Una grande mostra dedicata a una delle figure più importanti della fotografia italiana del
secondo Novecento (fino al 7 febbraio 2027)
La vita straordinaria di Letizia Battaglia raccontata attraverso oltre 200 immagini:
dai celebri reportage sulla mafia alle feste religiose,
dai volti della Sicilia agli aspetti più intimi e poetici della vita quotidiana.
Dopo le precedenti tappe allo Château de Tours, al festival Les Rencontres d’Arles e al Museo
Civico San Domenico di Forlì, arriva a Torino la grande mostra dedicata a Letizia Battaglia,
curata da Walter Guadagnini, realizzata in coproduzione con Jeu de Paume e in collaborazione
con l’Archivio Letizia Battaglia. Attraverso oltre 200 fotografie, la mostra ripercorre
cinquant’anni di attività, dal 1970 al 2020, restituendo la complessità di uno sguardo che ha
raccontato Palermo e la Sicilia senza mai fermarsi alla sola cronaca.
Il percorso prende avvio dagli esordi tra Palermo e Milano, alla fine degli anni Sessanta e nei
primi anni Settanta, quando Battaglia si avvicina alla fotografia lavorando per riviste e
confrontandosi con un ambiente culturale vivace e politicamente impegnato. Sono anni in cui
realizza ritratti e immagini legate alla vita sociale e culturale, come il ritratto di Pier Paolo Pasolini
al Circolo Turati di Milano del 1972, costruendo progressivamente uno stile diretto e personale.
Nel 1974 torna a Palermo e inizia a collaborare con il quotidiano L’Ora, dove nel giro di pochi anni
assume la direzione del servizio fotografico. È soprattutto attraverso il lavoro per il giornale che
prende forma il suo lungo racconto della città: una fotografia profondamente legata alla realtà e
alla necessità di documentarla, ma capace allo stesso tempo di cogliere la dignità, l’ironia, l’affetto
e la vitalità delle persone.

È però il racconto della mafia a rendere il lavoro di Battaglia un documento di straordinaria
importanza per la storia italiana. Negli anni Settanta e Ottanta la fotografa registra l’escalation della
violenza e il progressivo intreccio tra mafia e potere politico, lavorando spesso insieme a Franco
Zecchin. Le sue immagini degli omicidi, dei luoghi della criminalità e dei protagonisti della vita
pubblica restituiscono la dimensione di una stagione in cui la violenza mafiosa diventa sempre più
pervasiva. Tra gli scatti più celebri, i ritratti di Boris Giuliano e Leoluca Bagarella, così come
l’immagine di Sergio Mattarella accanto al corpo del fratello Piersanti, testimoniano la capacità
di Battaglia di trasformare la fotografia di cronaca in una forma di denuncia civile.
Il percorso prosegue attraverso gli anni Ottanta, durante i quali Battaglia documenta gli omicidi,
ma anche le figure politiche e istituzionali coinvolte nella vita della città, fino al maxiprocesso del
1986 e agli anni che conducono alle stragi del 1992. Dopo Capaci e via D’Amelio, il rapporto con la
fotografia di cronaca cambia profondamente: la lunga esposizione alla violenza e alla morte porta
Battaglia ad abbandonare progressivamente il lavoro di attualità per dedicarsi ad altre forme di
impegno politico, culturale e sociale.
Parallelamente, negli anni Ottanta Battaglia fotografa i diversi volti della città, dalle periferie agli
ambienti della borghesia e dell’aristocrazia, dalle strade ai luoghi di incontro e di svago. Sono
immagini in cui convivono povertà e ricchezza, impegno politico e tempo libero, accanto ai ritratti di
giovani donne, intellettuali e personaggi della cultura, tra cui Goffredo Fofi, Mauro Rostagno,
Leonardo Sciascia e Renato Guttuso.
Un nucleo importante è dedicato alla Real Casa dei Matti, l’istituto psichiatrico di Palermo: le
fotografie realizzate al suo interno documentano una realtà segnata dall’emarginazione e dalle
condizioni disumane degli ospedali psichiatrici, ma sono anche il risultato di una relazione diretta e
profonda con le persone ritratte.
Un’altra dimensione fondamentale della ricerca di Battaglia è quella delle feste religiose,
osservate come momenti collettivi in cui la comunità si riconosce e l’identità del territorio si
manifesta attraverso rituali, corpi, gesti e folle. In queste immagini il suo sguardo si muove dalla
dimensione individuale alla scena corale, restituendo l’energia e le diverse tonalità – dal grottesco
al drammatico, fino al lirico – delle celebrazioni siciliane. Ne sono un esempio gli scatti del 1985
dedicati ai Misteri pasquali di Collesano e quelli di Trapani del 1989.
