Dalle Belle Arti alla narrativa, passando per il musei e la Biblioteca di Monsummano Terme. Il percorso di Marco Giori non è lineare, ma è proprio da questo intreccio di mondi che nasce Respira, il suo primo romanzo. Un esordio che lui stesso definisce «un figlio», frutto di un processo creativo iniziato quasi per caso, grazie a un gruppo di scrittori incontrati nel suo settore professionale.
Marco Giori, il flusso del racconto
Ho conosciuto Marco Giori solo telefonicamente – almeno per ora – e quello che ho sentito è la voce di una persona che ha capito il suo posto nel mondo. Una persona che ha dedicato parte della sua vita all’arte e alla cultura e che ha trovato nella scrittura lo strumento per raccontarsi e parlarsi, oltre che per parlare agli altri.
Non credevo davvero di avere delle chance come autore – racconta Marco – poi, tramite alcuni incontri legati al mio lavoro nella storia dell’arte e nei musei, ho incrociato un gruppo di scrittori. Da lì è partito un flusso, una necessità di racconto che non si è più fermata.

Prima di Respira, Giori aveva già pubblicato due brevi racconti gialli per “Bookshake”, la collana tematica di Einaudi Ragazzi che nel 2025 ha raccolto cinquanta titoli per genere. Ma è con questo romanzo che il bisogno narrativo diventa un’esperienza piena, quasi un percorso terapeutico.
Un romanzo–viaggio terapeutico
Marco Giori descrive Respira come un viaggio a tre livelli: per il lettore, per il protagonista e per l’autore stesso. Un atto di esplorazione identitaria. Una voce narrativa che invita a fermarsi e a cercare sé stessi nel qui ed ora che è il frutto del passato, per avere un futuro che ci rappresenti.
Spero di essere riuscito a trasmettere l’importanza di avere coscienza di chi si è. Avere consapevolezza aiuta a vivere meglio, a capire meglio gli altri e la vita.
Respira è un invito a fermarsi: a guardare ciò che è stato, ciò che è e ciò che sarà. Il presente esiste grazie al nostro passato, e da quella prospettiva possiamo affrontare il futuro.
Il romanzo diventa non solo una storia, ma una postura esistenziale: respirare per mettere ordine, per ascoltare, per acquisire lucidità. Lucidità che Giori mi trasmette con la sua voce, pacata e risolta. Una persona che mi racconta il suo percorso con intensità e un linguaggio pulito e sorridente.

Un viaggio sul territorio
Marco Giori sta presentando Respira in un tour che è esso stesso un percorso, un po’ come quello che fa il protagonista del suo libro. Ad aprile è partito da quella che è stata la sua casa per lungo tempo: la Biblioteca Giuseppe Giusti di Monsummano Terme. Successivamente dopo alcune date estive è stato in settembre alla Biblioteca San Giorgio di Pistoia e in ottobre alla Biblioteca Civica di Pienza.
Il prossimo 20 dicembre sarà alla Fondazione Poma – Liberi tutti di Pescia, in una presentazione speciale perché a coordinare l’evento ci saranno la psicologa e psicoterapeuta Claudia Rennis e la regista e attrice fiorentina Anna Meacci.
La presenza di Claudia e Anna a questa ultima presentazione dell’anno è per me molto importante. Non soltanto perché sono due amiche, ma anche perché sin da quando Respira era solo una bozza mi hanno sostenuto ed incoraggiato. E’ stato bello avere a disposizione due professioniste che potessero darmi il loro punto di vista come terapeuta e drammaturga, perché la scrittura deve parlare e far riflettere.
L’intervento di Rennis e Meacci è un’occasione unica per ascoltare la voce di due grandi professioniste che mettono il loro lavoro e la loro esperienza al servizio della cultura. Meacci in particolare è un personaggio di spicco del mondo della drammaturgia, una professionista che con la sua sensibilità e la sua presenza scenica poterà un valore aggiunto alla presentazione di Respira.
Un calendario che unisce luoghi della cultura, professionisti della relazione d’aiuto e figure dello spettacolo, a conferma di quanto Respira sia un’opera che dialoga con più mondi.
Domanda UAU: quanto è terapeutica la scrittura?
Dopo una bella conversazione, fatta di grande confronto – il che mi è piaciuto particolarmente perché raramente riesco a connettermi così bene con chi mi trovo ad intervistare – arriviamo alla domanda UAU. Ho chiesto a Marco Giori quanto sia terapeutica la scrittura.
È un parlare al sé. Trovo che scrivere sia una sorta di catarsi. La consiglierei a chi vuole parlare a sé stesso o agli altri (quindi a chiunque). Questo perché la scrittura permette un dialogo con il proprio IO, quello interiore, quello inconscio. Dovremmo scrivere tutti perché è come un buttar fuori ciò che si ha dentro e rileggendo le nostre parole possiamo meglio capire come affrontare ciò che ci spaventa.
Per Giori la scrittura è infatti un processo di somatizzazione e rielaborazione, tanto che insieme concordiamo sul fatto che quando si scrive un racconto c’è sempre qualcosa di autobiografico, anche se non vogliamo mettercelo.
Come ho detto, la scrittura permette al tuo inconscio di parlare. Ti rifletti in un personaggio che si muove nella trama. L’elemento autobiografico è necessario e spesso indotto dall’inconscio stesso, un elemento che passa sempre attraverso la creatività dello scrittore.
Un’idea che – secondo me – ribalta la visione romantica dello scrittore isolato. Qui la scrittura diventa una pratica di cura, una via per comprendere sé stessi e, di conseguenza, gli altri.
Marco Giori è un autore che ha imparato a respirare e invita gli altri a farlo con il suo romanzo di esordio che nasce da un ascolto profondo. Un romanzo che non vuole offrire risposte ma strumenti, spunti, prospettive. Un invito semplice e rivoluzionario allo stesso tempo: fermarsi, respirare, guardarsi dentro.
Il libro Respira di Marco Giori - edito da Libreria Roma - è acquistabile presso la Lib"e"ria Vezzani di Montecatini Terme