‘Cib’aria’, vuole essere un luogo di scambio di ricette e letture per persone che vogliono condividere il proprio bagaglio culturale e il proprio vissuto in uno spazio di confronto e di crescita.
Abbiamo intervistato la fondatrice Elena Pontil sommelier, docente enogastronomica e dj per passione.


Cib’aria: poter viaggiare in tanti luoghi nel mondo
Come nasce questa tua passione per la cucina e per i viaggi?
Cib’aria nasce dalla voglia di allargare gli orizzonti delle nostre città creando un luogo di scambio e dando voce alle protagoniste e ai protagonisti delle serate che con i diversi background si fanno portatori di storie che spesso ci sfiorano ma non ci facciamo caso. Il paradosso per Firenze ad esempio è essere considerata una meta internazionale per il turismo di tutto il mondo pur rimanendo una città con poca familiarità con le lingue e le culture del mondo.
Cib’aria luogo aperto in cui nessuna domanda è stupida
Quale miglior collante delle ricette di infanzia raccontate e preparate insieme in una bella cucina, una situazione intima in cui oltre ad imparare nuovi piatti si ascoltano i racconti e i percorsi di chi le propone. Un luogo aperto in cui nessuna domanda è stupida ma sempre ben accolta da chi ha la possibilità di raccontarsi ed è grato di poter condividere ciò che è, da dove viene, e, quale è la sua quotidianità in Italia.
Se ne esce arricchiti, di sorrisi, incontri, sapori e, probabilmente, con meno certezze e pregiudizi. Una componente importante delle serate è il gioco a domande multiple che da la possibilità di imparare qualcosa di nuovo sulla destinazione ma anche sui commensali che ci siedono accanto, fino a prima perfetti sconosciuti. L’apertura di chi partecipa ed il bellissimo ambiente creano qualcosa di magico che si trasforma ad ogni serata e che spesso si conclude con un premio alla squadra vincitrice e ad un çay, il te turco che unisce tanti dei paesi in cui si viaggia.
Pur essendo nata in un posto piccolo in cima ad una montagna sono molto curiosa ed esterofila di natura! Appena sento una lingua che non conosco tiro l’orecchio, mi avvicino alle persone per strada, mi presento, faccio domande, mi interrogo sulle vite che mi passano accanto. Quando incontro una persona che ha qualcosa da dire e che ama condividere il proprio vissuto allora disegno la serata insieme a lei/lui, domando, studio e imparo. Avendo vissuto molti anni all’estero ho una naturale empatia verso chi viene da lontano, mi sento quasi responsabile di come il nuovo paese li accoglie, vorrei facilitare il loro percorso arricchendomi a mia volta.
Le serate sono un modo per rendere collettiva questa esperienza di scambio e di crescita. Il mio percorso professionale è fatto proprio unendo cucina, vino e accoglienza, le mie passioni per la lettura, il gioco e la musica arricchiscono il tutto. Per anni ho organizzato eventi di team building per aziende ed ho sempre sognato di poter utilizzare queste competenze per eventi aperti al pubblico.

Interessante questa full immersion tra cultura e cucina e soprattutto poter partecipare in prima persona cucinando i piatti tipici di tanti paesi. Ci spieghi come strutturi la serata dall’organizzazione , la scelta del paese e anche la scelta degli chef che cucineranno alla serata.
Alcune serate nascono da nuovi incontri nel quotidiano, per strada, nelle botteghe di quartiere, al mercato o nei presidi culturali della città, altre sono frutto dei miei anni all’estero, penso alla Turchia e alla Svezia che mi hanno accolto in contesti multiculturali e ricchissimi di stimoli. Altre come quelle per Palestina e Libano sono nate dalla voglia di non girarsi dall’altra sulle questioni importanti che ci circondano. Altre ancora nascono dalla mia curiosità verso una cucina, in quel caso mi attivo e ne cerco traccia vicino a me. Quando ti poni aperto le persone giuste o i luoghi perfetti ti si presentano davanti come per magia!
Massima libertà sulle scelte delle ricette e del Menù da proporre, le persone devono stare bene mentre insegnano a cucinare o mentre descrivono i piatti del cuore. Chiedo solo siano ricette abbastanza semplici in modo che ciò che si impara alle serate sia facilmente replicabile dai partecipanti una volta a casa. Di solito andiamo insieme a cercare gli ingredienti nei negozi di via San Antonino o nelle macellerie Halal di Via Palazzuolo, gli ingredienti introvabili li portano loro da casa.
Ci sono tanto lavoro e ricerca dietro ad ogni serata, spesso è difficile da comunicare ma anche questo fa parte del viaggio!
Ci spieghi come mai la scelta di una galleria d’arte come location per questa rassegna?
Le prime due rassegne sono state organizzate all’interno di un Ostello, ancora chiuso dopo il Covid, un luogo stupendo che si prestava benissimo. Alla galleria ci sono stata per un vernissage e da subito ho respirato un’ aria accogliente e internazionale ma la vera scoperta è stata la bellissima cucina al suo interno, mi è sembrata una bella coincidenza e i proprietari hanno risposto con apertura a Cib’aria. Sono cresciuta circondata da bellezza credo che averla intorno aiuti la riuscita di qualsiasi progetto oltre a stimolarne di nuova.

