Nato dal desiderio di raccontare l’Isola d’Elba attraverso uno sguardo artistico e contemporaneo, The Elbaner è un progetto che intreccia illustrazione, identità e territorio. Più che limitarsi a restituire l’immagine più nota dell’isola, quella da cartolina, il magazine prova a metterne in luce anche gli aspetti meno ovvi: la vita quotidiana, i dettagli, le atmosfere e tutto ciò che rende un luogo riconoscibile davvero a chi lo abita. In questa intervista abbiamo voluto approfondire da dove nasce il progetto, quale visione lo guida e come si costruisce, oggi, un racconto visivo capace di tenere insieme comunità, estetica e appartenenza.


Com’è nato The Elbaner e in quale momento avete capito che poteva diventare più di un progetto creativo, cioè un vero racconto condiviso dell’isola?
The Elbaner è nato circa un anno fa, nel marzo del 2025, in un momento di transizione. Jaime Cpr (Siviglia, appassionato di arte tessile – tufting), uno dei tre fondatori, aveva lasciato il suo lavoro di veterinario a dicembre 2024 e si trovava in una fase in cui non aveva ancora chiaro il passo successivo. In quel periodo era ospite della famiglia Diversi, in un contesto in cui l’arte è molto presente nella quotidianità: Gabriele Diversi (Portoferraio, artista visivo formatosi all’Accademia di Belle Arti di Firenze e Venezia, attivo in Italia e in contesti internazionali) aveva appena deciso di ritrasferirsi all’Elba dopo alcuni anni vissuti a Berlino, e Mariapaola Diversi (Portoferraio, artista visiva che indaga l’ambiente e le tematiche sociali), che aveva appena concluso la triennale di Belle Arti a Firenze. I tre si sono così ritrovati a condividere un periodo di “ozio” prolifico e creativo all’Elba, a casa. L’idea è partita da Jaime, che, avendo vissuto sia a Siviglia che a Trieste, aveva conosciuto progetti simili presenti in entrambe le città. Da lì ha condiviso questa intuizione con Gabriele e Mariapola Diversi, che l’hanno accolta con grande entusiasmo. Hanno iniziato a immaginare, progettare e costruire, finché, poco a poco, il progetto ha preso forma. Il 15 aprile 2025 è stata pubblicata la prima copertina.

Il momento in cui è diventato chiaro che The Elbaner poteva essere qualcosa di più di un semplice progetto creativo è arrivato quando gli organizzatori dell’Elba Book Festival li hanno contattati per offrire uno stand e commissionare una copertina dedicata al festival. È stato un segnale molto importante, insieme alla risposta positiva e calorosa del pubblico, che fin da subito ha fatto capire che si stava costruendo qualcosa di condiviso.




Nel vostro lavoro c’è un’ attenzione forte all’immaginario visivo: quanto conta, per voi, trovare un linguaggio capace di raccontare l’Elba in modo diverso da quello più turistico o stereotipato?
Conta moltissimo. L’obiettivo è proprio quello di raccontare l’isola sotto vari punti di vista e fuori da un’ottica meramente turistica. È una narrativa che, per chi la vive, nasce spontanea: nonostante il frenetico aumento della tendenza a sfruttare la stagione estiva — generando un consumo con poco contenuto reale — l’Elba resta una piccola oasi di natura, con spiagge libere e selvagge, piante protette e animali a rischio, come tartarughe e lucciole .
Ci sono poi le innumerevoli piccole realtà delle persone che la abitano: chi è nato sullo “scoglio” e chi ne è stato adottato. Artisti, musicisti, artigiani, amanti della vela, della scalata outdoor (come l’ASD Elba Climbing), e associazioni impegnate nel sociale come Amnesty International e Legambiente.
The Elbaner cerca di raccontare l’isola nelle sue sfumature più sottili, quelle non sempre visibili e che richiedono approfondimento, pazienza e curiosità. Il progetto si riconosce in un’idea di lentezza come valore culturale: in un mondo sempre più veloce, agire lentamente diventa un atto quasi rivoluzionario. È così che si vuole raccontare l’isola, rispettandone i tempi.
Il linguaggio visivo non è unico, ma lasciato alla poetica e alla sensibilità degli artisti coinvolti. Questo permette di spaziare da messaggi di valorizzazione della natura a letture più ironiche e critiche dei problemi quotidiani dell’isola.

Che rapporto volete costruire con chi vive l’isola ogni giorno? The Elbaner nasce più come sguardo artistico sull’Elba o come spazio aperto in cui la comunità può riconoscersi e partecipare?
Entrambe le cose. The Elbaner sta cercando di costruire un dialogo con le persone attraverso il linguaggio artistico, con l’obiettivo di creare una rete di persone creative. I fondatori, per studio e lavoro, hanno vissuto fuori per lunghi periodi, e il ritorno all’isola ha reso ancora più significativo il desiderio di costruire una comunità artistica, anche se piccola.
Fin dall’inizio è emerso un forte interesse da parte di chi vive e frequenta l’isola, segnale di una reale voglia di partecipazione e di attenzione verso l’arte nelle sue diverse forme. The Elbaner si configura quindi come uno spazio aperto, in cui l’arte è sia mezzo che fine: uno strumento per raccontare l’isola e, allo stesso tempo, per coinvolgere la comunità. La creatività viene intesa come un atto collettivo.
Per questo motivo il progetto si sviluppa anche attraverso eventi e presentazioni durante l’anno, con particolare attenzione al periodo fuori stagione e a iniziative di divulgazione culturale.
Allo stesso tempo, The Elbaner sta ampliando i propri confini. Nell’aprile 2026 uscirà il primo numero della rivista. Grazie alla collaborazione degli elbani Andrea Palla (fumettista, in arte “Ball”) e Giacomo Giovinazzo (giornalista), è stato creato uno spazio fisico e cartaceo per raccontare l’isola nelle sue declinazioni culturali.
La rivista include contributi di scrittori e studiosi d’arte, articoli divulgativi, racconti e interviste a persone e realtà attive sul territorio. Il tutto con una forte attenzione all’aspetto visivo: viene concepita come uno spazio libero e sperimentale, in cui grafica, illustrazione, cinema, pittura, scrittura, video (anche con contenuti interattivi) e fumetto si intrecciano per coinvolgere i lettori nella vita culturale elbana.