Non si tratta solo di un’opera d’arte, ma anche di un evento speciale vissuto dall’artista Filippo Biagioli in prima persona. Parliamo con lui del Crocifisso di Luce, un’opera creata utilizzando legno di scarto, pulito, restaurato e scolpito.
L’intervista è a cura di Filippo Basetti

Ciao Filippo. Puoi raccontarci il processo creativo che ha portato alla realizzazione della tua nuova opera “Crocifisso di Luce”?
E’ stato un processo molto veloce. In tutto è durato nove giorni. Ho sentito di doverlo fare verso metà Dicembre, per poterlo portare in spalla il, ventiquattro in chiesa. La lavorazione è stata rilassante, come qualcosa di terapeutico, nonostante la pioggia. Io lavoro all’aperto e il meteo condiziona lo sviluppo del mio lavoro. In questo caso ha piovuto quasi sempre. Invece di arrabbiarmi, l’ho apprezzato molto, l’ho considerata una pioggia purificatrice, e visto il soggetto, era perfetta.
Ho recuperato del legno di scarto, perchè odio tagliare alberi, l’ho trattato, restaurato e scolpito. Avevo già l’“Epifania” di doverlo fare luminoso, quindi, anziché tenerlo grezzo, l’ho colorato con smalto bianco lucido e acrilico opaco oro. Due colori, che con la Luce divina hanno molta affinità, oltre a un’armonia cromatica non indifferente.
Una volta terminato, sotto ai piedi di Cristo ho inserito la Croce di Gerusalemme e sulla Sua testa contornata da una Corona di Spine che sembra anche un’Aureola. Durante l’intervista fatta in questi giorni per la TV chi mi ha intervistato l’ha notata subito. Questo mi ha riempito di gioia, perchè ho visto che anche i più piccoli particolari venivano percepiti. Particolari solo nella grandezza fisica, perchè in realtà il loro significato è molto importante. Ho concluso inserendo la parola ebraica “אור” sopra Gesù.

Quali sono i principali temi o messaggi che vuoi trasmettere con il tuo Crocifisso di Luce?
Vorrei parlare di “dialogo”. Hai notato com’è diventata la società oggi? Passi per strada, qualcuno accoltella qualcun altro, e a parte rarissimi casi, le persone tirano diritto o peggio ancora iniziano a fare i video per i social. A causa della velocità di comunicazione pensiamo di essere al centro dell’attenzione, pensiamo di essere parte di qualcosa di grande. Invece siamo soli, viviamo con persone a noi vicine con cui non parliamo. E se parliamo, litighiamo.
Siamo dei gusci vuoti in putrefazione, che non portano rispetto per niente e nessuno. “Roba” inutile che io invece vorrei vedere rigermogliare, dialogare, portare rispetto, tornare alla vita vera.
Mentre portavo il Crocifisso di Luce in spalla, sul Serravalle gli automobilisti che passavano, ci guardavano in maniera strana. Beh… ero con un Crocifisso in spalla alla Viglia di Natale, a condizioni normali, non sarebbe stata una cosa poi così strana.
C’è stato un evento o un’ispirazione particolare che ti ha spinto a creare il “Crocifisso di Luce”?
No, come tutte le volte ho sentito questa “Epifania” che io chiamo Voce di Dio, che mi diceva di farlo. Durante il secondo miracolo che ho avuto nella mia vita, pregai Dio, Allah il Misericordioso, יהוה, e tutti i Santi e Dei che conoscevo. Quando il miracolo avvenne, promisi che avrei lavorato gratis per Dio e la Sua Parola. Così ogni volta che sento “parlarmi” io faccio ciò che mi dice e fino ad ora si è sempre rivelata una cosa Buona.
Come speri che il pubblico reagisca o interpreti quest’opera e soprattutto la tua performance che ti ha visto “trasportarlo” alla Chiesa?
Dal vivo non ho avuto molti commenti, adesso il Crocifisso di Luce si trova ai piedi dell’Altare della chiesa di Santo Stefano ma non so chi lo visita. Alcuni che conosco sono rimasti colpiti dalla sua visione dal vivo e sui social ha avuto commenti positivi. Quindi, considerando l’attuale società, ne sono felice. Spero sia un’Opera che faccia pensare alla fratellanza.
Crocifisso di Luce: tecniche e materiali
“Come sempre ho utilizzato legno di recupero, trattato, restaurato e poi scolpito. A parte rarissimi casi, adopero sempre materiali di scarto, odio fare violenza, come detto prima, alla Natura.
Il legno usato è un racconta storie: chissà prima di arrivare a me dove ha viaggiato, a cosa è servito e chissà se gli altri lo hanno visto come materia creativa o solo come un oggetto usa e getta. Questo la dice lunga sulla differenza tra persone.”
Hai nuovi progetti in corso o in fase di progettazione?
Si molti. Anzitutto due miei libri fatti a mano andranno in altrettanti musei e prima di questo ci saranno i “festeggiamenti” per il mio 50esimo compleanno attraverso nove mostre, piccole o grandi, che andranno a sintetizzare il mio lavoro.
Si parte il 9 Febbraio dove il Museo MAP allestirà tre mostre nei suoi spazi di Villanova d’Albenga, Onzo e Cosio d’Arroscia (dove è nata l’Internazionale Situazionista), poi il Museo della Canapa presenterà delle stoffe e dei laboratori “carnevaleschi” dedicati alle mie maschere. Si proseguirà con la Galleria Formapop di Ostia.
Nel mese di Marzo ci saranno le mostre a Vercelli alla ex Galleria ViadeMercati e al Cum Venio a Larciano, dove esporrò con Filippo Basetti e Andrea Mattiello (tutti e tre facciamo 50 anni tra fine Gennaio e Febbraio).
A Maggio in programma la mostra alla Casa Museo di Mario Carrara, fondatore di Meeting Art, dove hanno già esposto i cimeli di Maria Callas e le opere di Christo, Raushemberg e a Aprile, Matta. Sono in preparazione vari laboratori dedicati alle mie opere. Tutto il progetto si chiamerà “il Tuono, il Brutto, l’Istintivo”, poi ogni mostra avrà la sua presentazione e titolo.