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Antropophagus: tra gore artigianale e mito VHS

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Scritto da Filippo Basetti

Antropophagus” di Aristide Massaccesi in arte Joe D’Amato è uno di quei film che, visti oggi, oscillano tra il brivido e il sorriso: un horror estremo che ha fatto storia, ma che si presta anche a una rilettura ironica e moderna.

Antropophagus di Aristide Massaccesi è un horror estremo che ha fatto storia, ma che si presta anche a una rilettura ironica e moderna.

Poster film Antropophagus (1980), fonte: Internet Archive, licenza CC BY-NC-SA.

Un cult nato nel 1980

Girato in 16 mm tra aprile e maggio del 1980 e poi gonfiato in 35 mm dalla neonata Filmirage, la casa di produzione fondata dallo stesso D’Amato, Antropophagus si colloca tra Buio Omega (1979) e Rosso sangue (1981) nella fase più radicale del regista. La trama è semplice e quasi archetipica: un gruppo di amici approda su un’isola greca apparentemente deserta, ma in realtà abitata da un cannibale interpretato da George Eastman, icona del cinema exploitation.

L’etichetta di “film maledetto”

All’epoca fu bollato come “film malato, infame, snuff movie, e proprio queste etichette scandalistiche contribuirono a renderlo un cult. La sequenza più famigerata – quella del feto strappato dal grembo – è diventata un simbolo del cinema gore italiano, tanto da essere citata come esempio di “video nasty” nel Regno Unito. Oggi, più che scioccare, fa sorridere per la sua artigianalità: effetti speciali rudimentali, ma capaci di imprimersi nella memoria.

Scena di tensione tra i protagonisti, emblematica dell’atmosfera disturbante che ha reso Antropophagusun cult dell’horror. Fonte: Fotogramma tratto da Antropophagus (1980), regia di Joe D’Amato, produzione Filmirage.

Antropophagus Aneddoti e curiosità

  • George Eastman scrisse la sceneggiatura insieme a D’Amato: non solo attore, ma co-creatore del mostro.
  • Il film fu girato in Grecia con budget ridottissimo: molte location erano scelte più per risparmio che per atmosfera, eppure l’isola deserta funziona ancora oggi come metafora di isolamento e follia.
  • Negli anni ’80 circolava in VHS tra adolescenti curiosi e collezionisti di titoli proibiti, diventando un vero “rito di passaggio” per chi voleva dimostrare di avere lo stomaco forte.
  • La pellicola ha ispirato un prequel contemporaneo, “Antropophagus – Le origini” (2025), segno che il mito continua a esercitare fascino.

Una rilettura moderna

Visto oggi, Antropophagus è più interessante come specchio culturale che come horror puro. Non è un film sul cannibalismo etnografico, ma sul cannibalismo come trauma simbolico: la civiltà europea che implode, la mascolinità ferita, la paura di un ritorno alla barbarie. In chiave moderna, possiamo leggerlo come un horror domestico travestito da exploitation: il vero mostro non è solo il cannibale, ma la fragilità dei rapporti umani messi alla prova.

Antropophagus (1980): ombre, scale e sangue. Cena servita. Fonte: Poster originale, Filmirage / P.C.M. International.

Perché rivederlo oggi

  • Per il gusto del trash d’autore: effetti speciali ingenui ma memorabili.
  • Per scoprire un pezzo di storia del cinema italiano che ha influenzato il genere gore internazionale.
  • Per ridere e rabbrividire allo stesso tempo: un film che oggi si guarda con ironia, ma che conserva un suo fascino disturbante.

In sintesi: “Antropophagus” è un horror che ha scandalizzato, divertito e traumatizzato intere generazioni. Rivisto oggi, è un mix di artigianato gore, simbolismo culturale e aneddoti da raccontare agli amici. Un film che, tra sangue finto e atmosfere cupe, ci ricorda che il vero cannibale è la nostra memoria collettiva.”

Filippo Basetti per UAU Cult

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