Intervista a Elena Polvani make-up & hair artist
Che cosa c’è dietro un evento, la realizzazione di un film, di uno spettacolo? La parola cinema da sempre suscita interesse, anche per i meno appassionati, perché la settima arte ha sempre saputo affrontare ogni tipo di argomento, sotto ogni forma, lungometraggio, cortometraggio, documentario, animazione o quant’altro, e questo lo abbiamo detto e ridetto più volte. Allo stesso tempo però, vogliamo capire, nel modo più adeguato, che cosa ci vuole per realizzare tutto questo. Non diamo il giusto valore a quello che viene chiamato staff tecnico, partendo da trucco, parrucco, scenografia, costumi etc.. Chi si occupa di tutto questo con la propria competenza e professionalità rende unico ogni lavoro, che sia cinematografico, teatrale, televisivo o di ogni altro genere artistico.
Questo è stato uno degli argomenti dell’intervista durante la diretta di MAI VISTI ALLA RADIO ad Elena Polvani, make-up & hair artist, una giovane artista si, ma già con un curriculum di tutto rispetto!

Elena Polvani: teatrante amante del profumo del sipario
Prima di conoscerla professionalmente ciò che mi ha colpito sul suo conto è ciò che dice per definirsi: “Sono una teatrante. Amo la polvere dei piccoli teatri, il profumo del sipario.”. Con questo riesci a capire l’amore che ha per il proprio lavoro, insieme alla competenza, e lo si nota quando si parla con lei e si capisce pienamente il suo valore professionale ed umano.
Tra i tanti film da abbinare alla chiacchierata con Elena Polvani ho pensato a “Il diavolo veste Prada” un film del 2006 diretto da David Frankel, il cui soggetto è tratto dall’omonimo romanzo di Lauren Weisberger.

Il film è un trionfo di eleganza, con una cura maniacale per i dettagli, il trucco e un uso sapiente dei costumi. Ogni abito, ogni accessorio, è scelto con attenzione per riflettere le personalità dei personaggi e il mondo di alta moda in cui si muovono.
A distanza di venti anni possiamo considerarlo ancora attuale e fruibile come alla prima visione. È una commedia, certo, ma con un buon ritmo e un messaggio finale non di poco conto.
TRAMA
Andrea “Andy” Sachs giunge a New York dopo la laurea e trova lavoro come assistente di Miranda Priestly, direttrice di una delle più conosciute riviste di moda. Un posto da sogno, se non fosse per il carattere del suo capo, che sa renderle la vita un inferno.

RECENSIONE
Questa pellicola offre uno sguardo satirico nel mondo della moda, esplorando temi come il sacrificio personale per la carriera, l’identità e l’equilibrio tra lavoro e vita privata.
Un film che, pur facendo parte del genere commedia leggera, riesce a lasciare una riflessione più profonda sul mondo contemporaneo. È una pellicola che non solo intrattiene, ma invita anche a riflettere sulle scelte che facciamo nella vita e sul prezzo che paghiamo per raggiungere i nostri obiettivi. Con una regia brillante, un cast di talento e una storia avvincente, è diventato un classico del cinema moderno, apprezzato tanto dagli appassionati di moda quanto dal grande pubblico.
Inutile dire che fashion e beauty sono due elementi importantissimi del film, ma il Diavolo Veste Prada si può ormai considerare un cult dei primi anni 2000.
Da brutto anatroccolo a icona di stile: Andy/Anne Hathaway, la sua frangetta ed il suo modo intraprendere la professione di giornalista sono entrati nella storia.
Che cosa possiamo dire di Miranda/Meryl Streep? Il suo look e la sua eleganza hanno letteralmente avuto la meglio per tutto il film, in particolare i capelli bianchi diventati un trend raffinatissimo.

Questo personaggio è ispirato ad Anna Wintour, la leggendaria direttrice di Vogue, che ha detto di aver indossato Prada quando è andata a vedere il film, sottolineando la sua approvazione implicita.
Per quanto discutibile possa sembrare, il messaggio più interessante del film è: se fai un lavoro, qualunque esso sia, devi farlo al massimo livello, anche e soprattutto se costa tempo e fatica, e indipendentemente dal fatto che il tuo capo sia o meno una carogna; la prima ricompensa sarà proprio la coscienza di aver fatto un gran lavoro, e il riconoscimento prima o poi arriverà. La vita non è tutta rose e fiori e sul lavoro è meglio capirlo subito.

Una colonna sonora briosa, che contribuisce a creare l’atmosfera frenetica del mondo della moda. Le ambientazioni nell’affascinante New York aggiungono ulteriore fascino al film, con scene girate in luoghi iconici come il Met e Bryant Park.
Una delle rare eccezioni dove il film viene giudicato come un prodotto valido e qualitativamente superiore al romanzo da cui è tratto.
Possiamo considerare questa pellicola una critica sottile ma penetrante all’industria della moda, evidenziando come l’apparenza e il successo lavorativo possano influenzare negativamente la vita personale e le relazioni interpersonali.