In un’epoca che divora immagini a ritmo compulsivo, Rollbox sceglie la lentezza come atto politico e poetico. Nato da un’intuizione di Antonio e Niccolò, questo progetto indipendente riporta la fotografia analogica nei gesti quotidiani, attraverso una rete di drop-box urbane pensate per sviluppare, stampare e digitalizzare rullini.
Ma Rollbox è molto di più di un servizio: è un invito a rallentare, a osservare, a tornare a un rapporto fisico con l’immagine. In questa intervista, ci raccontano cosa li ha spinti verso la pellicola, come hanno costruito una comunità attorno a un’idea apparentemente controcorrente, e perché oggi, proprio oggi vale la pena tornare a scattare su pellicola.

Cosa vi ha fatto avvicinare al mondo della fotografia analogica in un’era digitale?
Siamo cresciuti entrambi in ambienti dove la fotografia analogica era presente, in modi differenti, ma l’abbiamo toccata. Più che avvicinarci si potrebbe dire che non ce ne siamo mai allontanati. Siamo vicini all’analogico da prima che il digitale facesse la sua comparsa, e il legame ha continuato a consolidarsi forse anche grazie al digitale che, nel suo sgretolare la materialità del negativo e la manualità del mestiere di sviluppatore e stampatore, ci ha mostrato ancor più il valore racchiuso nello scatto in pellicola.
Ci siamo incontrati nello studio di Sandro Michahelles, a Firenze nel quartiere di San Niccolò, e subito abbiamo sentito che qualcosa inerente alla fotografia ci accomuna: rallentare, materializzare e interelazionarsi.
Rollbox: l’elogio della lentezza
Il Tempo analogico è differente. Lento. Più lento. Dalla preparazione, allo scatto, al lavoro in camera oscura. Oggi è anacronistico, data la rapidità di fruizione delle immagini. Nonché l’acquisizione. Il negativo, la matrice, richiede ogni volta molta concentrazione e ci insegna il prendersi cura, lo stare nel momento. Così possiamo ridare al tempo quella dimensione di lentezza che nell’era digitale accelera continuamente e noi a maggior ragione torniamo in camera oscura o carichiamo una pellicola in macchina e rallentiamo.
Ci aiuta in questo il piacere di raccogliersi in uno spazio diverso, buio, silenzioso, in cui non sono più gli occhi per un po’ a governare il processo ma gli altri sensi. Si crea un rapporto più intimo con la luce, la si tocca quasi, come durante il processo di stampa in cui si maschera e si brucia. Il lavoro in laboratorio si fa tramite un contatto materico: si misura, si pesa, si versa, si mescola, si agita, si aspetta e infine si valuta. Un vero e proprio lavoro riflessivo.
Infine la relazione che si instaura con il Fotografato è più salda; certo ci deve essere una certa predisposizione emotiva nel momento dello scatto, è come interrogare qualcosa, è cercare una relazione tra sé e il mondo esterno. Il confine tra dentro e fuori è uno spazio da esplorare, e anche qui ci vuole tempo. Succede così di ritrovare nel Fotografato molto di più del momento ritratto, un vissuto racchiuso che va oltre il banale ricordo nostalgico del passato. In questo senso sentiamo che qualcosa si sta perdendo se consideriamo che stiamo assistendo a un cambio di paradigma in cui le fotografie non si fanno, bensì si generano. Qualcosa più vicino al divino che all’umano.

Come avete scelto le location delle vostre drop‑box e qual è stata la reazione più sorprendente da parte della comunità locale?
Siamo partiti dai luoghi che conoscevamo e frequentavamo, e dalle persone che hanno accolto e appoggiato sin da subito la nostra idea. Abbiamo osservato bene la mappa di Firenze e scelto delle zone vive e frequentate. Poi, come spesso accade, il passaparola ha fatto il resto: nuove proposte, nuove cassette, nuovi angoli della città.
Le Rollbox hanno suscitato reazioni contrastanti: curiosità e indifferenza. Riguardo la prima non v’è molto da dire: vederci montare cassette postali, oggi giorno che è in atto uno smantellamento di queste, ha fatto sì che qualche passante e non solo ci chiedesse cosa stessimo facendo, e quindi ci ha dato modo di spiegare il nostro progetto. Per contro abbiamo notato che, nonostante fossero posizionate in punti ben visibili e di passaggio, molte volte risultassero invece quasi invisibili; ci siamo chiesti se fossero poco evidenti oppure se il motivo fosse piuttosto da ricercare nel fatto che oggi molti di noi hanno perso quella disponibilità alla curiosità e alla novità avendo tutto a portata di mano e subito. Certo ci aspettavamo che non si comprendesse subito cosa fossero queste Rollbox, ma è stata un’occasione per ripensare che oggi è un sintomo sempre presente, quello della distrazione, camminiamo ma non guardiamo, ci isoliamo e non ascoltiamo, corriamo nei nostri pensieri invece di passeggiare nelle strade.
Vaghiamo con uno sguardo assuefatto e addormentato, e così tante cose ci passano davanti e non ce ne accorgiamo

