Nel panorama della street art contemporanea, il lavoro di NIAN si distingue per un immaginario sospeso tra dimensione urbana e simbolica. Le sue opere ruotano spesso attorno alla figura femminile, rappresentata non solo come corpo capace di evocare un legame profondo con la natura e con una dimensione quasi rituale dell’immagine. Nei suoi interventi nello spazio pubblico, il muro diventa un luogo di incontro tra elementi organici e figura umana: paesaggi interiori, gesti silenziosi e corpi che sembrano emergere dalla materia stessa della superficie. In questo dialogo tra città, natura e identità, l’immagine non si limita a occupare lo spazio urbano, ma lo trasforma in uno spazio di riflessione e contemplazione.
NIAN: ruolo femminile e ambiente naturale
In questa intervista abbiamo parlato con NIAN del ruolo della figura femminile nel suo lavoro, del rapporto tra corpo e ambiente naturale e del modo in cui il contesto urbano influenza il suo processo creativo.

Nian nelle tue opere la figura femminile è molto presente. Che tipo di donna rappresenti e perchè senti il bisogno di tornare spesso su questo soggetto?
Rappresento quasi esclusivamente figure femminili. Non so definire un “tipo” preciso di donna, cambia in base al momento che sto attraversando. Non è una scelta programmatica, né un bisogno consapevole di tornare su quel soggetto. Semplicemente sono una donna e, quando dipingo, porto inevitabilmente me stessa nel lavoro. Credo che ogni artista esprima qualcosa di personale, più o meno profondo. Per questo non riuscirei a comunicare con la stessa autenticità attraverso un soggetto diverso da quello femminile.


Molti dei tuoi lavori sembrano nascere da un rapporto molto forte con la natura. Che ruolo ha per te questo elemento e come si intreccia con il corpo umano nelle tue immagini?
Negli ultimi lavori il rapporto con la natura è meno centrale rispetto al passato. Mi sto concentrando di più sul corpo nello spazio, spesso in ambienti chiusi, nelle stanze. Quando compaiono elementi naturali, li uso come simboli, richiamando un legame primordiale con ciò che è più istintivo e autentico in noi. La natura, in questo senso, per me non ha una funzione decorativa ma rappresenta una connessione profonda con una parte essenziale dell’essere umano.


Quando lavori nello spazio pubblico, quanto conta il luogo in cui intervieni? Parti da un’ idea già definita o lasci che sia il contesto a guidarti?
Nello spazio pubblico, il luogo è fondamentale. Senza un dialogo con il contesto, un grande murale, secondo me, rischia di diventare solo un gesto egoico. Quando intervengo in uno spazio urbano considero sempre dove mi trovo, la storia del posto, il tema proposto (se c’è) e le eventuali questioni sociali legate a quel territorio.
Parto da una ricerca e preparo una bozza, ma il progetto resta aperto. Solo una volta sul posto, molte cose si chiariscono o cambiano. Finché non sei lì, finché non respiri quell’aria, non puoi capire davvero che tipo di intervento sia giusto fare. Credo che il lavoro debba inserirsi nel luogo, non imporsi.

La street art è per definizione un linguaggio aperto a tutti. Ti interessa più l’impatto immediato dell’immagine o il fatto che chi guarda possa fermarsi e riflettere?
Non lavoro con l’obiettivo di ottenere una reazione precisa, né immediata né riflessiva.
Le opere di street art che ho fatto, le considero come doni alla città. A volte contengono uno spunto di riflessione voluto, altre volte no. In generale, per me conta il gesto di condividere pubblicamente un’opera e lasciarla andare. Una volta realizzata, non è più mia, diventa di chi la incontra. Ognuno è libero di attribuirle un significato oppure di non farlo, appartiene allo spazio e a chi lo vive.

Guardando al tuo percorso finora, c’è un tema o una direzione che senti di voler approfondire nei tuoi prossimi lavori?
Ultimamente sto lavorando sulle stanze intese come spazi fisici che diventano specchio di un mondo interiore. Negli anni passati mi sono concentrata molto sul corpo femminile come espressione di stati emotivi. Ora sento di voler ampliare questo dialogo tra visibile e invisibile, introducendo non solo ambienti ma anche oggetti, elementi simbolici che contribuiscono a costruire una dimensione più stratificata.
Per ora voglio approfondire questa direzione. Poi vedrò dove mi porterà il lavoro.