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Dracula colpisce ancora

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Scritto da Irene Pagnini

Il 5 ottobre è uscito “2025: Dracula colpisce ancora” di Franco Pezzini, una raccolta di articoli sulla figura letteraria di Dracula e su come ha condizionato l’immaginario culturale occidentale, a sua volta nutrendosi di scoperte e suggestioni dell’epoca in cui fu scritto.

Pochi personaggi letterari hanno lasciato un segno così profondo nell’immaginario collettivo quanto Dracula, il celebre vampiro nato dalla penna di Bram Stoker nel 1897.

Dracula colpisce ancora

Dracula colpisce ancora

Rileggere libri racconti sul personaggio di Dracula ancora oggi significa confrontarsi con delle opere che, nonostante la longevità, parla ancora al presente. Storie che ci portano a tanti spunti e riflessioni, alcuni delle quali ci inquietano.

Nel libro, arricchito da una splendida prefazione di Danilo Arona e da un florilegio di immagini, troverete suggestioni, aneddoti e spunti di riflessione sorprendenti.

2025: Dracula colpisce ancora, un estratto dall’introduzione dell’autore

Non pensiamo di aver esiliato Dracula nel passato. Il romanzo di Stoker ci provoca ancora, e le svariate forme transmediali di trasposizione sono testimoni di quanto il Conte interpelli miti, timori e speranze di epoche diversissime. Come si rifletteva in altra sede, Dracula – come la sua collega Carmilla, nell’ambito di un tipo di narrazione un po’ diverso – rappresenta insieme un punto d’arrivo e di partenza: d’arrivo rispetto a una tradizione dalle radici arcaiche ma assurta a metafora eminente, paradigmatica d’una modernità (del suo modo predatorio di vivere i rapporti interpersonali e sociali, l’economia, la sessualità, la morte); di partenza perché qualunque sviluppo successivo in tema di vampiri o vampirismi, anche in senso molto lato, non può che rievocarne la parabola gotica. Carmilla e Dracula, si può ritenere, accompagneranno l’Occidente fino alla sua consumazione.

Il titolo 2025: Dracula colpisce ancora strizza ovviamente l’occhio al vecchio film 1972: Dracula colpisce ancora! (nell’originale inglese Dracula A.D. 1972): un modo anche ironico per dire che dopo tanti anni di studi dall’uscita del romanzo di Bram Stoker su Dracula c’è ancora tanto da dire. In chiave sia critica che narrativa, pur considerando le affermazioni infondate talora circolanti (occorrerebbe un supplemento all’utile e pungente volume di Elizabeth Miller, Dracula. Sense & Nonsense del 2000 su svarioni e fantasie sussiegosamente ammanniti qui e là) e i recuperi in chiave di fiction talora – non sempre – deludenti. In questo senso il panorama riguarda prevalentemente le uscite recenti, che l’autore non ha potuto considerare nei suoi precedenti studi sul romanzo e i relativi schermi.
In altri casi si è scelto un taglio un po’ trasversale – il rapporto con la fantascienza, con la geografia del romanzo; in altri ancora l’esame dell’ombra-Dracula che diventa allusione, oggetto patologico, chiave per avviare una nuova fase del cinema dell’inquietudine: come il Dracula del romanzo che potrebbe non esistere, creato dagli incubi di una serie di narranti sempre in dubbio sulla proprio sanità mentale, il vampiro si colloca ai limiti del nostro campo visivo, e appena cerchiamo di definirlo sfugge. Paradigma del fantastico letterario, di angosce e desideri confessati o inconfessabili della modernità, creatura-ossimoro, Dracula ci provoca dunque con un ritratto mai compiutamente a fuoco, fino a confondersi con la nostra immagine riflessa nello specchio.

Franco Pezzini

UrsaMaior nuove prospettive di arte contemporanea

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