Abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Beatrice, che con il suo primo libro Martire a domicilio affronta tematiche profonde e delicate legate alla salute mentale. Grazie alla sua esperienza diretta nei manicomi e al confronto con i pazienti, ha raccolto storie e riflessioni che offrono uno sguardo autentico e toccante su un mondo spesso invisibile.
Martire a domicilio: intervista all’autrice
In questa intervista ci racconta il suo percorso, le motivazioni dietro e l’importanza di dare voce a queste realtà.

Martire a domicilio il tuo primo libro, qual é stata la tua fonte di ispirazione? E come mai la scelta di questo titolo?
E’ un libro sulla salute mentale e lavoro sul tema da sei anni. Ho iniziato con la fotografia e ho continuato a intervistare e incontrare ex pazienti manicomiali italiani o i loro parenti. Spesso, appunto, lavoro con il loro ricordo. Con gli anziani, con chi resta. I racconti, quindi, le interviste, le immagini, mi hanno portata a scrivere quello che ascoltavo e vedevo. Il titolo deriva da un mio blog, era il sottotitolo. Nel libro i protagonisti sono tre: due uomini e la narratrice, che non ha nome perchè non è un mio diario, ma un insieme di quello che ho vissuto e osservato negli anni in donne che frequentavo.
Martire a domicilio è la donna che non vuole ospitare nessuno in casa propria, ma che si sposta, anche per fare del bene.
C’è un passaggio in particolare del libro al quale sei più legata e perchè?
Sono molto affezionata agli intermezzi di appunti di uno dei protagonisti. Nel loro caos ho letto una descrizione di qualcosa che, forse, non capiremo mai, ma che testimonia la realtà che lui viveva in quegli anni ’70.
Come ti sei sentita quando hai visto il tuo libro finito per la prima volta?
Male e bene. Ho molto pudore delle mie parole, delle intimità degli altri e, quando l’ho visto, ho detto “ormai non lo posso più controllare”

BEATRICE BENEFORTI
Fotografa e autrice, scrive e fotografa per Espoarte, Rockit, ReportPistoia . Dopo aver studiato pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze, si è specializzata in fotografia all’Accademia di Belle Arti di Bologna, con una tesi sul suo progetto “Keep Yourself Alive” che raccoglie fotografie, collage e video creati sui pazienti psichiatrici. Ha insegnato Discipline plastiche e scultoree al Liceo Artistico di Pescia. Studia Musicologia all’Università degli Studi di Bologna. Collabora con il Teatro del Sale di Firenze e studia scrittura e giornalismo con Giorgio Dell’Arti.