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Cultura

Papa Francesco quanto sei scomodo

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Scritto da Cinzia Silvestri

Siamo una società “Trangugia & Divora” (cit.), e non intendo solo per cibi e bevande, ma per le notizie che circolano sui media. Nello specifico, Papa Francesco ricopre un ruolo che può piacere o meno, e dice cose che possono piacere o meno: sui migranti per esempio, io sovente non ho gradito la sua insistenza, le sue prese di posizione, ma capisco e passo oltre. Pure sull’aborto non abbiamo le stesse vedute, ma capisco e passo oltre. E non cambio idea.

Mi urta tuttavia quando l’opinione pubblica reagisce alle sue dichiarazioni con il solito mantra: “E allora Bibbiano?” e al posto di Bibbiano si sostituisce l’universo mondo. La reazione solitamente è ciò che ruota intorno al nostro egoismo, al nostro egotismo, al nostro egocentrismo, alla nostra autoreferenzialità, alla nostra autocelebrazione. Ergo, quanto di più lontano ci sia dall’idea del Cristianesimo e del suo intendere in senso evangelico l’umanità.

Io non ho smesso avere Fede, ma ne ho tanta tanta meno, non incolpo tuttavia Francesco, i preti pedofili o quelli esperti in finanza alla Marcinkus, neanche quelli tossici coi festini orgiastici. Non incolpo la Chiesa millenaria, è accaduto che credessi di meno con l’andar del tempo, non me ne vanto, perché possedere la Fede è comunque una ricchezza che non sempre si può colmare in altro modo. Osservo non senza diffidenza e perplessità quello che accade alla Chiesa millenaria, osservo gli atteggiamenti dei cristiani più o meno (tipo me) praticanti. I cristiani ‘prima gli italiani’ con la Coroncina in mano, che vanno alla Messa di Natale col vestito di rinnovo, mi fanno compassione perché dimostrano di non aver mai letto una pagina del Vangelo o forse l’hanno letta senza capirla. Mi fanno tenerezza i seguaci dell’emerito Papa Benedetto che dicono di preferirlo a Papa Francesco, perché evidentemente non hanno compreso i meccanismi vaticani o forse li hanno interpretati a loro immagine e somiglianza.

Papa Francesco è il capo della Chiesa cattolica: se non garba, i cattolici devono farsene una ragione. Quello che dice non è il Vangelo, ma ad esso si ispira. Stavolta, secondo me, sull’inverno demografico ha fatto riflessioni legittime e corrette, e chi si è fermato superficialmente sui cani e sui gatti nelle famiglie al posto dei bambini, sempre secondo me, ha peccato di poca riflessione dimostrando, semmai ce ne fosse stato bisogno, l’egoismo della nostra società.

A livello statistico, leggendo i post sui social, la superficialità di lettura delle dichiarazioni di Papa Francesco nell’udienza la vigilia di Befana è generale: tutti indignati per i cani e i gatti, con le solite reazioni tipo il celibato dei preti, la mancanza dei preti donne: insomma, e allora Bibbiano?

Tante coppie non hanno figli perché non vogliono, o uno e non di più, ma hanno cani e gatti che occupano il posto dei figli (…) Questo negare la maternità e la paternità vi diminuisce, ci toglie umanità.

D’acchito a me è venuto in mente che più che l’umanità, una demografia che patisce toglie pensioni e non è un pensiero da poco, in una società civile che non crede nel reddito di cittadinanza. “Avere figli è la pienezza della vita di una persona” (i virgolettati sono parole del Pontefice, riprese dagli articoli dei giornali): ma quando mai? hanno tuonato gattare e adotta-cani sui social, ma come si permette?, che mancanza di sensibilità! Ebbene, io posso concedermi un’opinione perché ho una figlia e, non per scelta, altri figli non sono arrivati, ho diversi nipoti, nonché cani e gatti. A tutti loro ho dato un posto nella mia esistenza e ne ho cercato uno mio, di posto intendo, nella loro, possibilmente con rispetto. Mai mi sognerei di festeggiare il compleanno del cane, con la torta e il cappellino tra le orecchie della povera bestia, perché sarei ridicola e gli toglierei rispetto. Le bestie capiscono spesso più degli uomini, amano meglio di loro, ma non si sostituiscono ai figli, proprio in virtù dell’Amore universale tanto sbandierato dalle amiche gattare e cinofile.

Chi ha preferenze a mio parere compie un grave errore di valutazione: io ho sempre guardato con sospetto le madri tardive, un tempo parecchio di moda grazie a medici venali e compiacenti, che magari perdevano un figlio in circostanze tragiche e cercavano il surrogato a 60 anni con una maternità lasciatemelo dire contro-natura. A 60 anni si fa le nonne, non le mamme: un figlio ha bisogno di essere accudito, guidato, educato, amato. E se è pur vero che le nonne non lesinano certo amore, a 60 anni difettano per tutto il resto. Lo stesso dicasi per le mammine che hanno fatto i loro comodi professionali e personali e poi si ritrovano ad aver voglia di un figlio dopo i 40 anni: se non è prova di egoismo questa, più che una grande voglia di maternità… Lo stesso dicasi per coloro che si buttano con passione verso cani e gatti e magari hanno un congiunto nella casa di riposo: ma da questa gente dovrei imparare l’Amore universale? Ma che film dell’orrore avete visto, scusate? Dopo esperienze negative nei rapporti umani (e magari una persona intellettualmente onesta dovrebbe chiedersi in quanta parte ha contribuito a questo fallimento, magari con un carattere di cacca), il su citato egoismo e via deliziando, si lanciano con trasporto nei trasportini con animali a quattro zampe, che di certo non lesinano affetto e fedeltà, che donano tantissimo alle persone ma che persone non sono. E intanto, vicino e lontano da noi, ci sono bambini che non festeggiano il compleanno con la torta fatta di hamburger di scottona e cotillons, foto sui social e like, ma soffrono il freddo e la fame, e la violenza. Ecco, qui ‘E allora Bibbiano? ’, ci sta proprio benino.

