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Modoro: intervista a Cristina Cati

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Scritto da Daria Derakhshan

Ho avuto il piacere di intervistare Cristina Cati, creativa, illustratrice e fondatrice di Modoro, impossibile non innamorarsi dei suoi complementi d’arredo per la cucina e gli accessori per “gli amanti del buon cibo” come ama definire lei.

Ho avuto il piacere di intervistare Cristina Cati, creativa, illustratrice e fondatrice di Modoro, impossibile non innamorarsi dei suoi complementi d'arredo per la cucina e gli accessori per "gli amanti del buon cibo" come ama definire lei.

Nascita di Modoro e significato

La prima volta che ho pensato a questo progetto, il primo embrione di idea è arrivato nel 2016. Ero in uno di quei momenti della vita lavorativa in cui senti la necessità di un cambiamento, per più di vent’anni mi ero occupata di illustrazione scientifica per i libri di medicina e chirurgia e non trovavo più soddisfazione in quello che facevo. Ho deciso di combinare insieme cucina e disegno perché sono le attività che più mi rappresentano, l’idea di illustrare il cibo è venuta naturale.
Ho subito creduto molto in questo progetto per questo mi sono affidata a una professionista del naming, Chiara Gandolfi perché ideasse il nome perfetto per il mio brand. Il nome Modoro nasce dalla fusione di due parole modo+oro.

Modoro richiama le cose fatte a modo, richiama anche l’oro, qualcosa di prezioso che il giallo della mia palette esprime già in maniera delicata ed evocativa.
Una preziosità che non è data tanto dall’oggetto in sé, ma proprio da tutto il processo che seguo personalmente con precisione e meticolosità, dal disegno all’oggetto finito.

Ho avuto il piacere di intervistare Cristina Cati, creativa, illustratrice e fondatrice di Modoro, impossibile non innamorarsi dei suoi complementi d'arredo per la cucina e gli accessori per "gli amanti del buon cibo" come ama definire lei.


Cucinare è una tua grande passione, lo si percepisce dai i dettagli minuziosi di ogni tua illustrazione, come nasce l’amore per la cucina e quali sensazioni ti da unire due tue grandi passioni?

La mia città di origine è Bologna, il cibo dalle mie parti è al centro di tutto, abbiamo il dna fatto di sugo. Sono cresciuta in un ambiente in cui si dà grande rilievo alla cucina, non potevo rimanere immune da tutto questo. Ma la cucina non è fatta solo di ingredienti, è fatta di luoghi, di persone, di ricordi. Un piatto di tortellini non è solo un piatto di pasta ripiena, è il pranzo in famiglia a casa di nonna che sbagliava i nomi di tutti i nipoti, mi spiego?

E allora ecco che secondo me il cibo può essere rappresentato in un disegno così come si fa con un paesaggio o con un ritratto perché può suscitare emozioni. Non per niente tra i miei clienti ci sono molti expat, i miei prodotti, le mie grafiche per loro rappresentano una bandiera, le loro origini e li fanno sentire un po’ meno lontani da casa.

Ho avuto il piacere di intervistare Cristina Cati, creativa, illustratrice e fondatrice di Modoro, impossibile non innamorarsi dei suoi complementi d'arredo per la cucina e gli accessori per "gli amanti del buon cibo" come ama definire lei.

Bologna la tua città si respira in tutto quello che crei, ci dici un ricordo a cui sei tanto legata e perché?

Ovviamente è un ricordo legato al cibo. Quando ero piccola, i miei genitori lavoravano entrambi e se non ero a scuola ero a casa della mia nonna paterna che abitava a Porta Saragozza con due sorelle. Queste tre donne hanno reso speciale la mia infanzia, me ne sono resa conto col passare del tempo. Le giornate erano piene di riti, azioni che si ripetevano sempre uguali, ma di tanto in tanto c’era bisogno di andare in centro, anzi “in Piazza” come dicevano loro per qualche commissione speciale. In quelle occasioni era tappa obbligata andare a mangiare una sfogliatina al formaggio al Cafè Gamberini in via Ugo Bassi. Giuro che ancora adesso se ci penso sento quel sapore e ovviamente non è un ricordo legato solo ad un formaggio filante avvolto in uno scrigno di pasta sfoglia…


Come inizi un tuo progetto? Che tecniche usi per ogni realizzazione?

Mi faccio ispirare dalla cucina tradizionale, disegno piatti cucinati ma anche materie prime con le quali mi diverto a creare pattern che diventano poi le fantasie dei miei tessuti.

Per i disegni di Modoro utilizzo una sola tecnica: quella del tratto.

Credo sia fondamentale avere uno stile riconoscibile e questa tecnica me lo consente. Disegno a mano libera con un semplice pennarello nero, poi digitalizzo le tavole e a computer inserisco il colore. Alcuni disegni nascono per essere stampati su carta, altri invece sono destinati al tessuto. Invio le grafiche allo stabilimento tessile e quando ricevo i tessuti stampati cucio gli accessori e i complementi d’arredo che poi vendo sul mio shop. Di recente sto sperimentando anche un settore nuovo, quello dei tessuti jacquard. Fino ad ora ho trasferito le mie grafiche con la stampa digitale, mentre con la tecnica dello jacquard il disegno viene reso durante il processo di tessitura, non è un disegno apposto ad una stoffa esistente tramite il processo di stampa, il disegno nasce insieme al tessuto durante il processo di tessitura a telaio. Il contrasto tra il design moderno e una tecnica antica dà dei risultati davvero interessanti.

Prossimi progetti?

Mi sto dedicando sempre più a collaborazioni B2B. Posso occuparmi della personalizzazione di un intero locale, dai menù, alle decorazioni delle pareti passando per i grembiuli dello staff o il tovagliato.
Ritornando ai tessuti jacquard, ho creato una collezione che sto proponendo ai negozi per crearmi una rete di rivendite. Per finire c’è un progetto a cui tengo tanto, che mi apre ad un nuovo settore di mercato e che verrà presentato a brevissimo. Non posso ancora dire niente, vi dico solo che è nato dopo la mia partecipazione nel 2024 ad una collettiva al Fuorisalone di Milano, se volete provare a indovinare…

Fotografie © Francesca Parolin / Intervista di Daria Derakhshan

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