C’è un motivo se ogni nuovo film di Checco Zalone diventa automaticamente un evento. E no, non è solo una questione di numeri al botteghino, ed è il caso di Buen Camino. È una questione di linguaggio, di tempi comici, di quelle battute che sembrano semplici ma che finiscono per restare incollate alla memoria collettiva per anni.

Chiaramente, per apprezzare questo film bisogna essere predisposti alla sua comicità. Una comicità che anche qui rimane tagliente nei punti giusti, ma che sorprende perché si misura con un tema diverso rispetto a quelli a cui ci ha abituati. In Buen Camino si concentra su qualcosa di intimo: il rapporto tra padre e figli.
Un rapporto che si costruisce lungo un cammino che è sì fisico, ma soprattutto simbolico ed emotivo. Non entrerò nello specifico della trama, perché questo è uno di quei film che vanno visti senza essere “preparati” troppo.
Preferisco parlare della sensazione che lascia. La comicità di Checco Zalone è quel tipo di comicità che personalmente apprezzo di più: sembra banale, ma non lo è mai davvero.
È fatta di battute che arrivano nel momento esatto, senza spezzare il ritmo, senza creare vuoti o tempi morti. Non c’è mai la sensazione di noia o di riempitivo: tutto scorre con naturalezza, ed è proprio questa la sua firma.
Io, che in genere prediligo il cinema straniero , in particolare la commedia francese e inglese ho ritrovato qualcosa di molto familiare. Quel modo di raccontare le storie senza artifici, con battute pungenti, asciutte, che colpiscono senza bisogno di essere spiegate. In questo senso, Zalone riesce a creare una comicità che resta, che diventa linguaggio comune, citazione, caricatura collettiva.
Ed è difficile non riconoscere quanto alcune sue battute, negli anni, siano entrate nel nostro modo di parlare e di osservare la realtà.
Buen Camino, non la solita commedia
Questo film, però, per me ha avuto anche un impatto più personale. Ho sempre avuto un rapporto molto profondo con mia madre, una presenza costante e centrale nella mia crescita. È stata soprattutto lei a sostenermi, a incoraggiarmi, a riconoscermi. Proprio per questo, guardando ciò che viene costruito nel film, mi sono resa conto di aver sempre osservato con una certa curiosità e sì, anche con un po’ di invidia quei rapporti padre-figlio capaci di accompagnare davvero, di esserci nel modo giusto. Non come idealizzazione, ma come equilibrio diverso dal mio. Senza entrare nei dettagli della storia, Buen Camino tocca questo punto con delicatezza, mostrando come un legame possa trasformarsi lungo il percorso. Ed è probabilmente qui che il film mi ha colpita di più: non per ciò che racconta in modo esplicito, ma per quello che suggerisce, e che ognuno può leggere attraverso la propria esperienza.
Il consiglio è di guardarlo senza pregiudizi, senza l’idea della “solita” commedia, lasciandosi semplicemente accompagnare. Anche la scelta del periodo di uscita, probabilmente studiata, funziona: il film trova il suo spazio e lo riempie bene. In conclusione Buen Camino è una commedia che fa ridere, sì, ma che sa anche fermarsi nei momenti giusti. È un film che non urla, non forza, non annoia. E se si è disposti a guardarlo con attenzione, qualcosa inevitabilmente resta.

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