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Cultura

Viva viva la Befana!

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Scritto da Cinzia Silvestri

«Oh Befana Befanina Fai ben piena la calzina! Non badare ai capriccetti Porta bambole e confetti!»

Vanto innumerevoli tentativi di imitazione, come la Settimana Enigmistica, però sono tentativi inconsapevoli. Si ritrovano nella smania del genere femminile che non ha ben chiaro il distinguo tra essere buona e essere bòna e che, a un certo punto dell’esistenza post menopausa specialmente, trasforma signore solitamente impegnate tra carrelli della spesa, Uomini & Donne, acquaio e fornelli (ma non come Cenerentola) e Selvaggia Lucarelli, in trabogani (= femmine sovrappeso ciurmate con finte ciglia e sopracciglia, labbri a canotto, unghie smaltate modello rapace, e abbigliamento casual-griffato-sbrilluccicchente già di mattinata).

Eh no, care signore, non mi somigliate: io sono secca, anche se con le gotine zeppe e rubizze, faccio del bene ai bambini, mentre voi avete almeno 30 chili di grassa cattiveria addosso e tanto fintume da centro estetico filo-orientale. Non siete buone, come me, ma non siete neanche bòne, vi garberebbe! come quei modelli fasulli che vi propinano in tv nei grandifratelli vips.

La sottoscritta rappresenta una filosofia dell’esistenza che parte da epoche lontane: la tradizione derivante da una leggenda del XII secolo circa, narra che i Re Magi, diretti a Betlemme grazie alla stella cometa per portare i doni a Gesù Bambino chiesero informazioni a una vecchia donna, che sarei io, perché non trovavano la strada. La cometa non era certo un’applicazione Google maps. La vecchia non volle accompagnarli a far visita al Bambinello, chissà perché, forse non si fidava e non uscì di casa. Poi, pentita di non essere andata coi Magi, uscì dopo aver preparato un sacco pieno di doni. Cercò i Magi ma non li trovò e dunque si fermò a ogni casa che trovava lungo il cammino, donando i regali ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse Gesù Bambino.

Secondo questa tradizione che si mescola con la Fede cristiana, continuo da allora a fare regali a tutti i bambini nella notte del 6 gennaio. Non è proprio così: la mia bontà non è nata coi Re Magi, c’era anche prima. Diciamo che loro l’hanno resa più famosa, condividendo con me questa data importante che è l’Epifania, da cui ho preso il nome.

Sono famosa in Italia, più che altro, nulla a che vedere col successo inarrivabile di Babbo Natale, intendiamoci.

Il gossip dice che io sia la moglie di Babbo Natale, oppure una sua amica (magari l’amante!), o una sua parente. NovenaDumila narra che siamo un po’ in attrito perché il signore rosso abbigliato andrebbe a dire che non esisto.

Io esisto nella misura in cui esiste lui. Punto. No comment invece sul fatto che io abbia un marito, che si chiama Befanotto, molto vecchio e brutto da far spaventare i bimbi quando lo vedono mentre mi accompagna. Tutti i gusti son gusti, però non mi pare che un vecchietto tipo Harrison Ford possa spaventare i pargoli!

Befani e Befanotti comunque, almeno in Toscana, ne trovate diversi per la Vigilia a fare festa nelle piazze e a distribuire doni: si sa, la concorrenza è agguerrita.

Comunque, non sono sposata con Babbo Natale, proprio no: collaboriamo spesso quando taluni amministratori municipali ci interpellano anche in periodi sballati (sapeste quanto gli rompe a Papà Natale stare a ragionar coi bimbi a novembre, nel pieno del lavoro a Rovaniemi!). Ed anche io mi urto, senza darlo a vedere, quando mi chiamano prima del 6 gennaio: sapeste quanto ho tanto da fare con le calze dei bimbi e con me non ci sono gli elfi.

Sono una celebrità circoscritta, non varco i confini nazionali, non vanto la fama di Babbo Natale/Santa Claus/Nonno Gelo: sono italiana, ma non fascista come qualcuno ha provato ad etichettarmi. La politica cerca ben altre figure, con tanto botox e centrotavola natalizi in stile Fao Schwarz dei poverelli.

Ho una mia filosofia dell’esistenza, pur non arrivando all’iperbole di Massimo Cacciari, ho scelto di vivere in una casa disadorna, che odora di legna bruciata, indosso vestiti logori ma dignitosi e mi scoccia parecchio quando mi scambiano per la strega di Halloween, vedi le grandi marche di cioccolata e i cinesi che cuciono calze per i dolci e mi raffigurano con un cappellaccio a punta, il naso adunco, un solo dente in bocca e una scopa volante.

La mia granata non vola come quella delle streghe, pur se magica e se posso, mi faccio aiutare da un ciuchino dove carico la gerla di vimini con tutti i dolciumi, le monete di cioccolata e un po’ di carbone dolce.

befana

Un tempo, quando i bambini erano meno tecnologici e meno esigenti di quelli di oggi, nelle calze mettevo il carbone vero, aglio e cipolle se erano stati birbanti, eppoi frutta secca e mandarini, quelli a buccia gialla con tanti semi, parecchio odorosi. Portavo anche i giocattoli, ma ora ci pensa Babbo Natale che si appoggia ad Amazon.

A volte mi chiedo che senso ha fare la Befana, in un mondo dove imperversano tante false Befane tutto l’anno: sapessero queste signore cosa vuol dire davvero indossare lunghe gonnelle e scialli di lana senza andare nei locali di tendenza a bere spritz! Io mi preparo castagne secche e mi scaldo al fuoco del caminetto. Vivo da sola, gli animali del bosco mi fanno compagnia.

Adesso La Befana vi saluta, e vi lascia con alcune strofe, che provengono da tante parti d’Italia, da insegnare ai vostri piccoli

«La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte con le toppe alla sottana viva viva la Befana!»

«La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte con il naso alla romana (o: col cappello alla romana) (o: col vestito alla romana) viva viva la Befana!»

«La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte attraversa tutti i tetti porta bambole e confetti»

«La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte se ne compra un altro paio con la penna e il calamaio»

«La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte il vestito a trullallà la Befana eccola qua!»

«La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte il vestito tutto blu la Befana viene giù»

«La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte il vestito a gran sottana viva viva la Befana!»

«La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte il vestito e la bandana (versione Silvio al mare, N.d.A.) viene viene la Befana!»

«La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte e le ha rotte in cima in cima la Befana è poverina»

«La befana vien di notte con le scarpe tutte rotte porta vento e tramontana viva viva la Befana!»

«La befana vien di notte con le calze tutte rotte col vestito alla spagnola passa di qui una volta sola!»

(fonte filastrocche: Wikipedia)

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