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“Qualcosa di Lilla”: un racconto di consapevolezza

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Scritto da Irene Pagnini

C’è un colore che attraversa le pagine e le immagini del romanzo Qualcosa di Lilla: non è solo una scelta estetica, ma un simbolo potente, radicato nell’esperienza personale e nell’impegno dell’autrice, Maruska Albertazzi. Il lilla è il colore associato alla lotta contro i disturbi alimentari, un tema che da oltre dieci anni l’autrice affronta come giornalista, attivista e voce diretta di chi quella realtà l’ha vissuta.

Il colore Lilla nel romanzo — e nella sua trasposizione cinematografica — diventa anche un elemento quasi mistico. Nella mitologia celtica, è il colore del crepuscolo, una soglia tra luce e buio, uno spazio intermedio e magico in cui gli spiriti maligni non possono colpire. È protezione, ambiguità, trasformazione. Ed è proprio in questa dimensione sospesa che si muove l’intera storia.

Qualcosa di Lilla: un mosaico di storie reali

L’autrice ci spiega che Qualcosa di Lilla nasce da un lungo lavoro di ascolto: dieci anni di testimonianze, frammenti di vite raccolti e poi trasformati in narrazione. Ogni episodio raccontato affonda le radici nella realtà, ma viene rielaborato, intrecciato e drammatizzato per costruire un racconto capace di coinvolgere e, allo stesso tempo, restare accessibile.

Maruska sceglie di proposito di evitare una rappresentazione didascalica dei disturbi alimentari. Niente conteggi di calorie, niente ossessione per il peso o l’immagine riflessa nello specchio. Al centro c’è invece la dimensione emotiva: il disturbo come meccanismo di regolazione del dolore, come risposta a un disagio più profondo.

Questa scelta ha un obiettivo preciso: creare un’opera che non sia un “trigger”, ma uno spazio sicuro. Un libro leggibile da chi non ha mai vissuto queste esperienze, ma anche da chi le conosce da vicino — o le sta ancora attraversando.

I messaggi: vita, amicizia, guarigione

Tra le molteplici storie che compongono il romanzo emergono alcuni messaggi fondamentali.

Il primo è forse il più duro: si può morire di disturbi alimentari anche quando il corpo non mostra segni evidenti. È un invito a superare gli stereotipi visivi e a riconoscere la complessità della malattia.

Il secondo riguarda l’amicizia. Non sempre perfetta, non sempre priva di contraddizioni, ma capace — in modi imprevedibili — di diventare una forza salvifica.

Infine, la guarigione. Non come atto di pura volontà, ma come gesto di fiducia. Fiducia nella possibilità di stare meglio, di cambiare, di uscire da una condizione che spesso appare senza via d’uscita.

I personaggi: tra realtà e invenzione

Se molte delle storie nascono da esperienze reali, alcuni personaggi rappresentano una sfida diversa.

Marco, ad esempio, è un adolescente filippino arrivato in Italia attraverso un ricongiungimento familiare. La sua storia è interamente frutto di invenzione, costruita attraverso un intenso lavoro di documentazione, confronto e ascolto. Raccontarlo ha significato entrare in una realtà culturale complessa, cercando autenticità senza appoggiarsi a vissuti personali diretti.

Luce per l’autrice è uno dei personaggi più sorprendenti del romanzo. Poco presente nel film, ma centrale nel libro, Luce si sviluppa quasi autonomamente durante la scrittura. Lontana dall’autrice per esperienza e sensibilità, diventa proprio per questo uno spazio di scoperta: un personaggio che si rivela pagina dopo pagina, generando vere e proprie epifanie narrative.

Dalla pagina allo schermo

Il passaggio dal romanzo al film non è una semplice trasposizione, ma una reinterpretazione. Alcuni personaggi cambiano peso, alcune storie si trasformano, ma il nucleo resta lo stesso: raccontare il dolore senza spettacolarizzarlo, offrire uno sguardo empatico e complesso su una realtà spesso semplificata.

Qualcosa di Lilla è un ponte tra storie reali e narrazione, tra sofferenza e possibilità di guarigione. Un’opera che sceglie di non spiegare tutto, ma di accompagnare il lettore — e lo spettatore — dentro una zona di confine, proprio come il colore che le dà il nome.

Uno sguardo al futuro: nuovi progetti e una narrazione sempre più audace

Qualcosa di Lilla rappresenta l’inizio di un percorso narrativo destinato ad evolversi. L’autrice è già al lavoro su un nuovo romanzo che, pur mantenendo al centro il tema della salute mentale, si muove verso territori più maturi e complessi. Le protagoniste saranno donne adulte, immerse in una storia che intreccia elementi di thriller e suggestioni pulp, fino a toccare anche dinamiche legate alla criminalità organizzata. Un cambio di tono e di stile, dunque, ma con una continuità tematica ben precisa: esplorare la psiche umana e le sue fragilità.

Parallelamente, prende forma anche un progetto audiovisivo ambizioso: una serie che si configura come il sequel di Qualcosa di Lilla per approfondire ulteriormente il tema della guarigione, esplorandone le complessità e le contraddizioni.

Un film unico nel suo genere

Qualcosa di Lilla, grazie alla regia di Isabella Leoni, è un film segna una rottura rispetto ai racconti tradizionali sui disturbi alimentari. Così come il romanzo sceglie di non mettere subito la malattia al centro. All’inizio, infatti, domina l’adolescenza: l’amicizia, la scoperta dell’amore, le relazioni, tutto ciò che rende universale quell’età fragile e intensa. Solo in un secondo momento il disturbo alimentare emerge, irrompendo con tutta la sua forza.

qualcosa di lilla

Ancora più radicale è la scelta di sottrarre il corpo allo sguardo. Niente nudità, niente estetica spettacolarizzata, niente stereotipi visivi. Le protagoniste hanno corpi normopeso, corpi che non “raccontano” la malattia secondo i codici abituali. È una decisione narrativa precisa, che ribalta una lunga tradizione cinematografica e culturale.

In un’epoca in cui ogni messaggio sembra passare attraverso l’immagine e l’estetica del corpo, Qualcosa di Lilla compie un gesto controcorrente: raccontare i disturbi alimentari attraverso il dolore dell’anima, invisibile ma profondissimo. Ed è proprio in questa scelta che risiede la sua forza più innovativa — e, per molti versi, rivoluzionaria.

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