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La rivoluzione siamo noi Powered by Mamma Mia Museum un progetto di Serena Becagli

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Scritto da Daria Derakhshan

La Project Room del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato ospita fino al 1 novembre 2026 La rivoluzione siamo noi. Powered by Mamma Mia Museum, un progetto a cura di Serena Becagli, curatrice e caregiver, che documenta il potere trasformativo dell’arte e dei suoi linguaggi, e la possibilità di vedere, attraverso la lente dell’arte, potenziali installazioni artistiche nello spostamento di oggetti o curiosi accostamenti messi in atto dalla madre, Antonella Napoli, persona con demenza. La mostra si inaugura a settembre, mese dedicato all’Alzheimer. Il 21 settembre è la Giornata Mondiale dell’Alzheimer istituita nel 1994 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e Alzheimer Disease International (ADI).

ph.Daria Ivleva

Alla mostra si affiancano incontri, conferenze e laboratori dedicati alla sensibilizzazione sul tema della demenza. L’intero programma è realizzato con il sostegno della Regione Toscana, il contributo di CGIL Toscana – SPI CGIL Toscana, il contributo di AIMA Firenze, il patrocinio del Comune di Prato, e con la collaborazione della Società della salute area pratese, di AIMA Prato, Cooperativa il Borro, CircolaMENTE e Solidarietà per la demenza. Il progetto Mamma Mia Museum nasce sui social nel 2020 ma viene presentato per la prima volta nel 2024 come mostra fotografica nel Cortile di Michelozzo a Palazzo Vecchio di Firenze. L’esposizione al Centro Pecci presenta 24 scatti fotografici di cui 4 inediti, così come i video-frammenti e alcuni scatti di “backstage”, fotografie che documentano la visita a mostre e musei vengono esposte qui come possibili premesse esperienziali del progetto, come fossero un modo per prendere ispirazione e incontrare l’arte, ma dimostrano soprattutto la potenzialità dello spazio dell’arte come luogo di libertà per tutti i corpi che l’attraversano. Tra gli altri, vengono qui esposti in particolare alcuni scatti realizzati al Centro Pecci tra il 2020 e il 2023, fino a quando Serena e Antonella hanno potuto spostarsi in autonomia. Tra questi ultimi, un’immagine della mamma in visita al Centro Pecci con alle spalle l’opera La rivoluzione siamo noi dell’artista Joseph Beuys, che dà il titolo alla mostra. Quando in casa è arrivata la demenza l’autrice ha iniziato, per necessità, a portare con sé la madre alle riunioni, ai sopralluoghi, agli allestimenti e alle inaugurazioni delle mostre a cui stava lavorando, ma anche ad altri opening, superando l’imbarazzo e la vergogna di mostrare la fragilità in pubblico. È stato proprio grazie agli artisti e al loro modo di guardare le cose che l’autrice ha imparato a non etichettare come errore l’inconsueto ma a vedere degli atti poetici in quei modi di comunicare che nella quotidianità non siamo immediatamente pronti a recepire. I titoli delle fotografie rendono esplicite le molte citazioni o allusioni all’arte contemporanea, dalla Banana di Cattelan ai “Tentativi” di Gino De Dominicis, ma anche

