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Quando ci scappa il morto

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Il crack di Banca MPS, alla fine, rischia di divenire la bomba ad orologeria in grado di far esplodere il sistema. Colpa della difficoltà di trovare una soluzione che metta d’accordo le casse dello Stato con l’Europa, gli azionisti e la Fondazione. Colpa, soprattutto, della impossibilità di spiegare una volta per tutte le troppe insufficienze dell’inchiesta sulla morte di David Rossi, fra conclusioni affrettate, macroscopiche incongruenze, silenzi ed inaccettabili leggerezze.

david rossi

In tutta questa vicenda, peraltro, sono presenti alcune certezze: innanzi tutto la convinzione della famiglia del morto, che a ragion veduta non ha mai creduto al suicidio; poi, la strana dinamica dei fatti, con un uomo solo e spaventato che secondo i magistrati senesi avrebbe deciso di togliersi la vita gettandosi da una finestra molto scomoda da raggiungere e per di più di schiena; vi sono infine le imbarazzanti leggerezze di una squadra di inquirenti che invade la scena del crimine senza preoccuparsi di inquinarla con impronte e perquisizioni a dir poco dilettantesche. Nessuna meraviglia, pertanto, se all’ipotesi del suicidio, fino ad oggi, hanno creduto davvero in pochi, nonostante la procura senese non abbia mai accennato a rivedere le proprie granitiche certezze e si sia sempre intestardita ad escludere quella dell’omicidio, forse ben sapendo che in quest’ultimo caso vi sarebbe stata anche la necessità di indicare un movente decisamente imbarazzante.

david rossi
Siena, Piazza Salimbeni (Bank Monte dei Paschi di Siena)

Perché alla fine, detta in soldoni, la vicenda MPS sta tutta lì, in quel groviglio armonioso di interessi e di patti segreti che hanno portato alla distruzione di un istituto bancario antichissimo e fortemente patrimonializzato, affogato in un contesto di connivenze inconfessabili il cui minimo comune denominatore era l’idea folle di asservire la finanza alla politica.

Fra le tante pagine oscure della storia del Monte dei Paschi, dai prodotti finanziari più volte sanzionati dai tribunali fino ai festini a luci rosse denunciati dall’ex Sindaco Piccini, la vicenda di David Rossi resta la più inquietante e pericolosa, dal momento che sbatte in faccia all’opinione pubblica quel cono d’ombra che per troppo tempo ha occultato i fatti ed i misfatti, ma soprattutto i nomi dei responsabili che hanno affossato la banca senese: laddove infatti si arrivasse a concludere una volta per tutte che stiamo parlando di un delitto efferato e non del crollo psicologico di un uomo più fragile del necessario, le molte domande che fino ad oggi sono rimaste sullo sfondo diverrebbero ineludibili e nessuno potrebbe più far finta di non vedere. La conseguenza ultima e più pericolosa, tuttavia, sarebbe la deflagrazione della bomba che fino ad oggi, nell’impossibilità di disinnescarla, si è creduto di poter mantenere inesplosa, in un epilogo in cui nessuno, dai politici, ai manager agli stessi magistrati senesi, potrebbe sperare di salvarsi, ma che finirebbe inevitabilmente per divenire la crisi di un intero sistema, basato sulle raccomandazioni e sulle protezioni più che sulla professionalità.

david rossi

Per adesso, però, qualcuno pensa ancora di mettere la sordina ai fatti, forse dimenticando che quanto più a lungo durerà questo stato di cose, tanto più squassante e rumorosa sarà l’esplosione della verità negata e compressa sotto il peso di inconfessabili logiche di partito. Il redde rationem, insomma, sarà probabilmente un bagno di sangue e non è da escludere che l’elenco dei morti resti fermo al nome di David Rossi: chi deve nascondere in ogni modo le prove dei propri misfatti, infatti, sa bene che i morti sono ingombranti, ma hanno l’indubbio pregio di non parlare.

Stefano Del Giudice

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