papa francesco

Ma Bibbiano non deve essere solo la bandiera ideologica per affondare l’avversario politico del momento: e se non avete voglia di far l’amore per fare figli, cosa buona e giusta seppur non esattamente approvata da Santa Madre Chiesa che sugli anticoncezionali e sull’aborto è sempre pronta a dar battaglia ahinoi donne, magari insieme a cani e gatti potreste aggiungere un bambino, già pronto in qualche parte sciagurata di mondo. Non è difficile tirar su figli e bestiole, lo dico per esperienza personale, anzi direi che la ‘famiglia allargata pluri zampe’ è un vantaggio per tutti.

Di certo il Pontefice Papa Francesco ha detto bene rivolgendo un appello alle istituzioni affinché sia semplificato l’iter per le adozioni. La cosa mi tocca personalmente e qui mi taccio: quando va bene, per un’adozione internazionale occorrono 45 mesi e anche un esborso economico non indifferente, ma è soprattutto la burocrazia che vorrebbe essere a tutela delle parti e si rivela vieppiù un ostacolo quella che ammazza inesorabilmente qualsiasi piccola intenzione di adottare.

Di certo, aggiungerei  all’auspicio del Papa “che le istituzioni siano sempre pronte ad aiutare in questo senso dell’adozione, vigilando con serietà ma anche semplificando l’iter necessario perché possa realizzarsi il sogno di tanti piccoli che hanno bisogno di una famiglia, e di tanti sposi che desiderano donarsi nell’amore”, che il bisogno di amore di un bambino orfano può essere anche soddisfatto da una famiglia diversa, non necessariamente babbo e mamma e neanche genitore uno e genitore due. Ci sono persone non sposate o single che potrebbero essere genitori pieni e completi e aspiranti nonni che a questi bimbi soli al mondo darebbero il cuore e non solo.

Ma di questo gattare, canare e amici degli animali non hanno parlato, nelle loro invettive contro Papa Francesco, no, non hanno finito di ascoltare o di leggere. Si sono fermati lì, come usa oggi, dove il loro ego veniva colpito. Come osa costui di criticare le mie adozioni bestiali e dire a me   che l’adozione “è tra le forme più alte di amore e di paternità e maternità”? Le adozioni nei canili e nei gattili non sono forme d’amore, perché stare a misurare se più alte o più basse? Tutto vero. Poi, scava scava, ti rendi conto che talvolta, non sempre ma qualche volta, tutto l’amore riversato su una coda scondinzolante è la rivalsa di vite dove non si sono metabolizzati i fallimenti, sentimentali e non, le sconfitte, le delusioni (quelle sempre da parte degli esseri umani). Che a questa scelta ci si è arrivati dopo un po’, per convenienza o per tatticismo emotivo, perché di certo un cane ti farà soffrire solo quando sta male o si dirige verso il Ponte dell’Arcobaleno. Invece le persone ti fanno dannare magari solo per cattiveria, per calcolo, per le solite miserie, umane appunto. Questo non vuol dire nemmeno che sia solo il padrone di un cane o di un gatto il titolare unico, il miglior esemplare di Homo Erectus/Habilis eccetera di questo mondo. Conosco gattare di una cattiveria infinita, per dire, verso le persone. Comunque sia, anche i bambini che cercano casa, come credo volesse dire Papa Francesco, e per casa intendo calore affettivo, sicurezza economica (non agiatezza, un letto, pane e companatico) educazione, istruzione, sono a pieno titolo esseri umani degni di rispetto e considerazione. Non spetta a me dire se più di un animale, ma di certo rivendico a voce piena il diritto di dire che spetta loro non meno di un animale.

E allora Bibbiano? Eh, se ci si ferma a estrapolare una frase dall’intero contesto e farne motivo di polemica sic et simpliciter, altro che Bibbiano!

Sono d’accordo che “non basta mettere al mondo un figlio per dire di esserne anche padri o madri”, ma non mettiamo il valore dell’adozione ed i problemi burocratici legati ad esso, dietro la scelta di tenersi un animale domestico nella propria abitazione. Non fermiamoci alla superficialità spinti dal nostro ego. Non sono i cani e i gatti, aggiungo purtroppo, che studiano e poi vanno a lavorare e garantiscono il futuro e le pensioni. Ha detto il Pontefice che viviamo in un’epoca di orfanità: ecco, cerchiamo di non accorgercene solo quando ci rivolgiamo all’INPS oppure quando manca il personale negli ospedali. Non metto limiti alla scienza, ma temo ci voglia ancora molto per avere un gatto medico o infermiere.

Scusate lo sfogo: ora porto fuori il cane e dopo mi rilasso con le fusa delle mie tre gatte, più un micio randagio che mi privilegia delle sue visite. Per il nipotino, attendo i comodi del Parlamento italiano.

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