Il lavoro di Battaglia si estende anche oltre i confini della Sicilia. Nel 1985 riceve, ex aequo con
Donna Ferrato, il W. Eugene Smith Fund Grant in Humanistic Photography, importante
riconoscimento internazionale che le permette di proseguire la propria ricerca in diversi Paesi.
Dalla Turchia all’Egitto, dalla Russia alla ex Jugoslavia, dalla Romania agli Stati Uniti, dalla Scozia
alla Groenlandia, Battaglia continua a rivolgere l’attenzione soprattutto alle persone comuni, ai
bambini e ai giovani, come nel ritratto di Lizzie in uno shelter nella 47th a New York del 1985,
ritrovando anche lontano da Palermo temi e situazioni capaci di entrare in dialogo con il suo lavoro
siciliano.
Dopo il 1992, Battaglia amplia ulteriormente il proprio campo d’azione, dedicandosi all’attività
politica e culturale e fondando riviste come Grandevu e Mezzocielo. Nel 2017 apre ai Cantieri
Culturali alla Zisa il Centro Internazionale di Fotografia, continuando a sostenere la fotografia
come strumento di conoscenza, partecipazione e trasformazione. Anche negli ultimi anni il suo
sguardo torna a concentrarsi sui giovani, sul cambiamento della mafia e sulla rappresentazione del
corpo femminile come spazio di autonomia e libertà.
Il percorso è arricchito da 22 riviste alle quali Battaglia ha collaborato – e che in alcuni casi ha
fondato e diretto – e da un docufilm dedicato alla sua vita “Amore Amaro” per la regia di
Francesco G. Raganato (2012).

Letizia Battaglia nasce a Palermo il 5 marzo 1935. Nel 1969 inizia a collaborare in qualità di giornalista
per il quotidiano L’Ora di Palermo, sperimentando per la prima volta l’utilizzo della macchina
fotografica.
Nel 1971 raggiunge il fotografo Santi Caleca a Milano dove fotografa per il settimanale ABC e le riviste
Le Ore, Homo, Duepiù e Vie nuove. Nel 1974 Letizia e Santi ricevono dal giornale L’Ora la proposta di
occuparsi dei servizi fotografici e decidono di tornare a Palermo. Dal 1976 al 1991 Letizia affronta il
lavoro del giornale L’Ora affiancata da Franco Zecchin, con il quale fonda il gruppo Informazione
Fotografica e il Laboratorio d’IF. Per la sua militanza nell’antimafia, nel 1977 co-fonda il Centro siciliano
di documentazione Giuseppe Impastato insieme a Umberto Santino, Anna Puglisi, Franco Zecchin e
altri. Tra gli anni Settanta e Ottanta frequenta il corso di regia della scuola teatrale Teatés, diretta da
Michele Perriera, e dirige spettacoli e laboratori teatrali all’ospedale psichiatrico di Palermo.
È la prima donna europea a ricevere nel 1985 a New York il W. Eugene Smith Fund Grant per la
fotografia sociale, ex aequo con Donna Ferrato. Nel 1986 Letizia Battaglia sente l’esigenza di dedicarsi
alla politica e nel 1987 diventa assessore alla Vivibilità Urbana nella giunta di Leoluca Orlando e nel
1991 è deputato regionale. Nel 1992 con l’assassinio dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino
decide di non volere più fotografare crimini mafiosi. Letizia Battaglia sperimenta anche il ruolo di
editore: nel 1986 fonda il mensile di cultura e politica Grandevu – Grandezze e bassezze della città di
Palermo, nel 1991 co-fonda con Simona Mafai e altre donne Mezzocielo – bimestrale pensato e
realizzato da sole donne e nel 1992 la casa editrice Edizioni della Battaglia.
Nel 2007 riceve il Dr. Erich Salomon Award dalla Deutsche Gesellschaft für Photographie di Colonia.
Nel 2009 viene nuovamente premiata a New York con il Cornell Capa Infinity Award. Viene segnalata
per il Nobel per la Pace dal Peace Women Across the Globe. Nel 2017 fonda a Palermo il Centro
Internazionale di Fotografia ai Cantieri Culturali alla Zisa e lo dirige fino alla fine dei suoi giorni. Nel
2021 fonda insieme ai nipoti Matteo e Marta Sollima l’Associazione Archivio Letizia Battaglia con
l’obiettivo di promuovere e tutelare il suo lavoro.
Letizia Battaglia si spegne nella sua casa di Palermo il 13 aprile 2022 circondata dall’affetto dei suoi
cari.
La cura del suo archivio è affidata all’Associazione Archivio Letizia Battaglia.