Al Parco Mediceo di Pratolino il cantautore bolognese Luca Carboni ritrova il suo pubblico in una serata dove i brani raccontano un legame costruito in oltre quarant’anni di carriera.

Luca Carboni al Musart Festival: a Pratolino le canzoni diventano un grande abbraccio collettivo
Ci sono concerti in cui il pubblico aspetta la canzone più famosa. Altri in cui aspetta il colpo di scena. A Pratolino succede qualcosa di diverso: il pubblico aspetta di ritrovare un pezzo della propria vita.
Lo si capisce ancora prima che il concerto inizi. Tra le persone sedute davanti al palco non si parla soltanto di musica. C’è chi ricorda Lucio Dalla, chi commenta il ritorno di Luca Carboni dopo la malattia, chi racconta un concerto visto molti anni fa. È un pubblico composto soprattutto da uomini e donne che hanno attraversato insieme a lui oltre quarant’anni di carriera. Più che l’attesa di uno spettacolo, si respira il clima di un incontro.Quando Carboni sale sul palco e apre con Primavera, spiega subito perché ha scelto proprio quella canzone. Dopo la malattia si era promesso che, se fosse tornato a esibirsi dal vivo, avrebbe ricominciato da lì. Primavera, dice, rappresenta la rinascita. Poco dopo si limita ad aggiungere: «Sono felice di essere qui con voi.»
Bastano poche parole.

L’emozione attraversa tutta la serata senza bisogno di essere cercata. Sulle note di Sto pensando, quando sul maxischermo compare la frase «Sto pensando che è bellissimo essere qua», il pubblico interrompe la musica con un lungo applauso. È un gesto spontaneo, nato senza che nessuno lo chieda.

Lo stesso succede con Ci stiamo sbagliando. Alle prime note parte immediatamente il coro «Rio, ario, ario». Non c’è bisogno di aspettare il ritornello: quelle canzoni appartengono ormai alla memoria di chi è sotto il palco. È questo il filo che unisce tutta la serata. Non la nostalgia, ma il rapporto costruito negli anni tra un artista e il suo pubblico. Il momento che racconta meglio questo legame arriva con Luca lo stesso.
La canzone finisce, ma migliaia di persone continuano a cantarne il ritornello. Carboni resta fermo. Non interrompe quel coro, non ha fretta di riprendere lo spettacolo. Ascolta. Per qualche secondo il palco sembra appartenere al pubblico, che continua a ripetere «Sono sempre Luca lo stesso». È un’immagine semplice, ma potente.


Luca Carboni parla poco durante il concerto. Lascia che siano le canzoni a costruire il dialogo con chi lo segue da una vita. E forse è proprio questa la forza della serata.Quando si accendono le luci e il pubblico lascia il Parco Mediceo di Pratolino, resta soprattutto quell’immagine: un artista immobile sul palco mentre ascolta il proprio pubblico cantare. In un concerto ricco di classici, da Mare mare a Fisico bestiale, è forse il momento che racconta meglio il significato della serata. Non il successo di una canzone, ma il legame che quelle canzoni hanno saputo costruire nel tempo.
Foto di Luca Brunetti