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Cultura

Meloni & poponi

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Scritto da Cinzia Silvestri

È tempo di meloni, con la M maiuscola ma anche minuscola. In Toscana questi frutti tipicamente estivi si chiamano poponi, e poponi si definiscono le persone sciocche, buone a nulla. “Sei proprio un gran popone”, è un modo di dire bonario, ma qualifica parecchio chi riceve l’epiteto. Siamo all’inizio della campagna elettorale per le votazioni politiche, c’è poco tempo, ci sono pochi seggi e la fame di poltrone è tanta. I sondaggi hanno gettato nel panico alcuni partiti mentre quelli considerati avvantaggiati, a destra nel centro e a sinistra, si muovono con cautela. Fratelli d’Italia è Partito della Meloni, PdM più che FdI e su questo nessuno può dire alcunchè: l’ho seguita con interesse anche a livello territoriale valdinievolino, fin quando non si sono disvelati certi personaggi e certe strategie furbeghe che non ho gradito, ma su questo non intendo soffermarmi, almeno in questo post. Posso soltanto dire che l’uscita di scena di un componente dell’assemblea nazionale del partito e nome di punta della dirigenza locale nel gennaio 2022, persona da me stimata e apprezzata proprio perché artefice di buona parte del successo locale del partito nelle amministrative 2019, mi ha definitivamente convinto che alla fine per resistere e sopravvivere nella giungla politica attuale è marginale essere del PD, del M5S o di FdI appunto perché alla resa dei conti tutti uguali sono e chi non si adegua risulta sgradito.

meloni
Nel quadro alle spalle il futuro della nazione da deandreraccontalaseriea

Siamo all’inizio della campagna elettorale insolitamente estiva e calda assai e davvero non ci si raccapezza sulle alleanze, sui candidati premier, sui programmi: un tourbillon di dichiarazioni, repliche, contro repliche, incontri, tavoli, tavolincini e frenesia, spesso senza costrutto. Giorgia Meloni ha scelto fin dal 2018 la strada più semplice, quella dell’opposizione, comoda, liscia, con una coerenza facilitata ed appagante in termini di gradimento verso l’opinione pubblica. Ha alzato il tiro quasi impercettibilmente, rosicando a Capitan Papeete i migliori slogan, quelli che arrivano alla pancia di quella larga parte di italiani che prima ci sono loro, insofferenti alle mascherine, a una certa idea dell’Europa, ed ammiccanti alle armi inviate in Ucraina (io su questo ho sempre avuto idee diverse dal governo Draghi e dalla UE) ed a quel simpaticone di Orbàn che pare lo zio povero vestito a festa per la Comunione del nipote, che interviene un po’ allegro a tavola con le sue larghe vedute e soprattutto dotato di senso di solidarietà su temi quali l’omosessualità e l’immigrazione e qui mi cheto. Poi ci sarebbero altre cosucce, le presunte manipolazioni dei dati sui social o i presunti flussi di denaro non esattamente trasparenti, ma vi rimando alle passate inchieste giornalistiche e in taluni casi giudiziarie senza dare giudizi di merito, rammentando per par condicio che in altri tempi belli c’era chi (intercettato) esclamava “Abbiamo una banca!” ed era di sinistra e non si chiamava Robin Hood. Or bene, come la previdente senatrice Meloni ha annunciato, sta piovendo non acqua a catinelle – l’avrei preferita! – ma una campagna stampa definita “macchina del fango” che, a mio modesto avviso, già il preannunciarla significa darle rilevanza a proprio vantaggio. Voglio dire, si mettono le mani avanti (finora tenute ben ferme perché il lavoro sporco è toccato agli alleati di coalizione e al contempo componenti la maggioranza, Lega e Forza Italia) avvertendo che a livello nazionale ma che dico?, planetario, si scatenerà un diluvio di sputtanamenti gegen Meloni, e scusate il francesismo. Ha ragione la senatrice, che io peraltro ho difeso (c’è chi simpatizza e sbandiera per lei ma non ha fatto altrettanto) quando la denigrazione ha toccato livelli personali, con allusioni infime e offensive: c’è chi si illude di battere l’avversario parlandone troppo e dicendone il male assoluto. Io sono dell’idea che invece questa strategia porti benefici solo alla Meloni. La sua coerenza riconosciuta da tutti ha pagato e lei così ha sentito il bisogno di alzare pian pianino l’asticella, culminata con il becero comizio spagnolo che me l’ha allontanata definitivamente: quell’indugiare mellifluo sui temi cari a certi italiani, specialmente col fiocchino al collo o in leggero sovrappeso, sulla famiglia tradizionale, sai quella famiglia dove la mamma deve essere obbligatoriamente di genere femminile e poco importa se poi ammazza il figlio o lo abbandona oppure quell’altra famiglia dove il babbo che deve essere di genere maschile ammazza la moglie perchè ‘geloso, depresso, in preda a raptus’ ed invece è solo un assassino stronzo (no, non vi aggrappate all’eccezionalità dei casi, perché i tiggì ne parlano ogni giorno). Ecco, su certi temi, la difesa della vita, ergo contrarietà all’aborto e all’eutanasia, la senatrice Meloni e tutta la sua truppa cammellata con Ignazi e Danieline la sento distante da me al punto di aver bisogno del telescopio spaziale James Webb. Certo, è vero che l’Italia ha pressanti problemi economici ma dubito che Meloni possa risolverli meglio di Mario Draghi, pure se per decenza facesse fare il premier a quella degnissima persona che è Guido Crosetto (che non mi pare, salvo colpi di scena pro raccolta voti, abbia intenzione di tornare nell’agone politico, visto che comunque è chiamato spessissimo come opinionista nei talk show), il rilancio economico tuttavia non serve a nulla se non c’è parallelamente una crescita etico-morale. Non è una questione di saluto romano o fascistaggine, queste sono cose da poponi, poponi un po’ marci ma pur sempre poponi, è questione di vivere civile in una società civile, su cui non si può sgranare gli occhioni belli e mandare indietro le braccia in segno di meraviglia davanti ai fans. Non c’è più una classe politica decente, gli italiani almeno in parte ne sono consapevoli e per questo non vanno più a votare e questo problema non esattamente marginale riguarda tutti i partiti e movimenti, compresi gli scissionisti e gli scappati di casa e i raccattati.

