Nel 1968 Elio Petri, regista noto per il suo cinema politico e corrosivo, decide di sorprendere tutti con un film che non parla di potere o corruzione, ma di arte, follia e ossessione. Un tranquillo posto di campagna è un’opera che oggi appare incredibilmente attuale: un viaggio psicologico che anticipa il tema del burnout creativo e lo racconta con un linguaggio visivo che sembra già pensato per il pubblico contemporaneo.
Un tranquillo posto di campagna: trama
Leonardo (Franco Nero), pittore di successo ma in crisi, si rifugia in una villa di campagna per ritrovare ispirazione. Invece di pace, trova un ambiente infestato da presenze e memorie che lo trascinano verso la paranoia. La compagna Flavia (Vanessa Redgrave), agente e musa, cerca di riportarlo alla realtà, ma il confine tra arte e follia diventa sempre più sottile.


Franco Nero, Vanessa Redgrave e Elio Petri sul set del film “Un tranquillo posto di campagna” (1968), diretto da Elio Petri. Foto di scena. Immagini utilizzata a scopo informativo/critico. Fonte: Wikimedia Commons e Archivio PEA.
Perché rivedere oggi “Un tranquillo posto di campagna“
Burnout e mercato dell’arte
Petri mette in scena la pressione del sistema culturale, un tema che oggi risuona con chiunque viva la frustrazione di dover “produrre contenuti” senza sosta.
Estetica pop-surrealista: le visioni di Leonardo hanno un gusto che ricorda videoclip e serie tv moderne, con atmosfere disturbanti e ironiche.
Coppia glamour
Franco Nero e Vanessa Redgrave portano un fascino internazionale che rende il film meno “datato” e più universale.
Colonna sonora sperimentale
Ennio Morricone abbandona le melodie epiche e si diverte con suoni disturbanti, anticipando l’elettronica e il noise.

Franco Nero (Leonardo Ferri) e Vanessa Redgrave (Flavia) in una scena del film “Un tranquillo posto di campagna” (1968), diretto da Elio Petri. Crediti: Archivio di Produzione/Fotografo originale. Immagine utilizzata a scopo informativo ai sensi del diritto di citazione. © Copyright Rizzoli Film
Curiosità e aneddoti
Dal gotico inglese al cinema italiano
Il film si ispira al racconto The Beckoning Fair One (1911) di Oliver Onions, ma Petri lo trasforma in un incubo moderno, con pennellate di critica sociale.

Produzione internazionale
Dietro la villa di campagna c’è un respiro europeo: Italia e Francia insieme, con Alberto Grimaldi (produttore di Pasolini e Leone) a sostenere il progetto.
Il “film dimenticato” di Petri: noto per titoli come Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, qui il regista si concede una deviazione nel fantastico. Alcuni critici lo hanno trascurato, ma proprio per questo oggi appare come una gemma da riscoprire.
Morricone indie ante litteram
La colonna sonora, più che accompagnare, destabilizza. Ascoltata oggi, sembra uscita da un disco sperimentale degli anni ’90.
Location principali del film
Villa Cordellina Lombardi – Montecchio Maggiore (Vicenza)
È la villa dove Leonardo si rifugia per ritrovare ispirazione. Elegante e austera, con interni affrescati e un parco che amplifica il senso di isolamento. La villa è un vero edificio settecentesco, progettato da Giorgio Massari e affrescato da Tiepolo. Un luogo che incarna perfettamente il contrasto tra bellezza e inquietudine.
Villa Lugli – Bresseo, Teolo (Padova)
Utilizzata per alcune riprese esterne e secondarie. Anche questa villa ha un’aria decadente e rurale, perfetta per il tono del film.
Cinecittà Studios – Roma Alcune scene interne e ricostruzioni sono state girate negli studi di Cinecittà, come da tradizione per molte produzioni italiane dell’epoca.
Milano e Venezia – Alcune brevi sequenze urbane sono ambientate in queste città, probabilmente per rappresentare il mondo dell’arte e della mondanità da cui Leonardo fugge.

Villa Cordellina Lombardi, Montecchio Maggiore (Vicenza) Fonte Wikimedia Commons Autore Erich Schmid
Curiosità architettoniche e scenografiche
Scenografia di Sergio Canevari: ha saputo sfruttare gli spazi reali delle ville per creare un senso di claustrofobia e mistero, accentuando la tensione tra arte e follia.
La villa come personaggio: Petri usa la villa non solo come sfondo, ma come entità viva, che interagisce con Leonardo e lo destabilizza. Le pareti scrostate, i ritratti, gli oggetti abbandonati diventano parte del racconto.
Atmosfera veneta: la nebbia, la luce naturale, i colori spenti delle campagne venete contribuiscono a creare un’estetica che oggi potremmo definire “gotico padano”.
Conclusione
Guardare Un tranquillo posto di campagna oggi è come scoprire un vinile psichedelico in soffitta: polveroso ma incredibilmente cool. È un film che parla di arte e alienazione con ironia e serietà insieme, e che merita di essere riscoperto come un piccolo cult.
Un’opera che dimostra come Petri non fosse solo un regista politico, ma anche un visionario capace di raccontare la fragilità dell’artista con un linguaggio che ancora oggi ci parla.
Tutte le immagini sono utilizzate a scopo informativo/critico ai sensi del diritto di citazione. © Copyright Associazione europea (PEA)