Nel panorama culinario attuale, dove la modernità spesso si scontra con la tradizione, Eleonora Riso si distingue per il suo impegno a recuperare e valorizzare quegli spazi autentici e semplici che ancora conservano l’essenza della convivialità: i circoli. In un’intervista esclusiva, Eleonora ci racconta il suo percorso, le collaborazioni nate e la sua visione sia della cucina che del mondo della ristorazione, con uno sguardo critico e appassionato sul presente e sul futuro.
Il richiamo dei circoli e la collaborazione con ARCI Firenze
Per iniziare abbiamo chiesto ad Eleonora Riso cosa la attragga dei circoli e lei subito non esita a parlare dell’atmosfera genuina che si respira in questi luoghi.
“Dei circoli mi attrae quell’atmosfera semplice e sincera che oggi difficilmente si può trovare nei classici ristoranti. Non c’è business, non c’è concept, non c’è immagine, solo la voglia di mettersi al servizio della comunità.”
Ricordando con affetto i momenti trascorsi da bambina in compagnia del nonno, Eleonora esprime anche una certa preoccupazione per la scomparsa di tali spazi e delle tradizioni ad essi legate. Per questo ha deciso di dare vita a una collaborazione che, partendo dalla sua stessa iniziativa, ha coinvolto il socio Edoardo Gualandi, esperto in innovazione e management, e successivamente ARCI Firenze, attraverso il contatto con Edoardo Treviri.
Una sinergia che, a detta sua, è una risposta alla necessità di mantenere vivo un retaggio culturale che rappresenta una vera e propria ancora di identità per la comunità.


Eleonora Riso ai fornelli in una sessione di Sapori in Circolo. Foto di Guendalina Barchielli
Sapori in Circolo: Eleonora Riso e le culture culinarie
Un altro aspetto fondamentale del lavoro di Eleonora è il progetto “Sapori in Circolo”, che nasce dal desiderio di coniugare la tradizione dei circoli con la ricchezza delle culture culinarie internazionali.
La prima tappa del progetto è stata la Siria, ispirata dall’amicizia di lunga data con lo chef siriano Samir Shakkour.
“L’idea è nata da un’amicizia che si è sviluppata nel tempo, e che mi ha permesso di avvicinarmi a realtà e tradizioni lontane.”
Attualmente, l’attenzione si sposta sulle cucine del Sudamerica, un percorso che, grazie alla collaborazione con ARCI e agli stessi circoli, permette di coinvolgere associazioni e comunità legate a queste culture.
Il sogno a lungo termine di Eleonora è ambizioso: gestire interamente un circolo, creando così una base fissa da cui partire per proporre una varietà di attività, mantenendo però quel carattere itinerante e dinamico che contraddistingue il suo percorso.
La filosofia “zero sprechi” in cucina di Eleonora Riso
Non solo tradizione e cultura, ma anche una profonda attenzione all’ambiente e alla sostenibilità contraddistinguono l’approccio culinario di Eleonora Riso.
Quando chiediamo come metta in pratica la filosofia “zero sprechi”, la risposta è chiara e decisa.
“I nostri eventi sono su prenotazione, perciò sappiamo già in anticipo quanto cibo dobbiamo preparare. Per me, ridurre lo spreco è una questione imprescindibile.”
Eleonora sottolinea come, fin da giovane, abbia adottato l’abitudine di creare il minimo scarto possibile, riconoscendo che la cucina vera nasce dalla povertà e dal rispetto delle materie prime.
In un contesto in cui lo spreco alimentare nelle famiglie italiane è in aumento, il suo appello è un invito a riscoprire quel legame profondo con il cibo, a cui spesso si presta poca attenzione.
“La mia filosofia in cucina è come quella di una nonna che prepara il suo piatto più buono per i cari. Si cucina per mangiare, per amare e per sorridere.”
Eleonora mette in evidenza come l’autenticità e la semplicità possano essere valori fondamentali anche in un settore in continua evoluzione come quello culinario.
Collaborazione con Califano e progetti futuri
Il mondo degli spettacoli e delle arti non è estraneo al percorso di Eleonora Riso. La collaborazione con Califano, di cui parla con entusiasmo, è un esempio della capacità di intrecciare relazioni e progetti nonostante le difficoltà legate agli impegni quotidiani.
“Io e Niccolò siamo così impegnati nei nostri progetti che ormai abbiamo anche poche possibilità di vederci, ma sappiamo perfettamente di poter contare l’uno sull’altro.”
Tra le idee per il futuro, Eleonora si augura di poter invitare Califano in Toscana per una performance in un circolo ARCI, unendo così il mondo della musica e delle tradizioni comunitarie in un’unica, coinvolgente proposta.
Un tocco di cinema: “Lo chiamavano Trinità”
La leggerezza e la creatività non mancano neppure quando si parla di cinema. Alla nostra domanda UAU “Se fossi un film, quale saresti e perché?”, Eleonora sceglie “Lo chiamavano Trinità”.
Ci spiega come si identifichi con l’immagine di una figura che vaga nel West, coperta di terra, amante dei fagioli e pronta a dare pugni sonori alle ingiustizie. Questa scelta, in apparenza giocosa, riflette però una profonda consapevolezza di sé e una voglia di ribellarsi contro ciò che di negativo può caratterizzare la società contemporanea.
Il futuro della ristorazione a Firenze
Concludendo la nostra intervista, Eleonora Riso si sofferma su un tema di grande attualità: la ristorazione fiorentina e la sua evoluzione, donandoci un’analisi critica e lucida di ciò che sta accadendo.


“La concorrenza spietata che c’è a Firenze sta annientando la qualità. Chi vorrebbe mantenere i propri principi si trova in seria difficoltà cercando di stare al passo coi grandi numeri.”
Secondo lei, le problematiche attuali sono strettamente legate al turismo di massa, che rischia di impoverire la qualità delle offerte culinarie. Per arrivare ad una vera evoluzione del settore, è necessaria una sorta di rivoluzione, un passaggio dal collasso ad una rinascita che non perda di vista la sostanza e la verità, elementi troppo spesso sacrificati in favore di strategie di marketing e immagini patinate.