C’è uno sport che cresce in silenzio, lontano dai riflettori dell’iper-competizione e dalle dinamiche viziate che spesso accompagnano le mode sportive. Si chiama pickleball e, per Andrea Bianchi, è stato molto più di una scoperta atletica. E’ diventato un luogo umano, una comunità, una lente attraverso cui osservare il nostro modo di stare insieme. Da questa esperienza nasce Un piede oltre la linea, un libro che usa lo sport come pretesto per parlare di relazioni, equilibri e fair play, dentro e fuori dal campo.
Andrea Bianchi e il pickleball
Andrea arriva al pickleball dopo un percorso da sportivo vero, di quelli che lo sport lo vivono sulla pelle. «Ho praticato il calcetto e altri sport, poi con il tempo mi sono spostato sugli sport da racchetta, in primis il padel», racconta. Un entusiasmo iniziale che però lascia spazio alla fatica. «A un certo punto è diventato uno sport pesante, stressante per il fisico e anche per il cuore». Da qui la ricerca di qualcosa di diverso, meno violento, più sostenibile. Il pickleball si rivela subito la risposta giusta: un gioco più tattico che fisico, accessibile, divertente, praticabile anche in misto e soprattutto capace di creare connessioni.
Siamo nel periodo post-pandemico, un momento in cui il bisogno di socialità è forte quanto quello di movimento. Ed è proprio la dimensione umana a fare la differenza. «È stata la comunità a coinvolgermi davvero», spiega Bianchi. «Un intrattenimento che va oltre lo sport».
Il campo diventa un luogo d’incontro, non di scontro. Un ambiente accogliente, aperto, tipico degli sport di nicchia, dove l’agonismo non schiaccia il piacere di stare insieme.
Un piede oltre la linea, il libro che racconta il pickleball
Un piede oltre la linea nasce così, quasi naturalmente. Dalla voglia di raccontare queste esperienze e, allo stesso tempo, di spiegare cos’è davvero il pickleball, mettendolo in contrasto con sport percepiti come più “violenti” dal punto di vista fisico ed emotivo.
La scrittura non è una novità per Andrea Bianchi: in passato aveva già sperimentato testi ironici e leggeri. Questo libro diventa dunque l’occasione per unire passione sportiva e narrazione, dando vita a una galleria di personaggi che popolano il campo come se fosse una piccola società in miniatura.

Un piede oltre la linea non è un semplice libro sportivo. È piuttosto un racconto corale, una critica sociale mascherata da storia di sport. «Racconta di un gruppo di amici che si trova ad affrontare situazioni diverse», dice l’autore. C’è anche un antagonista, un “villain” emblematico. Un personaggio cacciato dal padel, che cambia nome e circoli, creando conflitti ovunque vada. Quando approda nel mondo del pickleball tenta di portare zizzania, di sabotare l’equilibrio del gruppo dei “vincenti”. È qui che emerge uno dei temi centrali del libro: la competizione deve restare sana. Il fair play non è un optional, ma la base stessa del gioco.
I valori del pickleball (e di Un piede oltre la linea)
Rispetto, compostezza, equilibrio. Valori che nel pickleball non sono retorica, ma pratica quotidiana. Anche per questo che lo sport si rivela perfetto per i più giovani. All’interno del progetto federale “Racchetta in classe”, promosso dalla FITP (Federazione Italiana Tennis e Padel), il pickleball trova spazio come disciplina ideale per i bambini. Racchetta più piccola, regole semplici, approccio ludico e solare. L’esatto opposto di quello che lo sport, troppo spesso, diventa: ipercompetizione, tossicità, aggressività.
Tonelli, il direttore sportivo, consapevole di trovarsi in un quartiere attempato, aveva ceduto alla promessa – garanzia, secondo Luciano – che il pickleball avrebbe scardinato i sedentari dalle poltrone, richiamato i pensionati dai cantieri, aggregato madri e figli in un’unica attività sportiva, rivitalizzato le coppie mature della zona. (Da Un Piede oltre la linea)
Guardando al futuro, Andrea Bianchi è convinto che il pickleball abbia un potenziale enorme. «Porterà persone che non pensano assolutamente all’attività sportiva a praticare sport», spiega. È uno sport che parla soprattutto a chi crede di non potercela fare, a chi pensa che lo sport non sia più “per lui o per lei”. Proprio perché inclusivo, intergenerazionale e capace di creare una comunità positiva. L’ostacolo principale, semmai, è di tipo economico e strutturale: «I circoli privati puntano su ciò che rende di più, e questo frena un po’ l’espansione».


Un piede oltre la linea dimostra che esiste un modo diverso di intendere lo sport. Un modo più umano, più narrabile, più vero: un libro che usa il pickleball per raccontare chi siamo quando giochiamo insieme…
E, forse, anche quando smettiamo di giocare.