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Buchette del Vino: una storia che riaffiora dalle mura

Qualche anno fa nel periodo del post covid tornarono fuori, a partire dal Comune di Firenze “le buchette del vino“. Subito diventarono un dettaglio mediatico che spinse autoctoni e turisti a provare una tradizione antica: un dettaglio architettonico che punteggia le strade di tutta la Toscana, spesso mimetizzato tra le pietre dei palazzi nobiliari.

Le buchette del vino raccontano una storia di convivialità e scambi commerciali e sebbene Firenze ne sia sicuramente la capitale riconosciuta, oggi stanno tornando un po’ ovunque, anche a Pistoia.

Buchette del Vino, Pistoia

La città di Pistoia sta riscoprendo con orgoglio il patrimonio silenzioso che è quello delle buchette del vino e sta riportando alla luce piccoli portali che per troppo tempo sono rimasti murati o dimenticati.

Queste “finestrelle”, nate in pieno Rinascimento per consentire alle famiglie aristocratiche di vendere il vino delle proprie tenute direttamente in strada, rappresentano oggi uno dei simboli più affascinanti del legame tra città e campagna.

A Pistoia, il lavoro di censimento e restauro di queste strutture architettoniche sta vivendo un momento d’oro grazie alla sensibilità dei proprietari privati e al supporto di ricercatori locali. Uno degli esempi più significativi di questo risveglio si trova in via della Rosa, dove una buchetta è stata recentemente ripristinata, mostrando ancora lo sportellino in legno originale e i segni dei cardini consumati dal tempo.

Il recupero di queste aperture non è solo un’operazione di facciata: significa restituire alla città un pezzo della sua identità medievale e rinascimentale. Ogni cornice centinata in pietra serena che riemerge dall’intonaco o dal legno antico dei portoni è una piccola vittoria contro l’oblio, un invito a camminare per il centro storico con lo sguardo rivolto non solo ai monumenti principali, ma a quei dettagli “minori” che rendono Pistoia – così come altre città toscane – un museo a cielo aperto.

VINISALA 2026

VINISALA è la manifestazione, che da tempo trasforma il cuore della città in un’enoteca diffusa tra via Roma e piazza della Sala; quest’anno ha aggiunto un tassello fondamentale al suo percorso ovvero la valorizzazione delle buchette del vino come strumenti vivi di somministrazione.

Una delle buchette del vino appena restaurate è stata infatti protagonista di un momento simbolico di straordinaria forza comunicativa. Invece di rimanere un reperto da osservare, è tornato a svolgere la funzione per cui è stata progettata secoli fa: il passaggio di un calice, simbolo di una tradizione che oggi più che mai può esserci utile a recuperare un rapporto sincero e diretto con la socialità tra esseri umani senza l’utilizzo di dispositivi digitali.

8 – Buchetta Piazza Spirito Santo 11

Si tratta della memoria di una buchetta perduta: il portone attuale fu realizzato infatti nel 1996 in sostituzione di uno più antico malridotto nel quale era stata ricavato il finestrino, la cui forma centinata è stata replicata fedelmente con un’incisione a scalpello nel nuovo portone. Il palazzo apparteneva alla prestigiosissima famiglia Rospigliosi, che probabilmente vendeva qui il vino prodotto nelle loro proprietà a Spicchio (Lamporecchio), come si deduce anche da un documento del 1887.
Di recente (luglio 2021) la buchetta è stata nuovamente aperta nel portone (v. ultime tre foto) dal gestore del bar ristorante “Santinello” aperto in quel locale. 

Il vino come ponte tra passato e futuro

A rendere ancora più speciale la degustazione del 26 aprile è stata la presenza dei vini Bonacchi. La storica azienda toscana, radicata nel territorio e nota per la sua capacità di coniugare tradizione e innovazione, è stata la “voce” che ha parlato attraverso la Buchetta 8 – in piazzetta dello Spirito Santo 11.

Durante l’evento, i partecipanti hanno potuto degustare le etichette della cantina, in particolare i vini PINOT Casalino e BEDESCO ricevendo il calice direttamente dalla finestrella, ricreando quell’atmosfera di scambio diretto e autentico che caratterizzava la vita pistoiese del Cinquecento.

Quella di VINISALA 2026 è stata un’occasione unica per testare con mano (e con il palato) come l’arte etica del recupero architettonico possa sposarsi con la cultura enologica. Tornare a ricevere un bicchiere di vino attraverso un arco di pietra diventa un atto di resistenza culturale. Un modo per riscoprire il ritmo lento e la bellezza della nostra storia, lontani – almeno per qualche ora – dalle interazioni digitali, a favore di interazioni sociali più vere e autentiche.

Fotogallery di Alice Lavoratti

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