Nel panorama contemporaneo della fotografia e della ricerca visiva, il lavoro di Francesca Procopio si muove tra immagine, progettualità e curatela. Fotografa e art director, nel tempo ha affiancato alla propria ricerca artistica anche la creazione di Lo Studiolo Gallery, spazio dedicato alla fotografia e alla sperimentazione visiva, dove artisti e progetti dialogano con lo spazio espositivo.
In questa intervista ci racconta il suo percorso e la visione che oggi guida il suo lavoro .

Quando hai capito che la fotografia, da passione personale, poteva diventare il tuo lavoro?
All’età di vent’anni, mentre frequentavo l’Accademia di Belle Arti ho scoperto il mondo della fotografia e le sue svariate sfumature. Ho pensato che poteva esser un mezzo di comunicazione immediato e sofisticato, pertanto mi sono fatta rapire da questo mondo facendo prove su prove, esperimenti e tanta ricerca.

Come descriveresti oggi il tuo approccio alla fotografia e alla costruzione dell’immagine?
Oggi mi sento una fotografa matura, con vent’anni di esperienza alle spalle penso di aver ben compreso che la costruzione dell’ immagine parte da un pensiero che prende vita non solo grazie alle competenze acquisite, ma prima di tutto c’è lo studio, la voglia di mettersi in gioco e la conoscenza della materia. Ogni oggetto o persona fotografata hanno sempre una storia da raccontare, il fotografo pertanto deve essere in grado di poterla interpretare dandogli la chiave di lettura giusta e cercando di trasferire un concetto di stile.

Come nasce l’idea di fondare Lo Studiolo Gallery?
Lo Studiolo nasce nel 2012 come concetto di Home Gallery. Ho abitato diverse case in cui mi son sempre creata la mia stanza delle mirabilie .
L’idea di contaminare il luogo in cui vivevo di arte e fotografia mi ha sempre affascinato, dando forma a quello che poi è diventato un contenitore creativo in cui tutto può succedere, ma soprattutto in cui fruire di arte in modo informale . Questo credo sia stato il punto di forza del progetto, uno spazio condiviso anche se fra le mura di casa o nello studio privato di una fotografa.

Con quali criteri selezioni gli artisti e i progetti che vengono esposti nello spazio?
Selezionare gli artisti non è mai una cosa semplice, anche qui c’è tanto studio. Prima di tutto apprezzo il talento e la ricerca dietro ogni progetto, mi piace pensare che gli autori con cui lo studiolo entra in dialogo abbiano un bagaglio di conoscenza ed un senso estetico che va oltre l’utilizzo dello strumento stesso. La sperimentazione, la pratica, la vibrazione che un’immagine può trasmettere è la cosa che mi fa sicuramente innamorare di una foto. Non mi piacciono le cose scontate, quindi aspetto sempre quella scintilla giusta che mi faccia dire , “ecco, questo si che è un bel progetto ” !

Tra fotografia e curatela, su quali direzioni o progetti ti piacerebbe lavorare nei prossimi anni?
Sicuramente non amo definirmi una curatrice. Il ruolo di art director mi calza meglio .
Se proprio dovessi scegliere fra le due categorie direi che la fotografia resta la mia compagna di vita. Mi permette di vedere le cose meglio di come sone e spesso mi porta ad immaginare quello che gli altri non riescono a vedere, ecco perchè forse la curatela fa parte di questo bagaglio artistico/professionale che ho costruito negli anni e che mi mette in connessione con il mondo delle arti visive.