In questo momento, a Teheran e in tante altre città dell’Iran, la gente sta vivendo una situazione diventata ormai insostenibile. Ci sono manifestazioni, tensione, repressione.

Ma tutto questo non nasce oggi: è il risultato di anni di controllo, paura e povertà.
Una delle cose più difficili da spiegare a chi vive fuori è questa: i prezzi non aumentano lentamente, ma schizzano all’improvviso. Un giorno il latte costa una certa cifra. Il giorno dopo costa il triplo, il quadruplo, a volte anche cinque volte di più. Lo stesso succede con pane, riso, uova, medicine, benzina. Tu vai a dormire sapendo quanto spendi per mangiare, ti svegli il giorno dopo e non puoi più permettertelo. Questo crea panico, perché non puoi fare programmi, non sai quanto ti servirà domani per vivere. Lavorare e non farcela comunque .
Gli stipendi restano più o meno gli stessi, mentre i prezzi salgono senza controllo. Anche chi prima riusciva a vivere dignitosamente oggi fatica a comprare le cose essenziali. E questo succede mentre chi è vicino al potere continua a vivere bene. La sensazione è quella di essere schiacciati, senza via d’uscita. Vivere controllati, sempre.
A tutto questo si aggiunge il fatto che le persone sono controllate continuamente. Internet è monitorato, i social vengono bloccati o sorvegliati, i messaggi possono essere letti. C’è la sensazione che ci siano spie ovunque. Non sai mai con chi puoi parlare davvero. Anche una frase detta male può metterti nei guai. Così la gente impara a stare zitta, anche quando sta male. Se parli, rischi Negli ultimi anni migliaia di persone sono state arrestate per aver protestato o semplicemente espresso un’opinione. Molti sono finiti in carcere senza vere accuse. Ci sono tantissimi morti, ma spesso i numeri reali non vengono detti. Le famiglie vengono minacciate, costrette al silenzio.

Il messaggio in Iran è chiaro: se parli, paghi
Anche se esistono elezioni, il potere vero non è nelle mani della gente. Il Paese è governato da un regime religioso, che decide cosa è giusto dire, come vivere, cosa puoi fare o no. Chi non è d’accordo viene visto come un pericolo.
Quando molte persone dicono che prima si viveva meglio, intendono questo: meno controllo sulla vita privata, meno paura, più possibilità di vivere con dignità. Oggi invece la vita è diventata imprevedibile e soffocante: non sai quanto costerà il cibo domani, non sai se puoi parlare, non sai se sei al sicuro. Perché la gente scende ancora in strada La cosa più forte è che la gente sa cosa rischia, eppure protesta lo stesso. Questo succede solo quando non hai più nulla da perdere.
“Così non possiamo più andare avanti.”
Quello che sta succedendo adesso, secondo me, non è la solita manifestazione. Non è solo gente che scende in strada per protestare e poi torna a casa. Da quello che leggo, da quello che vedo nei video che riescono a uscire nonostante la censura, questa sembra qualcosa di più. Sembra una rivoluzione che nasce dalla stanchezza.
La gente è stanca di avere paura
Stanca di non poter parlare. Stanca di lavorare e non riuscire a comprare nemmeno le cose essenziali. Stanca di vedere i prezzi cambiare da un giorno all’altro e la propria vita andare a pezzi. Quando vedi persone che continuano a protestare sapendo che possono essere arrestate o uccise, capisci che non stanno più chiedendo qualcosa. Stanno dicendo che così non possono più vivere. Questa non è rabbia momentanea. È esasperazione accumulata per anni.
Ed è per questo che oggi non sembra solo una protesta, ma il tentativo disperato di riprendersi la propria vita, anche se il prezzo da pagare è altissimo.