La prima notte di quiete di Valerio Zurlini è un film che sembra nato per essere riletto oggi: malinconico ma affascinante, con Alain Delon che trasforma un cappotto cammello in un’icona pop. È un melodramma esistenzialista che, rivisto con occhi contemporanei, diventa quasi un manuale di stile e di inquietudine.

Poster ufficiale del film La prima notte di quiete (1972), regia di Valerio Zurlini, con Alain Delon e Sonia Petrovna. Selezione ufficiale Cannes Classics 2008. Crediti: © Titanus S.p.A. / Adel Productions – Fonte: Fondo Minghini, Biblioteca Gambalunga / Reporters Associati & Archivi
Rimini come non l’avete mai vista
Altro che Fellini: Zurlini ci porta in una Rimini invernale, spettrale, immersa nella nebbia, lontana dalle cartoline balneari.

Alain Delon sul molo di Rimini in una scena de “La prima notte di quiete” (1972), regia di Valerio Zurlini. Fotografia di scena, fonte: Reporters Associati & Archivi – Biblioteca Gambalunga, Rimini.
La prima notte di quiete: mare d’inverno protagonista
Qui il mare d’inverno diventa un personaggio a sé, specchio del tormento del protagonista Daniele Dominici, professore di lettere con un passato misterioso.
Il cappotto cammello: un’icona del tormento
Il film consegna all’immaginario collettivo uno dei cappotti più celebri del cinema italiano, quello indossato da Delon. Curiosamente, nello stesso 1972 un altro cappotto cammello entrava nella storia: quello di Marlon Brando in Ultimo tango a Parigi. Due simboli di tormento interiore, due film diversissimi ma legati da un dettaglio di costume.
Ornella Vanoni e le luci stroboscopiche
Un aneddoto insolito: la colonna sonora include “Domani è un altro giorno” di Ornella Vanoni, che accompagna una delle scene più belle del cinema italiano, un ballo illuminato dalle luci stroboscopiche di Dario Di Palma. È un momento sospeso, dove i personaggi comunicano più con gli sguardi che con le parole.
Zurlini tra Goethe e Piero della Francesca
Il titolo stesso è una citazione colta: “la prima notte di quiete” rimanda a Goethe, e significa la morte come sonno senza sogni. Zurlini intreccia riferimenti letterari e pittorici (Piero della Francesca è evocato nelle atmosfere) con il degrado dei locali riminesi, creando un contrasto che oggi appare quasi “hipster”: sublime e trash nello stesso fotogramma.
Curiosità di produzione
Il soggetto era stato scritto otto anni prima, parte di una trilogia mai realizzata.Alain Delon non solo recitò, ma produsse il film, scegliendo di incarnare un antieroe autodistruttivo, lontano dai ruoli glamour che lo avevano reso celebre.
Bertolucci aveva pensato proprio a Delon per Ultimo tango a Parigi, prima di Marlon Brando. Giancarlo Giannini interpreta Spider, un personaggio minore ma incisivo: è il compagno di bevute del protagonista Daniele, un outsider ironico e disilluso che incarna il lato più cinico e grottesco della Rimini notturna. Con la sua presenza, Giannini aggiunge una nota di sarcasmo e vitalità al clima altrimenti plumbeo del film.
Perché rivederlo oggi
Guardato con occhi moderni, il film è un mix di melodramma provinciale e noir esistenzialista, ma anche un catalogo di estetica anni ’70: cappotti oversize, nebbie cinematografiche, balli stroboscopici. È un’opera che parla di disagio esistenziale e vite alla deriva, ma lo fa con una potenza visiva che oggi sembra anticipare il linguaggio delle serie TV più raffinate.In sintesi: La prima notte di quiete è un film che trasforma Rimini in un palcoscenico esistenziale, Alain Delon in un’icona malinconica, e un cappotto cammello in un simbolo eterno. Rivederlo oggi è come scoprire un classico che non ha mai smesso di dialogare con il presente.
In cover: Alain Delon e Sonia Petrovna in una scena di La prima notte di quiete (1972), regia di Valerio Zurlini. © Getty Images / Reporters Associati & Archivi / Fondo Minghini – Biblioteca Gambalunga
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