Mi sono avvicinata a Ladies First senza sapere quasi nulla: non avevo visto trailer, non mi ero informata sulla trama e forse proprio per questo il film mi ha colpita in modo più diretto. Sacha Baron Cohen lo conosciamo soprattutto per la sua comicità irriverente, spesso scomoda, nera, a tratti volutamente sopra le righe. Personalmente, però, mi era rimasto impresso anche in Sweeney Todd, dove lo avevo trovato sorprendentemente interessante in un contesto molto diverso, musicale e teatrale.

In Ladies First il registro è quello della commedia, ma sarebbe riduttivo definirlo semplicemente un film “divertente”. Ci sono momenti che fanno sorridere, certo, ma il cuore del racconto è molto più tagliente: il film gioca con l’inversione dei ruoli tra uomini e donne per mostrare quanto certi comportamenti, quando vengono subiti invece che esercitati, cambino immediatamente peso e significato.

L’idea può ricordare, almeno per suggestione, What Women Want con Mel Gibson: anche qui un uomo è costretto a fare i conti con un punto di vista che normalmente ignora. Ma Ladies First sposta il discorso su un terreno più sociale e attuale: il potere maschile, le donne usate come facciata, la rappresentanza concessa solo quando serve a salvare le apparenze, e soprattutto quella domanda scomoda che attraversa tutto il film: chi ti dà il diritto di decidere sul corpo, sullo spazio, sulla voce o sull’immagine di qualcun’altra?

Senza fare spoiler, il film funziona proprio quando mostra quanto siano normalizzate certe dinamiche: l’invasione dello spazio personale, il catcalling mascherato da complimento, l’idea che una donna debba sentirsi lusingata invece che infastidita, o che certi limiti possano essere superati solo perché qualcuno si sente autorizzato a farlo. Quando i ruoli si ribaltano, ciò che prima veniva liquidato come abitudine diventa improvvisamente evidente, quasi insopportabile.