meloni

C’è stato il tentativo di far passare Mario Draghi per quello che non è e mi rifiuto di riportare certi commenti assolutamente non potabili: situata sull’Aventino, la senatrice Meloni voleva il voto e qualcuno ha fatto il lavoro sporco, anche per lei. Ora il voto ce l’ha: non si appelli dunque alla ‘macchina del fango’ dimostrando un timore che non dovrebbe avere, perché i sondaggi le danno un 25% impensabile fino a poco tempo fa, ma non faccia nemmeno la spaccona con i cosiddetti alleati perché la legge elettorale non glielo consente, come non lo permette a quegli altri poponi, sempre bonariamente parlando, del cosiddetto centro sinistra ammesso e non concesso che ancora lo si possa chiamare così senza che Moro e Berlinguer si rigirino nella tomba, che freneticamente stanno cercando di batterla purtroppo per noi non a suon di programmi per gli italiani, ma di accordicchi e listini bloccati.

Come scriveva Giorgio Gaber, che al contrario della cantante Elodie poteva parlare di politica senza apparire imbarazzante:

“(…) Sul vocabolario c’è scritto che democrazia è parola che deriva dal greco e significa “potere al popolo”

L’espressione è poetica e suggestiva. Ma in che senso potere al popolo? Come si fa? Questo sul vocabolario non c’è scritto. Però si sa che dal 1945, dopo il famoso Ventennio, il popolo italiano ha acquistato finalmente il diritto al voto. È nata così la famosa democrazia rappresentativa, che dopo alcune geniali modifiche, fa sì che tu deleghi un partito, che sceglie una coalizione, che sceglie un candidato, che tu non sai chi è e che tu deleghi a rappresentarti per cinque anni. E che se lo incontri, ti dice giustamente: “Lei non sa chi sono io”. Questo è il potere del popolo. (…)” Questo è, onorevole Meloni, il diritto al voto degli italiani, sic et simpliciter, che diventa irrimediabilmente il diritto al potere dei partiti e ha poca importanza quali siano perché alla prova dei fatti, portano al popolo solo danni e per sè tanti vantaggi a cominciare dai vitalizi parlamentari, in un Paese dove i nostri giovani, se non scappano perché sottopagati quando lavorano, sono destinati a non avere neanche la cosiddetta pensione minima. Altro che milione di alberi e dentiere per tutti! C’avete preso davvero per poponi, parola che fa rima con…

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