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In Arte Sara Paglia 

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Scritto da Daria Derakhshan

Sara Paglia, illustratrice romana, trasforma inchiostro e colore in frammenti di vita sospesi tra sogno e realtà. L’abbiamo intervistata per conoscere meglio il suo mondo.

C’e’ un momento preciso in cui capisci che un’idea è pronta per diventare un’illustrazione?

Mentre disegno spesso stacco gli occhi dal foglio e lo guardo da lontano. Poi lo rimetto sul tavolo, mi alzo e vado a farmi un caffè, poi torno e lo riguardo. Prendersi delle pause é importante, un’ora o un giorno intero. E’ questo l’unico modo per capire quando un lavoro è finito. Staccarsi e tornare dopo un po’.

Si torna da estraneo e non da genitore e allora solo così si è pronti a lasciarlo andare.

Il tuo stile ha un’aura nostalgica e sognante: da dove nasce questa sensibilità?

Sono io così. Sognante forse meno ma sicuramente nostalgica. L’ho scoperto proprio grazie ai miei disegni, non lo sapevo prima. Essere estremamente sensibile ha i suoi pro e i suoi contro. Mi faccio carico di tante emotività che spesso mi appesantiscono ma dall’altro lato riesco a entrare dentro ad alcune situazioni al di là della superficie.

E questo è bellissimo.

C’è un elemento ricorrente nei lavori magari anche inconsapevole, che ti ritrovi sempre a disegnare?

Le donne e i fiori. Mi riconosco in loro e loro riconoscono me. Ogni
tanto me ne privo ma puntualmente eccoli di nuovo, un po’ come tornare a
casa. Immagino siano un soggetto affine e un posto sicuro dove stare,
una sicurezza emotiva e tecnica necessaria.

Sara Paglia: tecnica

Inchiostro, acquerello e acrilico: come scegli quale tecnica usare per una determinata illustrazione?

L’acrilico è quello che uso di meno, solo per gli sfondi qualche volta ma niente più.
L’inchiostro mi serve per disegnare ed è la struttura di tutto, spesso non c’è neanche la matita ma subito pronti via con la china.
L’acquerello lo utilizzo per sporcare. Non saprei usarlo diversamente che così, a riempire casualmente di macchie e schizzi un’illustrazione che forse, andava bene anche in bianco e nero.

Quanto c’è di reale e quanto di immaginato nei soggetti che ritrai delle tue illustrazioni?

Sono soggetti reali, scene vere o almeno possibili. Qualche volta oniriche ma il più delle volte concrete. Cose di tutti i giorni, momenti di quotidianità, sentimenti che conosciamo, in cui ci ritroviamo o a volte dove vorremmo tutti tornare.

C’è un’idea o un progetto su cui stai lavorando che ti entusiasma particolarmente in questo momento?

In questo momento sto lavorando su alcune commissioni private e ho in programma collaborazioni nuove ma che non sono certe qui di non posso dire. Sto anche realizzando una serie di donne in stile Liberty che adoro abbinate a colori e fiori, ne ho tre al momento ma conto di arrivare a sei. Sono molto contenta e se volete le troverete sul sito sarapaglia.it tra gli originali.

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