Scaletta scelta dal pubblico, ironia e una qualità musicale fuori dal comune. Il concerto di Elio e le Storie Tese al Parco Mediceo di Pratolino si interrompe per il maltempo, ma lascia una certezza: il loro talento va ben oltre la comicità.

Oggi ascoltiamo quasi tutta la musica sulle piattaforme digitali. I dischi suonano perfetti, le voci sono intonate, gli strumenti sono precisi. La tecnologia permette di rifinire ogni dettaglio. Ma c’è ancora un luogo dove non ci si può nascondere: il palco.È dal vivo che si capisce davvero il valore di un artista.Il concerto di Elio e le Storie Tese, ospitato dal Musart Festival nel Parco Mediceo di Pratolino, lo dimostra dall’inizio alla fine. O quasi. Perché il finale, purtroppo, non arriverà mai.

Prima ancora che inizi la musica, è il contesto a raccontare qualcosa. Pratolino accoglie il pubblico con uno dei parchi più belli della Toscana, una cornice che rende speciale l’attesa. Tra gli spettatori si incontrano fan che seguono la band da decenni, ma anche molte famiglie con bambini. È il segno che il repertorio degli Elii continua a passare da una generazione all’altra.
Pochi minuti prima del concerto, Elio, Faso e Paola Folli attraversano tranquillamente l’area riservata al pubblico. Nessuna distanza, nessun atteggiamento da rockstar. Salutano, sorridono, si fermano con naturalezza. Un’immagine semplice, ma che racconta il rapporto diretto che la band ha sempre avuto con chi la segue.


Elio e le Storie Tese: a Pratolino il tour “À la carte” ricorda perché il palco è ancora il vero banco di prova
Un concerto costruito insieme al pubblico.
La data di Pratolino fa parte del tour “À la carte”, una formula che rende ogni concerto diverso dagli altri.Attraverso il sito ufficiale della band, i fan possono votare parte della scaletta prima di ogni data. Sono loro a scegliere quali brani ascoltare, trasformando ogni appuntamento in uno spettacolo unico.
È un’idea che funziona perché coinvolge il pubblico ancora prima dell’accensione delle luci. La differenza la fa il palco

La comicità degli Elii è conosciuta da tutti. È facile ricordare le battute, i travestimenti, i testi surreali. Più difficile è rendersi conto del loro livello musicale senza averli visti dal vivo.Ed è proprio questo l’aspetto che colpisce maggiormente.A un certo punto dello spettacolo, con la consueta ironia, viene spiegata l’assenza dello storico batterista Christian Meyer. Al suo posto ci sono due musicisti che, scherzando, si alternano tra batteria e percussioni seguendo una fantomatica regola “svizzera”. La battuta strappa una risata, ma quello che succede subito dopo è ancora più significativo.

I due si scambiano gli strumenti senza che l’equilibrio della band cambi minimamente. Il suono resta compatto, preciso, naturale. È uno di quei momenti in cui ci si rende conto che il talento non è fatto soltanto di tecnica individuale, ma soprattutto della capacità di suonare insieme.La scaletta attraversa molti dei classici del gruppo, da John Holmes a Servi della gleba, passando per Mio cuggino, Parco Sempione, Cameroon, Uomini col borsello e Supergiovane. Ma il ricordo più forte non è legato a un singolo brano.
È la sensazione che accompagna tutto il concerto: dietro l’ironia c’è una preparazione musicale enorme. In un’epoca in cui quasi tutto può essere corretto in studio, gli Elii ricordano che il vero valore di una band si misura ancora davanti al pubblico.
Un finale che nessuno avrebbe voluto
Quando il concerto è ormai oltre la metà del programma, arrivano le prime gocce di pioggia. Anche quel momento viene accolto con lo spirito che ha accompagnato l’intera serata. Sul palco si scherza, il pubblico continua a sorridere e, per qualche minuto, sembra quasi che anche il temporale faccia parte dello spettacolo.Poi la situazione cambia rapidamente.Il vento spinge la pioggia direttamente sul palco e sugli strumenti. La grandine rende impossibile proseguire e il concerto viene interrotto. In pochi minuti il pubblico lascia l’area cercando riparo.
Il Musart Festival racconta l’accaduto con una frase che richiama perfettamente il tema del tour. Sui social compare un commento tanto semplice quanto efficace: “Una grande abbuffata senza dessert”. Un riferimento agli abiti da chef indossati dalla band e alla struttura dello spettacolo, diviso simbolicamente in portate. Il dessert, però, non arriverà mai.
Resta il rammarico per un finale interrotto. Ma resta soprattutto la conferma di una certezza. Nel 2026, in un panorama musicale dove la tecnologia può aiutare chiunque a suonare bene su un disco, il concerto continua a essere il luogo della verità. Ed è proprio lì che Elio e le Storie Tese dimostrano, ancora una volta, di appartenere a una categoria speciale: quella dei musicisti che non hanno bisogno di effetti per convincere il pubblico. Basta ascoltarli dal vivo.