Ci sono artisti che, una volta trovata la propria strada, continuano a percorrerla senza allontanarsene troppo. E poi ci sono quelli che sentono continuamente il bisogno di cercare, sperimentare, mettersi in discussione.
Cesare Cremonini, secondo me, appartiene alla seconda categoria.

Lo seguo dai tempi dei Lùnapop e negli anni ho assistito a un’evoluzione artistica davvero notevole. Non soltanto nella scrittura, ma nella voce, negli arrangiamenti, nella ricerca di sonorità sempre nuove. Eppure, con Amateur, è riuscito ancora una volta a sorprendermi.
E non era affatto scontato.
Chi mi conosce sa che i miei ascolti spaziano soprattutto nella musica internazionale. Bowie, Queen, Beatles, rock, blues, jazz: sono mondi musicali ai quali sono particolarmente legata e che, in forme diverse, ho spesso ritrovato anche nella musica di Cremonini.
Ma questo disco ha qualcosa di differente.
Amateur è un lavoro che sembra voler uscire dagli schemi, lasciando respirare gli strumenti e concedendosi una libertà espressiva che si percepisce fin dai primi ascolti. Ci sono atmosfere da jazz club, suggestioni blues, ritmi incalzanti, momenti più cupi e altri decisamente luminosi. Il pop incontra il rock’n’roll, le sonorità si intrecciano e cambiano direzione, senza che venga mai meno l’identità di chi le ha create.

E poi c’è il sassofono.
Non un semplice arricchimento degli arrangiamenti, ma una vera presenza narrativa. A suonarlo è anche Donny McCaslin, straordinario musicista che ha collaborato con David Bowie in Blackstar. Per chi, come me, ama profondamente Bowie, riconoscere quel timbro è stata una piccola, meravigliosa sorpresa.
Il sax attraversa il disco, a volte scuro e inquieto, altre volte brillante, quasi festoso. E accompagna una trasformazione musicale che non sembra cercare facili consensi, ma piuttosto il piacere di esplorare.
Anche le collaborazioni con Salmo, Fabri Fibra e Malika Ayane contribuiscono a questa varietà. Non semplici ospitate, ma incontri tra personalità musicali differenti, capaci di aggiungere nuove sfumature a un progetto già ricco di contaminazioni.
La cosa che più mi colpisce, però, è proprio questa: dopo oltre venticinque anni di carriera, dopo album di successo e concerti davanti a decine di migliaia di persone, Cremonini sembra avere ancora la curiosità di chi ha tutto da scoprire.
E forse il titolo Amateur racconta proprio questo: tornare a fare musica innanzitutto per amore della musica.
Non voglio raccontarvi ogni canzone. E nemmeno convincervi che questo disco debba necessariamente piacervi.
Vorrei piuttosto invitarvi ad ascoltarlo.
Anche se siete tra quelli che dicono: «No, Cremonini non fa per me».
Perché qui c’è un lavoro musicale interessante, ricco di ricerca, di strumenti, di influenze e di idee. Un album che merita di essere ascoltato dall’inizio alla fine, possibilmente senza fretta, lasciando che siano i suoni a raccontarsi.
A volte basta mettere da parte i propri pregiudizi musicali per scoprire qualcosa di inaspettato.
E Amateur, per me, è stata proprio una di quelle sorprese.

