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Cultura

L’opinionista delle idee altrui

andrea scanzi di facebook
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L’Andrea Scanzi di Facebook, di Twitch, l’Andrea Scanzi il fenomeno dei social, fondamentalmente, è rimasto quello di tanti anni fa, firma di punta ma neanche tanto del periodico musicale Mucchio Selvaggio: un estensore di recensioni, magari più attento ai gusti dei lettori che non alla qualità degli artisti di cui scriveva.

Negli anni, il ragazzo di Arezzo ha fatto strada, ma ha pagato al proprio ego ipertrofico il prezzo più alto che si possa immaginare per un giornalista: cedere all’ambizione di proporsi come il tuttologo 2.0, a metà fra Pico de’ Paperis ed il buon vecchio Enzo Biagi, il quale scriveva di tutto e di più ma almeno sempre e comunque dopo essersi seriamente documentato.

Andrea Scanzi di Facebook, invece, non ha mai fatto distinzioni poetiche: politica, musica, calcio o tennis, poco importa, perchè alla fine quello che conta è proporre al popolo bue la sua immagine di ragazzo invecchiato (anche male) con orecchino e giubbino da motociclista del sabato pomeriggio, secondo il vecchio clichè del ganzino di paese che andava di moda negli anni 80.

andrea scanzi di facebook
fonte: www.upmagazinearezzo.it

La sua forza, detto fra noi, è il repertorio di ovvietà e di politicamente corretto che ne ha fatto un beniamino della Gruber e di Travaglio, anche se la supponenza di certe sue affermazioni ed i quintali di fard con cui si presenta di fronte alle telecamere sono un ottimo incentivo a cambiare canale: totalmente privo di empatia con il prossimo, come del resto il suo amico Cruciani, il povero Andrea Scanzi non possiede neppure quel filo di follia trucida che anima il trasandato conduttore della Zanzara e tutti i suoi sforzi sono evidentemente diretti ad accreditarsi agli occhi di tutti come il cantore ufficiale dell’Italia che dovrebbe esserci, e per fortuna non c’è, perchè sarebbe ancora peggiore di quella reale.

Il nostro eroe, insomma, sarebbe quasi un personaggio da reality se la mancanza di abilità particolari non lo rendesse disperatamente grigio, ed è forse per questo che né la De Filippi né la D’Urso lo hanno mai arruolato nei rispettivi commedioni televisivi.

Certo è che il povero Scanzi deve inventarle nere per fare notizia, magari recitando la parte del furbetto del vaccino per vedere se qualcuno prova a filarselo anche solo di striscio: macchè, niente da fare, il soggetto non ha lo standing adatto ed al massimo tutto quello che può raccattare è un cazziatone a mezzo stampa dal collega Peter Gomez, pur senza riuscire a cancellare il legittimo sospetto che quest’ultimo abbia voluto fare un favore al collega per dimostrare che qualcuno lo prende in considerazione.

andrea scanzi di facebook

A proposito di considerazione, però, il cargiver di se stesso, dopo essersi vaccinato per tutelare i propri genitori che scarrozza in macchina per tutto il giorno, salvo poi scappare a Merano per i cazzi suoi in hotel (ovviamente!) a 5 stelle, si è attirato il rancore della puntigliosa Boschi e non so se questo sia meno pericoloso del Covid: forse, per lui, la cosa migliore sarebbe provare a far violenza al proprio ego da primadonna mancata ed invocare il diritto all’oblio. Latitanza come ultima speranza, come canta Daniele Silvestri. Magari è la volta che Scanzi ne azzecca una!

Sta di fatto che il tuttologo del grillismo ammosciato, meno furbo e cinico del Casalino, più rancoroso e triste del truculento Cruciani, veleggia ormai con il suo fardello di banalità da ragazzo invecchiato verso il fatale declino mediatico ed anagrafico, ovviamente sempre sperando di non incontrare mai più Pau dei Negrita.
Ma questa, forse, è l’ultima possibilità di fare ancora notizia. A parte, forse, un’ospitata a Sanremo con il cartonato di Giuseppe Conte.

Stefano Del Giudice

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