Qual è la sfida più singolare che avete affrontato nel mantenere qualità artigianale e rapidità del servizio?
Sfide vere e proprie ancora nessuna. Forse al momento la sfida più grande è la nostra stessa scelta: l’artigianalità, una scelta ardua e complessa data la velocità e la direzione che il mercato o qualcuno ha deciso per noi. Ci destreggiamo o almeno ci proviamo a mantenere in equilibrio: qualità, rapidità e costi. Ad oggi riusciamo a lavorare dedicando il giusto tempo e trattamento (in questo consiste l’artigianalità) alla pellicola e alla stampa, cercando di consegnare in tempi adeguati il lavoro e soprattutto a prezzi giusti. C’è da dire forse: ci sono laboratori che consegnano in poche ore, a prezzi bassi e lavorando con sviluppatrici meccaniche. Va bene tutto, l’importante è avere consapevolezza di ciò che si vuole, che tu sia amatore o professionista. Noi in tutto questo cerchiamo un compromesso tra la lentezza
analogica e le aspettative moderne, basta che non ne venga meno la qualità.
Cosa pensate del revival della pellicola tra i giovani e in che modo Rollbox contribuisce a questo fenomeno?
Ci piace pensare che il ritorno della pellicola non sia solo una moda, ma una reazione. All’istantaneità, all’ iperproduzione, alla perdita di significato. Per questo forse il mercato dell’analogico sta vivendo un momento di ascesa: da una parte un fiorente mercato dell’usato di apparecchi fotografici e attrezzature, dall’altro nuove e vecchie pellicole ritornano in produzione, come anche materiale per la camera oscura mentre autorevoli marchi hanno riproposto macchine a pellicola o creazioni ibride di digitali senza schermo per mantenere quell’attesa tipica dell’analogico.
Rollbox non sappiamo come e se potrà contribuire al fenomeno analogico, non abbiamo inventato niente; abbiamo pensato ad un servizio che potesse facilitare e agevolare chi scatta in pellicola, neofiti e professionisti. Noi che avevamo difficoltà a trovare un laboratorio analogico ci siamo chiesti che contributo seppur piccolo potevamo dare in questo ritorno analogico e allora abbiamo deciso di divertirsi un po’ così, “bucando muri e manifestando con le nostre rollbox in luoghi di ritrovo”. L’importante era avere un’idea chiara: fare rete, creare collaborazioni con chi, anche fuori dal mondo della fotografia, cerca la stessa cosa che cerchiamo noi: una lentezza abitata, un’attenzione viva, una presenza reale e consapevole.
Avete qualche click o collaborazione memorabile che desiderate condividere e cosa lo ha reso speciale?
Abbiamo avuto il piacere di sviluppare, scansionare o stampare negativi di fotografi
professionisti e appassionati amatori che hanno imbucato i loro rullini nelle nostre rollbox. Alcune collaborazioni sono state silenziose ma preziose, altre stanno nascendo proprio ora. Quello che ci piacerebbe è creare occasioni di incontro, portando le persone fuori dalle chat e dentro un’esperienza condivisa, come durante un’uscita analogica, una mostra collettiva, un confronto aperto che parta dai rullini ma che potrebbe anche finire altrove. Non sveliamo troppo, ma qualcosa bolle in pentola. E sì, siamo sempre aperti a nuove collaborazioni:
La fotografia è già in se stessa un dialogo e collaborare ci insegna a comunicare meglio qualunque sia il mezzo scelto.
IG: @rollbox_film
@daria-derakhshan per UAU