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Firenze è un filo di seta: il respiro rosso di una notte con Elisa

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Scritto da Filippo Basetti

Firenze, 3 maggio 2026 — Prima ancora che Elisa canti, la scena parla.
Un video introduttivo apre la serata come un varco. Poi, da quel varco, emerge lei: avvolta in un mantello chiaro, quasi una pelliccia di petali, e in un abito rosso vivo che sembra pulsare come un cuore. È un’immagine che resta impressa subito, prima della musica, prima delle parole.

Il Nelson Mandela Forum si trasforma in un ecosistema vibrante, un luogo dove la tecnologia della messa in scena e la purezza organica del suono trovano un equilibrio quasi magico. Non è solo un concerto: è un rito visivo.

Dietro di lei, le coriste — scure, compatte, quasi monastiche — costruiscono una presenza che non invade, ma sostiene. E qui accade qualcosa di raro: anche i brani più noti sembrano nuovi, come se non fossero mai stati espressi così prima. Le loro voci aggiungono strati, profondità, una vibrazione che rinnova tutto.

Una scaletta tra Storia e Futuro

Il Palasport 2026 non è un semplice “bis” del tour autunnale: è un’evoluzione.
La scaletta è un’antologia emotiva che attraversa venticinque anni di musica senza nostalgia, con la lucidità di chi sa che il passato è un punto di partenza, non di arrivo.

I successi dell’era LotusStay, Labyrinth, No Hero— arrivano con un’energia nuova, quasi rock. Il medley centrale, con Shadow Zone, Cure Me e altre perle, trasforma il Mandela Forum in un club berlinese, pulsante e scuro. E poi ci sono gli inediti: Amore è e FOMO. Due brani che Elisa presenta con una sincerità disarmante, e che il pubblico accoglie come se li conoscesse da sempre. Sono il segno di un’artista che non ha paura di sperimentare, di spingersi oltre, di cambiare pelle senza perdere identità.

Il Corpo della Musica di Elisa

C’è un momento, catturato anche nelle foto della serata, in cui Elisa impugna la chitarra e il maxi schermo alle sue spalle esplode in un fiore rosso, enorme, quasi carnale. Lei è al centro, piccola e gigantesca allo stesso tempo: la musica la attraversa, la amplifica, la moltiplica.

La sua versatilità è totale: passa dalla chitarra al piano con naturalezza, come se ogni strumento fosse un’estensione del suo corpo. E quando arriva Zombie dei Cranberries, il palazzetto vibra. Non è un’imitazione, non è un omaggio: è un attraversamento. Un momento che cambia tutto.

Il Cambio d’abito e la Parte Rock

A metà concerto, Elisa torna sul palco con un abito nero. È un cambio netto, quasi narrativo: la parte più rock dello show prende il sopravvento. Le luci diventano più dure, il ritmo più serrato, la voce più graffiante. È un’altra Elisa, ma sempre lei.

Tutto il resto è un abbraccio lungo: Se piovesse il tuo nome, Anche fragile, L’anima vola, Eppure sentire. E quando arrivano Gli ostacoli del cuore e A modo tuo, il Mandela Forum non canta: si consegna.

Il Battesimo della Musica

Tra il pubblico ci sono anche tanti giovanissimi, alcuni al loro primo concerto.
Elisa se ne accorge, ci scherza, si emoziona. A una piccola fan dice che è “onorata di rappresentare il battesimo della musica”. È un momento semplice, ma potentissimo: la musica come passaggio, come eredità, come promessa.

Firenze è diversa grazie ad Elisa. Forse è la luce. Forse è il modo in cui la cantautrice si muove, come se ogni palco fosse una casa temporanea. Forse è il pubblico, intenso e raccolto, quasi complice.

Una cosa è certa: questa non è stata solo una tappa del tour. È stata una notte che ha avuto un colore preciso — il rosso del suo abito, il rosso del fiore sullo schermo, il rosso di un’energia che non si spegne quando si esce dal palazzetto. È stata una notte che resta.

Federica Fedi per UAU Music

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