all’interpretazione di azioni apparentemente nonsense come pratiche performative, o la serie dedicata al design in cui la combinazione di oggetti incongruenti danno vita a nuove forme come l’Acchiappapiatto, il piattino con le mollette per panni usate come posate o l’Asciugaposate temporaneo, un rotolo di scottex con alcune posate infilate ad asciugare. Il progetto si inserisce in continuità con l’impegno del Centro Pecci per rendere il museo un luogo accessibile e aperto alla partecipazione di tutte e tutti. Da anni il Centro propone, nell’ambito del programma Arte e Benessere, il progetto In corso d’opera, visite e laboratori rivolti alle persone con demenza e a chi se ne prende cura, realizzati attraverso la mediazione di educatori museali e geriatrici esperti. Durante il periodo di apertura, la mostra sarà accompagnata da incontri, conferenze, laboratori e attività dedicati alla sensibilizzazione sui temi dell’Alzheimer e delle altre forme di demenza. Il programma approfondirà le questioni sollevate dal progetto attraverso momenti di confronto e partecipazione rivolti alla cittadinanza, alle persone con demenza, alle loro famiglie e a chi se ne prende cura. La mostra, così come le attività collaterali, vogliono essere uno strumento per sensibilizzare la comunità, far comprendere che la “rivoluzione” può partire dallo sguardo di ciascuno di noi in modo da creare una società pronta a comprendere, condividere e aiutare, ma anche per sorridere insieme e stupirsi di fronte ad alcune immagini: un reggiseno buttato su un ventilatore spento, venti euro trovate in mezzo a dei calzini nascosti sotto al cuscino, un paio di forbici infilate nella zuccheriera, il rosario per le preghiere portato in bagno e messo sul dispenser del sapone per dar vita miracolosamente a un “sapone santo”.

Il nome e la scritta Mamma Mia Museum sono un’opera dell’artista Stefano Calligaro e fanno parte della serie Poetricks dell’artista friulano. Nota biografica dell’autrice e del progetto Serena Becagli, (Firenze, 1973), vive e lavora a Signa (FI), è laureata in Fenomenologia degli Stili al DAMS di Bologna. Curatrice di arte contemporanea, lavora nella curatela e nella comunicazione di mostre ed eventi culturali e nella redazione e coordinamento di progetti editoriali collaborando con varie realtà, gallerie, musei e spazi indipendenti. Dal 2020 è diventata anche caregiver della madre, persona con demenza senile. Il nome e la scritta Mamma Mia Museum sono un Poetrick dell’artista Stefano Calligaro (nato nel 1976 a Cividale del Friuli, vive e lavora a Cluj, Romania), che ha da subito sostenuto l’idea e il progetto “regalando” la sua opera. Per l’autrice gli strumenti dell’arte sono stati un’ancora di salvezza, uno strumento per trovare una luce all’interno del tunnel del caregiving e per la prima volta, da curatrice diventa autrice, o forse curatrice delle opere “create” dalla mamma. Lo spostamento di oggetti, la combinazione di elementi apparentemente distanti e altri strani accostamenti messi in atto dalla madre, vengono fermati con degli scatti fotografici, come necessità di trasformare e interpretare queste apparizioni come processi creativi e poetici piuttosto che come errori. Dagli inizi della malattia della madre l’autrice ha dovuto conciliare lavoro e accudimento; lavorando nel mondo dell’arte contemporanea si è vista costretta, agli inizi, a portarsi la madre al “lavoro”, tra riunioni, inaugurazioni di mostre e allestimenti. La “famiglia dell’arte” ha da subito notato le potenzialità di queste immagini, stimolando la creazione di un progetto artistico dedicato. Dal 2024 prende vita il progetto fotografico Mamma Mia Museum, che è stato esposto a Firenze nel Cortile di Michelozzo di Palazzo Vecchio nel settembre 2024; nella Sala Consiliare di Villa Vogel a Firenze, aprile 2025; negli spazi espositivi della Coop di Sesto Fiorentino a ottobre 2025; alla LDM gallery di Firenze nel 2026 e all’interno di progetti di sensibilizzazione per una comunità solidale verso le demenze promossi da AIMA Firenze. Serena Becagli è stata invitata a parlare del progetto all’interno dell’Alzheimer Fest al Teatro di Rosignano Marittimo (LI) settembre 2025; nel convegno Depressione e psicosi in età senile su invito dell’organizzatore dottor Giampaolo di Piazza, Direttore U.O.C. Psichiatria Provincia Aretina Azienda USL Toscana sud est; nell’incontro Produrre Senso, iniziativa all’interno della Settimana della Consapevolezza per una comunità solidale verso le demenze promossa dal Quartiere 4 di Firenze; per la presentazione della rivista Lungarno che ha pubblicato un articolo sul progetto; nel talk per il progetto VUOTO di Ginkgo Mag a Pistoia.

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