aspetto che qualcosa accada, che fra tanta banalità ed insipienza torni la consapevolezza che da cinquant’anni a questa parte siamo tutti figli della stessa crisi, la crisi irrisolta di un mondo occidentale ormai troppo finto per essere vero: ci piaccia o no, siamo tutti figli del punk.

Sigue, Sigue, Sputnik.

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