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Erwitt Radio: dove il passato torna a suonare

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Scritto da Daria Derakhshan

Erwitt Radio è un progetto nato dall’intuizione e dalla passione di Giacomo Favilla, che ha trasformato la sua attenzione per le radio d’epoca in una realtà capace di coniugare artigianalità, design e tecnologia contemporanea.

Ogni pezzo restaurato racconta una storia: è un oggetto che non rimane fermo nel passato, ma torna a suonare con nuova vita, grazie a un lavoro accurato che mantiene intatta l’anima vintage aggiungendo funzionalità moderne.

Per comprendere meglio la filosofia che anima Erwitt Radio, e il percorso che l’ha resa oggi una realtà riconoscibile, abbiamo raccolto alcune domande pensate per approfondire la visione, le sfide e i sogni futuri del progetto.

Erwitt Radio: visione del vintage che non si limita all’oggetto

Quando hai capito che restaurare radio non era soltanto una passione personale, ma un progetto che poteva trasformarsi in impresa?

Nel 2016, durante un viaggio a Göteborg, vidi nella vetrina di un negozio delle bellissime radio d’epoca, bellissime ma spente. Mi colpì l’idea che quegli oggetti, progettati per dare voce e musica, fossero ridotti al silenzio. Tornato a casa iniziai a sperimentare: da perito in elettronica e telecomunicazioni avevo già le competenze tecniche, ma quello che mi conquistò fu il suono degli altoparlanti originali, caldo e profondo, diverso da qualsiasi speaker moderno. La svolta arrivò quando portai alcune radio aggiornate all’East Market di Milano: la gente si fermava, chiedeva, ricordava. In quel momento capii che non era più solo un hobby, ma un progetto che poteva diventare un lavoro vero, capace di unire memoria e attualità.

Nella scelta di una radio da restaurare, quanto conta l’estetica, la rarità, lo stato tecnico o la storia che porta con sé? C’è un episodio in cui hai scoperto qualcosa di sorprendente proprio “leggendo” l’oggetto?

Conta tutto, ma con pesi diversi a seconda del pezzo: il design deve emozionare, la rarità dà identità, lo stato tecnico definisce il tipo di intervento, la storia orienta le scelte per non snaturare l’oggetto. A volte però capita un incontro magico. Uno dei più incredibili è stato con una Mildé Radio francese rarissima degli anni ’40, progettata con la visione degli anni 2000: un oggetto che voleva anticipare il futuro. Esteticamente sembra contemporanea ancora oggi, soprattutto nella tipografia e nella grafica del frontale, ma aprendola rivela materiali e soluzioni tecniche di oltre ottant’anni fa. È un contrasto sorprendente, che continua a emozionarmi ogni volta che la guardo. Fa parte della mia collezione personale e non la venderò mai, perché è semplicemente pazzesca.

Erwitt Radio: visione del vintage che non si limita all’oggetto

Erwitt Radio: visione del vintage che non si limita all’oggetto ma lo lega al presente con la tecnologia moderna. 

Che cosa significa per te “vintage” oggi, e in che modo una radio d’epoca restaurata può dialogare con un mondo fatto di piattaforme musicali, streaming e intelligenza artificiale?

Per me “vintage” non vuol dire guardare indietro con nostalgia, ma prendere ciò che di bello e autentico il passato ci ha lasciato e riportarlo a vivere nel presente. Una radio degli anni ’40 o ’60 non è solo un oggetto d’arredo: è un pezzo di storia, di cultura materiale, di memoria collettiva. Aggiornarla significa rispettarne il design, i materiali e l’anima, ma allo stesso tempo darle una seconda vita.

Quando integro il Bluetooth, quella radio smette di essere un reperto e diventa un compagno quotidiano: ci ascolti la tua musica in streaming, un podcast, una playlist personalizzata. È un incontro tra epoche diverse, in cui la lentezza e la cura con cui venivano costruite le radio si fondono con l’immediatezza e l’infinità di scelta che ci offre oggi la tecnologia digitale.

Il bello è proprio lì: un oggetto che porta i segni del tempo continua a dialogare con il mondo contemporaneo, e ci ricorda che l’innovazione non cancella la tradizione, ma può darle nuova voce.

Erwitt Radio mette insieme design, artigianato e tecnologia. Se dovessi paragonare una radio restaurata a un’opera d’arte, a quale forma (pittura, scultura, architettura, musica) la assoceresti e perché?

La associo all’architettura. Una radio ha una facciata che si presenta al mondo, un’ossatura interna che sostiene, spazi nascosti che custodiscono la sua funzione. Lavorarci significa intervenire come su un edificio storico: rispetto la struttura originale, ma allo stesso tempo la rendo abitabile oggi. Aggiornarla vuol dire integrare nuove funzioni conservando all’interno i componenti originali, così passato e presente continuano a convivere. Quando si riaccende e torna a suonare, è come una casa che riapre le porte dopo anni e torna a essere vissuta.

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