“Perché dovemmo andare a visitare la mostra fotografica Se ti tagliassero a pezzetti, di Marco Saielli? Già, perché dovremmo farlo? Perché l’autore Marco Saielli propone questa sua visione fotografica all’osservazione, diciamo così, generale? Già, perché lo fa? Curiosamente, due domande per certi versi antitetiche, quantomeno contrapposte con inversione di soggetti, hanno la medesima risposta: perché il piacere e l’entusiasmo con i quali l’eccellente fotografo Marco Saielli propone proprie visioni personali si incontra -è inevitabile!- con l’ardore e l’apprezzamento degli osservatori” Inaugura questa sera alle ore 19 nel foyer de Il Garibaldi Milleventi la mostra fotografica dal titolo Pezzi. Storie d’amore e di musica.

“Ufficialmente, e perfino platealmente, si tratta di Storie d’amore e musica, così come dichiarato e specificato. Ufficiosamente, è addirittura di qualcosa di più e meglio: di un senso dell’esistenza condivisa, che non si esaurisce nel gesto fotografico originario (frequentare luoghi della musica in entusiasta partecipazione fotografica), ma si estende oltre: come evidente, in una incantevole rilettura visiva. Sulla Fotografia, sull’esercizio della Fotografia sono stati riversati fiumi di inchiostro. Eppure, ogni volta pare che ci sia ancora qualcosa di nuovo da dire, da scrivere. Dunque, da sola, questa osservazione basta per qualificare, quantificandolo, un fenomeno pressoché infinito: perché la ripetizione della Fotografia è parte integrante del compito stesso della Vita. Come tutti i fotografi, artisti che esprimono la propria espressività da oltre centottanta anni (da quel fatidico 1839, nel quale è cominciato tutto), anche Marco Saielli è un inguaribile bugiardo. Lo è perché e per quanto controlla, fino a dominarlo perfettamente, il proprio linguaggio. Così come un bravo narratore mente per far comprendere il proprio racconto, omettendo qui, sottolineando là, soprassedendo a destra e allungandosi a sinistra, anche il bravo fotografo mentre per lo stesso, identico motivo: per far comprendere il proprio racconto
La bellezza di una storia non può essere abbattuta da nulla, nemmeno dalla verità. Keith Richards
Per cui, anche individuando e riconoscendo i personaggi fotografati da Marco Saielli, a pretesto del suo narrare per immagini, non si percepiranno le stesse emozioni che, invece!, trasmettono le sue immagini. La realtà è una cosa, la sua rappresentazione un’altra. Ciò detto, è necessario rilevare e rivelare la prepotente personalità linguistica della Fotografia, che è raffigurativa per necessità (per forza di cose, deve rivolgersi a un soggetto effettivo, naturale o costruito che sia), e rappresentativa per scelta e volontà: non necessariamente ciò che mostra è quello che vediamo, dobbiamo vedere, possiamo comprendere. Dove sta la bugia di Marco Saielli? Paradossalmente, nella sua sincerità di intenti ed esecuzione. Offre una propria lettura e interpretazione di musicisti affinché ciascuno di noi, alla presenza delle sue fotografie, possa esprimere pensieri suoi autonomi, partire per viaggi individuali. Ancora, dove sta, allora, la sua bugia? Nel raccontare con perizia e cognizione di causa, affinché nessun osservatore possa disperdersi in una confusa selva di tante sollecitazioni casuali, ma imbocchi con decisione il proprio cammino, che può coincidere con quello delle sue intenzioni d’autore, ma anche distaccarsene. Mettiamola così: con la qualità delle sue fotografie (e non ci riferiamo a quella formale, che dall’accurata inquadratura passa attraverso una confortevole composizione, per presentarsi, infine, in stampe ottimamente eseguite), con la qualità dei contenuti delle sue fotografie, eccoci, Marco Saielli scandisce i tempi esatti del racconto e del coinvolgimento conseguente. Non si perde per strada, e permette anche a noi osservatori di percorrere la nostra linea retta: non racconta nulla di superfluo, per dare fiato a quanto è effettivamente necessario: visioni scomposte e ricomposte che impongono la riflessione, che inducono in tentazione.
Da non credere, soprattutto ai nostri giorni: inducono alla tentazione di pensare, ciascuno per sé, ma anche in condivisione con altri. Soltanto, non si cerchi la sintonia con l’autore: si è già espresso con le proprie immagini, e nulla altro ha da aggiungere. Quindi, ognuno parta da queste fotografie, da queste folgorazioni, da questi squarci nel buio per comporre i tratti del proprio percorso, che sarà avvincente per almeno due motivi: perché proprio, anzitutto, e perché sollecitato da una Fotografia di alto profilo. La Fotografia è magica e magia giusto per questo: fantastica combinazione di regole inviolabili (leggi?) e applicazioni arbitrarie. Non necessariamente racconta dei propri soggetti, spesso invitati a richiamare altre intimità che non la propria apparenza a tutti manifesta. Ma rivela sempre qualcosa dell’autore, che coinvolge tutti nella propria visione. Alla fin fine, è esattamente questo il senso di ogni fotografia. Se la osservate attentamente, e vi allineate con il suo spirito, vi può rivelare molto su voi stessi. “
Maurizio Rebuzzini , giornalista e storico della fotografia

MARCO SAIELLI
Marco Saielli, pistoiese, inizia a fotografare nel 2000, soprattutto in b/n e nel 2004 decide di fotografare concerti, unendo così la passione per la musica a quella per la fotografia; lavora anche ad altri progetti e nel 2015 nasce “Il dragone al Primo Maggio” che fa parte della serie Affabulazioni, su pellicola b/n. che nel 2019 sarà esposto a Matera, quell’ anno capitale Europea della Cultura. I suoi lavori mettono sempre al centro il fattore umano con una vena surrealista per raccontare storie in modo personale e originale.
Dal 27 agosto al 4 settembre Pezzi – Storie d’amore e di musica. Dalle 18 alle 23 Il Garibaldi Milleventi– via Giuseppe Garibaldi, 69 Prato