Il viaggio può essere una destinazione, ma anche una scelta, un desiderio, una seconda possibilità. È proprio attorno a questa parola che si sviluppa Sono Ancora In Tempo, la nuova commedia di Lorenzo Pratesi: una storia che, dietro il sorriso e la leggerezza, invita a interrogarsi sul tempo che passa, sulle esperienze rimandate e sulla possibilità di tornare a scegliere, anche quando pensiamo che sia ormai troppo tardi.
Un viaggio per recuperare ciò che è rimasto in sospeso
La protagonista è Berenice Biagini, detta Nice, una novantenne che riunisce i figli nella sua villa in Versilia per comunicare loro una decisione sorprendente. Vuole partire insieme alle sue amiche di sempre, Nilde e Fernanda, per vivere in pochi giorni tutte quelle esperienze che, per un motivo o per l’altro, non è riuscita a vivere durante la sua vita.
Un viaggio da sogno, dunque, ma anche un viaggio dentro se stessa e dentro il significato del tempo. Tra risate, personaggi grotteschi, ricordi e colpi di scena, la commedia diventa un inno all’esistenza e alla possibilità di essere ancora felici.
Ed è proprio qui che una storia apparentemente leggera riesce a parlare di qualcosa di molto concreto e attuale: quante volte rimandiamo ciò che desideriamo pensando di avere sempre tempo?
Quando ridere diventa anche un modo per riflettere
Il teatro ha una caratteristica particolare: può affrontare temi profondi senza necessariamente farlo attraverso una lezione o un messaggio esplicito.
Una commedia può far ridere e, nello stesso momento, lasciare una domanda nella testa dello spettatore. Può raccontare una situazione lontana dalla nostra e farci riconoscere qualcosa di estremamente vicino. Può mettere in scena le fragilità, le contraddizioni, i desideri e persino gli errori che fanno parte della nostra quotidianità.
È questa una delle ragioni per cui continuare a parlare di teatro oggi è importante. Non soltanto per presentare uno spettacolo, ma per ricordare il valore di un luogo nel quale le persone possono ancora incontrarsi, ascoltare una storia e confrontarsi con qualcosa che, magari, riguarda anche loro.
Il teatro nell’epoca delle esperienze da remoto
Viviamo in un momento in cui moltissime esperienze possono essere vissute attraverso uno schermo. Possiamo assistere a eventi senza essere presenti, guardare spettacoli da casa, incontrare persone a distanza e consumare contenuti quando vogliamo.
È una possibilità straordinaria, che ha ampliato enormemente il nostro modo di comunicare e di accedere alla cultura. Ma proprio per questo rischiamo forse di dimenticare il valore di ciò che accade soltanto quando siamo fisicamente presenti.
Andare a teatro significa scegliere di esserci.
Significa sedersi accanto ad altre persone, condividere una risata, percepire un silenzio, ascoltare una voce senza filtri. Significa assistere a qualcosa che accade una sola volta, in quel preciso momento e davanti a quel preciso pubblico.
Perché abbiamo ancora bisogno di andare a teatro? Perché il teatro non deve necessariamente competere con il mondo digitale. Può, piuttosto, ricordarci ciò che nessuna esperienza virtuale può riprodurre completamente: la presenza.

Un attore sul palco non parla a uno spettatore astratto. Parla alle persone che ha davanti. Il pubblico, a sua volta, non è semplicemente un destinatario. Il pubblico partecipa, reagisce, modifica con la propria presenza l’energia della sala.
È un’esperienza collettiva, e forse proprio per questo oggi ha un valore ancora maggiore.
In un tempo nel quale siamo costantemente connessi, poter condividere qualcosa senza la mediazione di uno schermo diventa quasi un piccolo atto di resistenza alla velocità.
Un viaggio che parla anche di noi
Sono Ancora In Tempo arriva così a una domanda semplice, ma tutt’altro che scontata: siamo davvero consapevoli del tempo che abbiamo a disposizione?
Il viaggio di Nice nasce dal desiderio di recuperare ciò che è stato rimandato, ma può diventare per chi guarda una metafora personale. Il viaggio che abbiamo sempre desiderato fare. La persona che continuiamo a rimandare. L’esperienza che pensiamo di poter vivere più avanti.

Forse il senso più profondo di questa storia sta proprio qui: non aspettare necessariamente il momento perfetto. Perché, qualche volta, abbiamo bisogno che sia una storia raccontata da qualcun altro a ricordarcelo Che siamo ancora in tempo.