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Robbie Williams a Firenze Rocks: la redenzione di un entertainer

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Scritto da Daria Derakhshan

Sabato sera, al Firenze Rocks, non ho visto semplicemente un concerto di Robbie Williams. Ho visto Robbie Williams. Tutto intero. Il cantante, il performer, il ragazzo degli anni Novanta, l’ex Take That, la popstar sfrontata, l’uomo fragile, quello eccessivo, quello ferito, quello che ha attraversato una vita complicata e oggi sembra aver trovato una forma di pace con se stesso.

E forse è proprio questo che rende Robbie Williams ancora così potente dal vivo: non è mai stato soltanto una voce, né soltanto un catalogo di hit. È un personaggio nel senso più alto del termine. È uno che entra in scena e sa esattamente come tenerti lì, con gli occhi addosso. Ti diverte, ti provoca, si prende in giro, si gonfia il petto, poi un attimo dopo si scopre vulnerabile. È spocchioso e tenerissimo, teatrale e umano, pop e rock, swing e confessione. In una parola: entertainer.

Robbie Williams a Firenze Rocks: la redenzione di un entertainer

Da fan, è stato impossibile non sentirsi travolta. Robbie ha toccato tutto il repertorio che ci si aspettava e che si sperava di ascoltare: l’energia di Let Me Entertain You, la leggerezza sfacciata di Rock DJ, l’emozione collettiva di Feel e Angels. Ma il concerto non è stato solo una celebrazione nostalgica. Non era il solito “best of” da grande star internazionale.

Era un viaggio dentro tutte le sue sfaccettature

Ci sono stati i medley, gli omaggi alla musica pop e quei momenti più rock che ricordano quanto Robbie sia sempre stato più poliedrico di quanto spesso si racconti. Ridurlo al Britpop, agli anni Novanta, ai Take That e alla storia della “vita sregolata” sarebbe troppo facile. Certo, quel passato esiste. Anzi, è parte del suo mito. Ma è anche il materiale emotivo che lui ha trasformato in canzoni, presenza scenica, racconto. Quello che un tempo sembrava eccesso oggi appare come bagaglio. E sul palco di Firenze quel bagaglio lo ha portato con una lucidità nuova.

Uno dei momenti che ho amato di più è stato il richiamo al suo lato swing. Robbie Williams ha sempre avuto una naturalezza particolare nel maneggiare quel repertorio: Swing When You’re Winning resta uno degli album che più raccontano la sua capacità di uscire dalla gabbia del pop puro e misurarsi con un immaginario più classico, da grande showman. E quando ha cantato New York, New York, per chi ama Frank Sinatra è stato inevitabile pensare a quanto Robbie sappia abitare quel mondo senza imitarlo. Ha una voce strepitosa, ma soprattutto ha il senso della scena: sa quando spingere, quando sorridere, quando trasformare una canzone in un piccolo numero teatrale.

Poi c’è stata l’emozione. Quella vera, non costruita. In particolare nel momento di My Way, brano che per me porta con sé anche l’ombra affettuosa del rapporto con suo padre, Pete Conway. Un rapporto complesso, segnato dalla distanza, dal ricongiungimento, dall’amore e da quel filo musicale che nel tempo li ha uniti anche sul palco. Sapere che oggi suo padre sta affrontando una malattia importante rende tutto ancora più toccante. In quel momento non ho visto solo la star che canta un grande classico: ho visto un figlio che sembra portarsi dietro un ricordo, una gratitudine, forse anche il desiderio di conservare intatto un pezzo di passato in cui suo padre stava bene.

Ed è qui che Robbie Williams mi ha colpita di più. Non nella perfezione, ma nella verità. Ha parlato con il pubblico, ha raccontato aneddoti, ha giocato, ha fatto ridere, ha emozionato. È stato ironico, irriverente, coinvolgente. È stato esattamente quello che mi aspettavo e, allo stesso tempo, qualcosa di più: un uomo tornato dalla propria redenzione, capace di guardare la sua storia senza esserne più schiacciato.

Vederlo a Firenze, nella mia città, ha aggiunto un’emozione personale. Era tanto tempo che pensavo: quando verrà, dovrò esserci. E esserci stata ha avuto il sapore delle cose attese a lungo e finalmente vissute. Perché Robbie Williams dal vivo non è solo un concerto: è uno spettacolo totale. È memoria, voce, teatro, confessione, pop, swing, rock, autoironia e cuore.

Sabato sera Robbie Williams non ha semplicemente intrattenuto Firenze.
L’ha conquistata. Da vero, grandissimo entertainer.

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