Progetto Donna

Rosamaro: la forza del silenzio che si spezza

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Scritto da Alice Lavoratti

Un silenzio carico di emozione e riflessione alla prima di Rosamaro, il docufilm del regista pistoiese Giuseppe Tesi, presentato lo scorso aprile sul territorio toscano. Una proiezione dedicata non solo alla cittadinanza, ma soprattutto alle scuole, a testimonianza di quanto il cinema possa farsi strumento pedagogico e civile. L’obiettivo dell’opera è chiaro e urgente: squarciare il velo sulla violenza di genere, non limitandosi alla cronaca, ma scavando nelle radici psicologiche e sociali di un fenomeno che continua a ferire la nostra quotidianità.

La Storia di Erica Weber in Rosamaro: la violenza come Ombra del Quotidiano

Al centro della narrazione di Rosamaro troviamo Erica Weber, interpretata da una pregevole Valentina Banci, la cui storia funge da filo conduttore per mostrare come la violenza non sia sempre un atto eclatante, ma spesso un veleno che si insinua nelle piccole sfaccettature della crescita di una donna.

Il regista Giuseppe Tesi adotta una scelta stilistica e narrativa di grande impatto: l’escamotage dell’alienazione. Attraverso questo linguaggio, il film riesce a trasmettere la drammatica difficoltà di chi subisce abusi nel riconoscersi come vittima. È un processo di “scollamento” dalla realtà che spiega perché sia così difficile chiedere aiuto quando il carnefice abita nei gesti apparentemente normali del quotidiano.

Sofia Varricchio, interprete di Erica Weber bambina: sentire il Dolore per rompere il Silenzio

Un momento di profonda riflessione durante l’anteprima è giunto dalla giovane interprete Sofia Varricchio. La sua partecipazione non si è limitata alla sola recitazione, ma si è trasformata in una vera e propria missione empatica. Sofia ha voluto porre l’attenzione sull’importanza fondamentale di saper interpretare, ma soprattutto di sentire sulla propria pelle il dolore di chi vive situazioni di violenza e manipolazione. Durante il suo intervento, ha lasciato alla platea un’immagine tanto poetica quanto brutale che riassume l’essenza stessa del film.

La violenza è come un sasso che rotola e non fa rumore, ma che giunto a valle crea danni spesso irreparabili.

Questo concetto sottolinea come la manipolazione sia spesso silenziosa e impercettibile nel suo divenire, rendendo ancora più necessario il lavoro di ascolto e osservazione proposto dal regista.

La dinamica tra maltrattato e maltrattante

Uno degli elementi di maggior valore di Rosamaro è l’approccio corale e multidisciplinare. Il regista e tutto lo staff hanno lavorato in stretta sinergia con le associazioni del territorio.

Il docufilm non si ferma alla testimonianza della vittima, ma indaga coraggiosamente anche la figura del maltrattante. Attraverso interviste e racconti, vengono mostrate le dinamiche di chi ha agito violenza e sta intraprendendo un difficile percorso di riabilitazione. Questa doppia prospettiva è fondamentale per comprendere il ciclo della violenza e per scardinare quei modelli comportamentali che alimentano la prevaricazione.

Il Percorso di Prevenzione Collettiva di Rosamaro

L’obiettivo ultimo di Rosamaro non è solo l’analisi del dolore, ma la costruzione di un percorso educativo che porti, nel tempo, a una drastica diminuzione delle dinamiche di violenza.

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La proiezione di Rosamaro nella cornice del teatro Franco Parenti di Milano prevista in data 30 aprile 2026 ore 20.30 vede l’autorevole sostegno del Tribunale ordinario di Milano, nella persona del Presidente Dott. Fabio Roia. Intervengono Elisabetta Canevini, presidente della V Sez. Penale Tribunale di Milano
Marina Calloni, docente di Filosofia Politica Università Milano-Bicocca e Direttrice del centro Against Domestic Violence, Elisa Messina, giornalista del Corriere della Sera.

Grazie al lavoro di Giuseppe Tesi e alle toccanti testimonianze reali di donne vittime e dei loro carnefici, si esplorano le radici e le forme più drammatiche della violenza di genere. Un’opera intensa e necessaria che rompe il silenzio e invita a guardare oltre la superficie delle storie reali: il “sasso che non fa rumore” viene finalmente fermato prima di giungere a valle, trasformando la consapevolezza in uno scudo contro l’indifferenza.

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