Ad oggi quali sono state le destinazioni culinarie che sono state raggiunte ?
Il primo viaggio di Cib’aria nell’autunno 2022 ha attraversato il Marocco alla scoperta della cucina berbera insieme a Kadija, è proseguito in India tra sari e spezie con Shifali prima di arrivare in Senegal con Ngone. Adriana ci ha portati nella sua Albania, infine una tappa in Iran con la preziosa cucina persiana di Manhaz.
La seconda rassegna, in primavera 2022 ha fatto tappa in Corea, in Thailandia con la chef Panjaree Boonchuay e a concludere la rassegna, un viaggio con cena a quattro mani palestino-libanese con Chef Shady toscopalestinese e Chef Emad afrotoscolibanese e cittadino del mondo nato in Sierra Leone da genitori libanesi e cresciuto in Italia, entrambi chef, musicisti ed ambasciatori del melting pot che rappresentano.
La terza rassegna ad marzo 2024 non poteva che ripartire dalla cucina palestinese per una bellissima serata benefica seguita da un evento dedicato a MaMa Africa insieme a librerie di quartiere ed associazioni attive sul territorio.
Una delle serata più magiche ha avuto come protagonista il Giappone con corso di cucina, cena sakè origami e poesia mentre i Balcani li abbiamo attraversati con un ricercatore fiorentino Enrico Tomassini, una coppia di Chef serbo-macedone e un’ orchestra dal vivo.
Quale paese non vedi l’ora di poter creare l’evento e non stai nella pelle?
Sogno una serata sul Vietnam ma non ho ancora trovato un possibile Chef e vorrei raccontare i viaggi di un mio caro amico vignaiolo fotografo attraverso il Magadascar.
I prossimi appuntamenti quali saranno?
Giovedì 20 novembre il secondo evento fiorentino dedicato alla cucina Ottolenghi che unisce sapori mediorientali e mediterranei elogiando verdure ed acidità. Lo Chef è un grande amico Michele Berlendis che insieme ad una fantastica produttrice di aceto balsamico di Modena Mariangela Montanari interpreteranno le ricette dell’ultimo libro cult Ottolenghi: Comfort.
Giovedì 28 novembre, una serata sulla cultura americana e quanto di bello viene dagli Stati Uniti. Un viaggio tra le ricette del Giorno del Ringraziamento accompagnate dalla musica dal vivo della cantautrice americana Patti DeRosa. Come da tradizione, saranno lette poesie e durante la cena sarà proposto un gioco a domande per imparare qualcosa insieme.
Cib’aria prosegue nel 2025
A gennaio ad infondere luce e calore un evento speciale dedicato al Mediterraneo con il poeta ponziano Antonio De Luca e le ricette delle donne di Filicudi nelle isole Eolie a cui Giusi Murabitu guida eno gastronica dell’isola ha dedicato un bellissimo libro che presenterà in esclusiva per Cib’aria.
Gran finale a febbraio con un evento dedicato al Brasile e uno sulla ricca cucina delle Filippine. La musica, grande collante e veicolo culturale tra i paesi del mondo è il fil-rouge del progetto, per ogni serata è disponibile una Playlist che racchiude in sé un viaggio.

Vorrei che ci lasciassi qualcosa di tuo personale, un pensiero ad oggi che ti ha arricchito incontrando tante persone organizzando queste serate studiando le loro tradizioni .
Condividere ciò che so e imparare dagli altri mi viene naturale così come accogliere e far star bene le persone che mi stanno accanto, mettersi nei loro panni, capire i loro desideri che poi sono un po’ quelli di tutti: lo stare bene assieme concentrandoci sul tanto che di bello ci circonda per combattere ciò che rende il quotidiano frustrante e senza speranza.
Mi piacerebbe che questo fosse un modus operandi per cambiare le cose e costruire una società più aperta ed inclusiva, c’è posto per tutti a tavola!