Il Museo Novecento dedica tutte le sale del piano terra a Victor Man, artista nato nel 1974 che vive e lavora in Europa, tra i più grandi interpreti della pittura contemporanea.

Ogni dipinto di Victor Man sfugge a facili definizioni e non si lascia ricondurre a un racconto univoco: la logica della narrazione cede il passo al potere evocativo delle composizioni e alla loro altissima qualità pittorica. È un viaggio nelle pieghe dell’animo umano, in cui si insinuano zone d’ombra e sentimenti malinconici, illuminati dal balenare di lampi di bellezza e innocenza. Nelle sue opere, di una complessità rigorosa, si trovano dissimulati riferimenti alla storia dell’arte, ai suoi generi e a particolari soluzioni figurative, così come a determinate tonalità di colore e contrasti cromatici, in un perfetto equilibrio tra contenuto e forma. Apparentemente semplici e leggibili, i diversi soggetti – maternità, ritratti, nature morte, nudi femminili – sembrano chiudersi in se stessi, custodire e proteggere il proprio mistero, mantenendo una sorta di ideale distanza dall’osservatore. Come ricordava lo scrittore Stefan Zweig, il concepimento di un’opera d’arte rimane avvolto nelle tenebre, come la nascita del mondo: un fenomeno inafferrabile, quasi divino, un mistero che possiamo ricostruire solo a posteriori.

La mostra riunisce venticinque dipinti eseguiti tra il 2008 e il 2026 e offre una visione di base del suo lavoro: da una parte la celebrazione della vita; dall’altra la consapevolezza della morte. Questa tensione è un trauma che attraversa l’esperienza umana fin dai primordi e nella pittura trova forse l’unica possibilità di essere tenuta insieme e al tempo stesso di essere trascesa.
Al centro della prima sala è il tema della procreazione, che ricorre in opere come Maternity (Curve Delle Anime), Maternity with Legend, Weltinnenraum (World Within). Seguono, negli ambienti attigui, i dipinti dalle tonalità più scure – provenienti dalla serie Luminary Petals on a Wet, Black Bough – e alcune tra le creazioni più celebri dell’artista, tra cui Noapte Transfigurata, Transifuration (Cassa Oscura) e Umbra Vitae nella ex cappella del convento. Un’ultima sala accoglie quindi i dipinti dedicati alle figure femminili, quali, ad esempio, Reclining Maiden (Prelude of Equinox) e Red and Dark Haired Sister.
L’invito è a percorrere questi ambienti, per secoli destinati all’attività monastica e al ricovero di pellegrini, immergendosi nel rumoroso silenzio della pittura e lasciandosi guidare dalla sua enigmatica presenza.
Ad integrazione delle proprie opere, Victor Man ha infine voluto esporre un disegno realizzato da sua figlia nel 2022, consentendo idealmente di cominciare dall’infanzia come stagione originaria della creatività. Forse da qui occorre ripartire per comprendere la pittura di Victor Man: dalla meraviglia, dal mistero e dalla necessità di dare forma a ciò che non sappiamo spiegare.


BIOGRAFIA
Nasce e si forma in Romania, adesso vive e lavora in Europa. Le prime esperienze della sua vita sono legate alla situazione politica degli anni Ottanta sotto il regime comunista di Ceausescu, dove sperimenta sulla sua pelle la privazione e l’isolamento, i cui effetti daranno vita ad un lavoro volto ad esplorare elementi a lui non accessibili, preclusi dalle imposizioni della censura e dalla coercizione del regime. Così, Victor Man, assieme ad una passione per la ritrattistica, sviluppa un linguaggio visivo originale, capace di intrecciare riferimenti alla letteratura, alla storia dell’arte e alla sua biografia personale in un racconto senza una sequenza temporale definita. La visita consentirà di apprezzare le sue opere, spazi di transizione che invitano ad una riflessione più profonda e che attingono a temi e iconografie dell’universo cristiano, in emulazione e dialogo con i grandi pittori del passato, come Ambrogio Lorenzetti o Domenico Veneziano.
La mostra sarà visitabile dal 26.09.2026 – 7.03.2027