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Supersex: scelta di una professione e manifesto di libertà

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Scritto da Irene Pagnini

Ho appena terminato la serie Supersex ispirata alla vita di Rocco Siffredi. Serie interessante, fatta bene, una bella fotografia, argomento avvincente. Purtroppo alcuni aspetti della vita del protagonista sono stati troppo enfatizzati al punto da risultare surreali, altri potevano essere approfonditi e sviscerati, invece sono stati trattati superficialmente. Un vero peccato, Supersex è una serie con input validissimi ma che non sono stati approfonditi a dovere!

Ho guardato gli episodi tutti d’un fiato e non li ho trovati noiosi come tanti hanno scritto. Li ho visti con sincera curiosità anche se non ho mai provato attrazione per l’universo del porno. La ragione non è né il bigottismo né la contrarietà, semplicemente non ne sono mai stata attratta ma mi sono fatta tantissime domande nel tempo su certi personaggi, soprattutto su donne come Ilona Staller e Moana Pozzi. Siffredi l’ho sempre deliberatamente ignorato perchè oggettivamente meno stimolante sotto tutti i profili: essendo un uomo si dà per scontata la sua fredda prestanza e esteticamente non ha la complessa bellezza di una donna. Poi vedi la serie e ti ricredi: improvvisamente scopri che sotto un involucro di carne c’era un mondo, una vastità fatta di storie, di dolori, accettazione, e di scelte.

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Veniamo alle interpretazioni: Alessandro Borghi non delude, ha una risata caricaturale e le scene hard sono abbastanza ma tant’è… bravissima la Trinca (ammetto che ho un debole per questa stupenda e magnetica donna e questo mi condiziona), la sua interpretazione è super. Adriano Giannini nella parte del fratello di Rocco lo si può definire addirittura monumentale, anche se il personaggio da lui interpretato è un po’ grottesco e occupa un peso esagerato in tutta la storia.

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Una parentesi a parte merita Vincenzo Nemolato che interpreta Schicchi e che è stato per me una rivelazione. Schicchi è un personaggio che andava approfondito molto di più perchè sta in sottofondo e crea un sottofondo fondamentale così come è stata fondamentale la sua lungimiranza non comune per la determinazione di ciò che è avvenuto nel mondo del porno e nel mondo grazie al porno.

Una serie del genere è interessante perché il punto non è tanto il porno in quanto tema hot, ma lo è in quanto ‘scelta di vita’, lo è in quanto, manifesto di libertà, una scelta coraggiosa in un contesto che al tempo, quando Rocco Tano scelse la professione, non mancava di giudizi ferocissimi e condanne arbitrarie. A questo si aggiunge il fatto che Tano (questo il vero cognome di Rocco Siffredi) ha umilissimi origini e meridionali. La problematicità del paese di origine del pornodivo non è roba da poco: Ortona è un piccolo paese in Abruzzo che offriva e offre oggi, presumo, un contesto chiuso a proposito di temi come lavoro e scelte professionali, parità uomo-donna, libertà sessuale.

Aldilà della parabola Rocco Tano è utile e interessante comprendere, grazie a questa serie, un periodo in cui lui, con Schicchi e con le pornodive e i personaggi che sceglievano di appartenevano a questo universo, ognuno a proprio modo e con le proprie sfumature, faceva la scelta difficilissima di essere ciò che era e ciò che è, ovvero Rocco Siffredi, un essere umano come tanti altri, sensibile e problematico, dal passato complesso. Uno dei messaggi che si può estrapolare da Supersex è che facciamo valutazioni perennemente superficiali sulle vite degli altri, e non comprendiamo mai abbastanza a proposito dei gesti o delle scelte, su quanto hanno potuto essere rivoluzionarie e sofferte nelle loro vite, quanto siano costate e pesate a loro stessi.

A Rocco Tano a mio avviso va riconosciuto il coraggio di aver accettato i suoi superpoteri che poi sono diventati la sua super-professione!

Recensione a cura di Irene Pagnini

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