Lo scorso weekend al Teatro Manzoni di Pistoia è andata in scena una commedia particolarmente divertente, sempre attuale, a tratti pungente (e perché no, irriverente). Sto parlando di Anatra all’Arancia con Emilio Sofrizzi e Carlotta Natoli, per la regia di Claudio Greg Gregori.
Anatra all’Arancia… servito freddo!
Si, la commedia Anatra all’Arancia è un cult in cui si racconta il rapporto tra moglie e marito (tra cui sarebbe sempre meglio non mettere il dito). Gilberto (Emilio Sofrizzi) e Lisa (Carlotta Natoli) sono una coppia affiatata: sposati da oltre vent’anni vivono il sogno di una famiglia apparentemente perfetta, dove lui tira le redini del carrozzone e lei rende tutto perfetto con la sua grazia ed eleganza.
Due figli, una bella casa, una domestica. Non manca proprio nulla, o così pare. Tutto scorre liscio, finché Gilberto non scopre che la moglie ha un amante. Un aristocratico, romantico, più giovane, attento alle sue esigenze come Gilberto non sembra essere da tempo. Sarà davvero l’uomo perfetto per sostituirlo? Forse quest’uomo sotto questo suo velo di perfezione nasconde qualcosa di diverso. Forse è solo oro quel che luccica e l’oro si sa’ è bello, ma a contatto con la pelle rimane freddo, privo di vita.

Gilberto ha un piano: riprendersi la moglie con l’astuzia che solo un grande giocatore di scacchi può avere. Come? Invitandola ad una partita in cui gli attori sono lui, lei, Leopoldo Augusto (l’amante) e Patrizia (la sexy segretaria di lui).
Commedia degli equivoci, che non stanca mai
Uno spettacolo divertente, piccante e irriverente dove gli interpreti si sostengono tra di loro in maniera oserei dire perfetta.
La coppia Natoli – Solfrizzi è ben oliata: si spalleggiano a meraviglia in una sorta di valzer linguistico che attrae tutti, ma proprio tutti in sala. Ruben Rigillo (Leopoldo Augusto) e Beatrice Schiaffino (Patrizia) sono perfetti nei loro ruoli, per nulla marginali o scontati, anzi oserei dire principali e necessari.

Del resto Anatra all’Arancia di Claudio Greg Gregori è una continua allusione agli scacchi, dove ogni pedina ha il suo ruolo fondamentale e dove ogni pezzo sacrificato ha lo scopo di portare il giocatore alla vittoria. In questo caso a vincere è ovviamente Gilberto, che riesce a riprendersi la sua regina, nonostante per riaverla abbia dovuto in parte sacrificarla.
Anatra all’Arancia, tra Totò, Peppino e… Tina Pica
Una mia personale lettura di Anatra all’Arancia vede Solfrizzi rifarsi costantemente ad uno schema che fa parte della nostra cultura italiana. Istrionico e mimico come ormai pochi attori riescono a fare, a tratti mi ha ricordato Totò nelle sue interpretazioni con Peppino de Filippo.
In particolare, c’è una scena, al tavolino da caffè, in cui Solfrizzi e Rigillo si snodano in un duetto comico dove l’accento sulle parole fa la differenza. Una scena che ha inchiodato alla sedia gli spettatori, non solo nel tentativo di seguirla passo per passo, ma anche dal ridere.

E in questo teatro di cultura teatrale e cinematografica dei tempi d’oro della nostra bella Italia non poteva certo mancare la cameriera Teresa, interpretata da Antonella Piccolo che ben riesce a farsi amare dal pubblico ricordano la celebre Tina Pica, velata di un’ira farsesca senza perdere il contatto con la sua umana pietà.
Uno spettacolo da rivedere
Concludo la mia recensione dicendo che spero di vedere più commedie così a Pistoia, perché meritano e riempiono i teatri. Spettacoli interessanti, che nel ridere fanno riflettere e mettono di buon umore.
Anatra all’Arancia è uno spettacolo che rivedrei volentieri, non solo per le dinamiche, per le scenografie e per com’è stato diretto, ma anche e soprattutto per gli interpreti, che ho amato da bambina in televisione e che oggi posso dire mi hanno stregata dal vivo fuori dallo schermo, nella cornice del palcoscenico.